Il rock rurale: Dwight Yoakam e Steve Earle


Leonard Cohen ebbe a dire che la musica country è la musica adulta d’America. Se i dischi rock’n’roll raccontano la storia fino a «I wanna marry you», quello che succede dopo è il campo d’azione della musica rurale. La musica della classe operaia, dei blue collar, e dei cowboy, la musica da ballo dei bianchi americani delle campagne, derivata dalle gighe del vecchio mondo, come racconta la scena della danza nel saloon del film Long Riders di Walter Hill - un film in cui la colonna sonora era curata da quel musicologo certosino di Ry Cooder. 

Nel 1980 usciva nelle sale americane il film Urban Cowboy, con John Travolta e Debra Winger, una storia semplice ambientata alla periferia di Pasadena, Texas, sulla quotidianità di una giovane coppia immersa nella realtà dei cowboy urbani del sud, blue collar che guidano pickup rugginosi e si divertono guardando i cowboy cavalcare al rodeo, e che alla fine della giornata si ritrovano in locali per bere boccali di birra (rigorosamente Bud o Miller) e ballare musica country. 

Quando a metà degli anni cinquanta Elvis registrò That’s All Right alla Sun di Memphis, Tennessee, dando origine alla scena rockabilly, il suo suono era composto per metà dal rhythm & blues di Chicago e per l’altra metà dalle ballate hillbilly delle campagne. Se Elvis diventava, inconsapevolmente, il simbolo della nuova generazione americana, un altro cantante della scuderia Sun, Johnny Cash, portava nel suo spettacolo itinerante una versione elettrica delle ballate country, su un ritmo elementare che prendeva l’onomatopeico nome di chikaboom

Gli stessi Byrds, che erano nati per essere i Beatles d’America, già nel 1968, con Gram Parsons in formazione, suonavano il loro disco country, Sweetheart Of The Rodeo, nel tempio del country tradizionale, il Grand Ole Opry di Nashville, di fronte ad una perplessa platea di cowboy. 
Dalla sua casa di Woodstock, Bob Dylan, dopo aver preparato con The Band quello che sarebbe diventato il suono heritage americano di Music From Big Pink, se ne usciva con le ballate dal sapore rurale di Nashville Skyline


Fuoriusciti dai Byrds, Gram Parsons e Chris Hillman fondavano i Flying Burrito Brothers, la cui eredità avrebbe generato in California un’ondata di gruppi country rock: Poco (di Richie Furay e Jim Messina), New Riders Of Purple Sage (con Jerry Garcia), Nitty Gritty Dirt Band (in cui passò anche Jackson Browne), The Blue Ride Rangers (di John Fogerty), Pure Prairie League, e gli Eagles di Desperado. Per la generazione hippie era la scoperta delle proprie radici. 

Dwight Yoakam 

Quello country è un circuito parallelo alla musica rock, con le proprie stazioni radio, le proprie etichette discografiche, le proprie classifiche di vendita, ed un pubblico che copre l’intera America da costa a costa. Fra i cantanti country più vicini al rock, gli anni ottanta e novanta furono proprietà di due artisti molto diversi, Steve Earle e Dwight Yoakam, che alla stampa americana piacque dipingere come antitetici, in competizione l’uno con l’altro. Entrambi esordirono nel 1986, l’uno con Guitar Town, l’altro con Guitars Cadillacs Etc. Etc. Entrambi rappresentarono una boccata rinfrescante per la scena country. 
Dei due, Dwight era il più tradizionalista, un cowboy con un grosso cappello Stetson bianco, che suonava honky tonk e ancheggiava come Elvis Presley. Non si esibiva però a Nashville ma a Los Angeles, davanti ad un pubblico rock a fianco di Blasters, X e Los Lobos. Il suo honky tonk vaccaro rappresentò una porta d’ingresso al country per il pubblico che ascoltava dischi punk. Il suo primo LP dovette produrselo da solo, ma gli permise di ottenere un contratto con la Reprise. Dal look alla Presley a diventare lo Springsteen della country music, il passo fu breve. 

Guitars, Cadillacs, Etc, Etc fece il primo posto della classifica country di Billboard, replicato dai successivi Hillbilly Deluxe e Buenas Noches from a Lonely Room, che conteneva l’hit Streets Of Bakersfield del suo mentore Buck Owens, che piazzò al numero uno nella classifica dei singoli. Le sue canzoni robuste facevano piazza pulita tanto del country leggero di Nashville, quanto di quello (a volte) mieloso degli outlaws. In Under The Covers, un disco di arrangiamenti di canzoni altrui, faceva Train In Vain dei Clash, Tired Of Waiting For You dei Kinks, Here Comes The Night dei Them e The Last Time degli Stones, a fianco di classici dei cowboy come North To Alaska e T For Texas. Raggiunse il picco artistico negli anni novanta, con solidi dischi che viaggiavano fra l’epica del rock rurale e l’elegia delle ballate country, riassunti nella raccolta Last Chance For A Thousand Miles
Lei mi disse: baby le cose sono cambiate
Le risposi: io mi sento come prima 
come mi spieghi che un amore che cresce
possa diventare estraneo?
Lei mi disse: le cose cambiano 
Per sempre è una promessa 
a cui nessun amore può sopravvivere 
Così ho smesso di cercare di capire 
magari sono lento, ma non sono cieco 

Lei mi disse: ti amo ancora 
le risposi: non mi interessa saperlo 
non è colpa di nessuno 
ma lo sai, le cose cambiano
Population Me non manca di portare alla mente le canzoni del suo amico Warren Zevon, mentre dwightyoakamacoustic.net era una rivisitazione di venticinque delle sue canzoni in versione per voce e chitarra acustica. Negli anni duemila, da buon emulo di Elvis, privilegiò la carriera di attore cinematografico a quella di cantante. 

Steve Earle 

Di una pasta diversa era Steve Earle. Ribelle con una causa, oppresso dalla dipendenza dall’eroina, ispirato artisticamente da Townes Van Zandt (“un buon maestro, un cattivo esempio”), si spostò a vivere da San Antonio nel Texas a Nashville, dove durante il giorno lavorava come operaio (“non sono mai durato più di tre mesi nello stesso lavoro”) mentre di sera suonava il basso nella band di Guy Clark. Quando registrò l’album d’esordio nel 1986, aveva già diverse canzoni in classifica come autore (fra gli altri per il rock’n’roller della vecchia scuola, Carl Perkins, con Mustang Wine, una canzone che in realtà Earle aveva scritto per Presley) e tre matrimoni all’attivo. Una canzone, Little Rock’n’roller, era dedicata a suo figlio che cresceva mentre il padre era a suonare in giro per l’America, mentre Guitar Town era una canzone di una contagiosa bellezza che spedì il disco al primo posto delle classifiche. 
Non succedeva mai niente nella città dove sono nato
e io non sono il tipo di perditempo 
ma ho sentito qualcuno chiamare il mio nome un giorno 
ed ho seguito quella voce fino alla autostrada perduta 
Tutti mi dicevano: non puoi andare lontano 
con 37 dollari e una chitarra giapponese 
Ora faccio fuoco e fiamme in Texas
con il mio gruppo rock dalla città delle chitarre
Gli album successivi, come Copperhead Road e The Hard Way svoltavano verso un rock da motociclista nel territorio di compari come John Mellecamp, accompagnato da un gruppo di teppisti battezzati The Dukes. Le canzoni affrontavano temi sociali e pacifisti, come quello dei reduci del Vietnam. Al primo dei due collaborarono Maria McKee dei Lone Justice e i dublinesi Pogues. Significativamente Earle aveva in repertorio la cover di State Trooper di Springsteen e Dead Flowers degli Stones. 
Il titolo The Hard Way rifletteva le sue difficoltà personali: con la legge, con le ex mogli, con la casa discografica. Train A Comin’ fu registrato dopo un periodo in galera per problemi di droga: 
“Sapevo che prima o poi ci sarei finito, c’è andato mio nonno, c’è andato mio padre, è una tradizione di famiglia”. 
Il ritorno sulle scene rappresentò il suo zenit, e anche se in America non fu compreso, fu incoronato a star di culto dal pubblico della vecchia Europa. 
Train A Comin’ era un’elegia dei fuorilegge, dei rivoluzionari, degli sbandati, dei ribelli e cuori spezzati, in salsa roots, folk, rock e bluegrass. I’m Looking Through You era una cover dei Beatles, Tecumseh Valley di Townes Van Zandt: 
“Townes è il più grande cantautore al mondo, e lo ripeterei saltando con i miei stivaletti da cowboy sul tavolino da te di Bob Dylan”. 
Un’altra cover era Rivers of Babylon, il reggae tratto dal film The Harder They Come di Jimmy Cliff. 

Straordinari furono pure i successivi I Feel Alright ed El Corazón, dove la canzone I Still Carry You Around era suonata da un gruppo bluegrass, la Del McCoury Band. L’idea piacque, e l’intero successivo The Mountain fu un disco bluegrass, cioè di musica country delle origini. Transcendental Blues, prodotto dal produttore dalle mani d’oro, T-Bone Burnett, sulla falsa riga dei dischi precedenti, lo riportò al successo delle classifiche country. Galway Girl era registrata a Dublino, a testimoniare l’amore di Earle per gli irlandesi, i cowboy d’Europa. Tutti i dischi successivi proseguono sulla stessa falsa riga hard folk, con la una grafica di copertina sempre simile, ad opera del pittore di Chicago Tony Fitzpatrick, ma le canzoni migliori era ormai scritte. 

Mentre Earle faceva del suo meglio per tenere la testa fuori dai problemi di abuso di sostanze e alcolismo, suonando con un gruppo chiamato The Duchesses e superando per numero di ex mogli anche Enrico VIII (la sesta fu la cantante country Allison Moorer, da cui ebbe un figlio, John Henry, a cui fu posta una diagnosi di autismo). Pubblicò un romanzo intitolato Non uscirò vivo da questo mondo, produsse un disco di Joan Baez e recitò nella serie televisiva The Wire


tratto dal capitolo il Rock Rurale, assieme a: 

Lyle Lovett 
Joe Ely 
John Mellencamp 
John Hiatt 
Calvin Russell 
JJ Cale 

Colonna sonora
JJ Cale: Shades (1981) 
John Hiatt: Bring The Family (1987) 
John Mellencamp: The Lonesome Jubilee (1987)
Lyle Lovett: Pontiac (1987) 
Calvin Russell: A Crack In Time (1990) 
Dwight Yoakam: Last Chance for a Thousand Years (antologia) 
Steve Earle: Train a Comin' (1995) 
Joe Ely: Letter To Laredo (1995)


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