Long Playing Joe Ely

 

Vidi Joe Ely in concerto in quello che potrebbe essere stato il suo momento migliore, a metà degli anni novanta in una sala che si chiamava Fillmore ma non si trovava né a San Francisco né a New York. Era una tappa del tour di Letter To Laredo, il suo album più a fuoco. La coreografia del palco era emozionante, con una linea di attacco costituita al centro da Joe Ely, cowboy di Lubbock, Texas, con una voce potente e la chitarra acustica a tracollo. Alla destra, arrampicato su uno sgabello, Teye, un chitarrista spagnolo di flamenco, elegante come un torero. A sinistra, Jesse Taylor, il chitarrista elettrico più cattivo del Texas. Un mix fra rock’n’roll alla Jerry Lee, ballate country e sapore tex mex, costituì il menù di un concerto torrido e toccante. 


Nato in Texas ad Amarillo, quando abbandonò un lavoro da lavapiatti intrapreso per necessità dopo la morte del padre, che aveva gestito un negozio di vestiti usati, Ely si mise a girare il mondo con la chitarra. Fatto ritorno nelle pianure del Texas, si mise on the road con una band coerentemente chiamata Flatlanders, cioè a dire “quelli della terra piatta”, aggettivo valido in scala ridotta anche per i musicisti della via Emilia. Per un terzo folk, un terzo country ed un terzo rock, i Flatlanders erano composti da Joe Ely, Butch Hancock e Jimmie Dale Gilmore. 


Firmato un contratto discografico a proprio nome con la MCA nei giorni della new wave, si portò a suonare con la Joe Ely Band a Londra assieme ai Clash, il che aggiunse alla ricetta del cocktail della sua musica l’ingrediente mancante, un quarto di punk, testimoniato dal disco in concerto Live Shots, con Mick Gallagher (collaboratore di London Calling) alle tastiere. 


Il mix di new wave e rock’n’roll norteno del confine è evidente nella straripante energia del disco del 1981, Musta Notta Gotta Lotta, nella cover adrenalinica di Dallas, sostenuta dal sax di Smokey Joe Miller, e in una Good Rockin’ Tonight da tener testa a Bob Seger. I dischi successivi mostravano un carattere new wave, dal rockabilly punk di Lord Of The Highway alle ballate ipnotiche ed elettriche nude e crude, sostenute dalla chitarra elettrica di David Grissom e la voce potente come una tromba di Ely. Un tris di album da nuovo rock texano, che fece di lui un’eroe del pubblico europeo. Letter To Laredo, del 1995, rappresentò il suo disco perfetto, in cui mischiò atmosfere cinematografiche da film del confine, toni epici in stile Darkness di Springsteen (che collaborò al disco) e il magico tocco spagnolo della chitarra flamenco. Dalla storia di Gallo del Cielo di Tom Russell, alle ballate impazienti di Letter To Laredo e I’m A Thousand Miles From Home

Mentre galoppavo attraverso il Mississippi

mi sono fermato e ho pianto

un uomo non riesce tenersi un fiume dentro

Sono in fuga dalla contea di Dolceacqua

sulla mia testa pende una taglia a cinque cifre

per un crimine che non commesso

Porta questa lettera a Laredo, alla persona che amo

dille di stare nascosta, sotto le stelle 

il suo amore è il mio unico alibi, è per amor suo che ho mentito

Fu il primo di una serie di dischi inseriti a metà strada della Top 100 di Billboard. Alla fine a Ely era riuscito di diventare un nome di tutto rispetto nel panorama country rock anche a casa. 


leggi tutto su Long Playing, il ritorno del rock 


Post più popolari