Long Playing New York


A differenza del resto dell’America, sconfinata e orizzontale, New York City è verticale. New York è un’isola americana il cui orizzonte si sviluppa nello skyline. Una frenetica metropoli di otto milioni di anime, dove nascono le mode e la cui arte è compresa più facilmente nel vecchio continente che nel resto degli States. Se a Los Angeles e Nashville si produce la musica americana, a New York si crea quella newyorchese.
All’inizio del secolo in città era concentrato il maggior numero di editori musicali. La loro sede, dapprima in prossimità di Union Square, poi a Broadway, prese il soprannome di Tin Pan Alley, i vicoli dove venivano create le canzoni. Lavorarono in quell’industria nomi del calibro di George Gershwin ed Irving Berlin. Negli anni cinquanta, compositori ed editori erano concentrati nel Brill Building, al 1619 Broadway sulla 49° Strada, che arrivò a ospitare centosessanta uffici. 
Nel 1957 fu rappresentata a Broadway la prima di West Side Story, il musical di Leonard Bernstein. Era la trasposizione del dramma Romeo & Giulietta di William Shakespeare ai giorni nostri e nell’Upper West Side. Anche se non era rock’n’roll, ne influenzò la mitologia, così come l’immagine romantica della città. Sono innumerevoli i musicisti rock ad aver eseguito una propria versione di America, Tonight o Somewhere. L’immagine latina di gruppi come i Drifters di Ben E. King è intimamente legata a quella degli Sharks del musical. 
L’etichetta dei Drifters, come di Ray Charles, era la Atlantic di Ahmet Ertegun, una delle più influenti case discografiche indipendenti di musica jazz e rhythm & blues. 
Gli autori Jerry Leiber e Mike Stoller furono determinanti nella creazione del suono della Atlantic, producendo i Coasters, i Drifters e Ben E. King. La colonna sonora di quella New York era rappresentata da brani come Spanish Harlem, Stand By Me, Save The Last Dance For Me, On Broadway, Up The Roof, Twist & Shout. Per carpire i segreti della produzione direttamente da Leiber e Stoller, Phil Spector arrivò a New York dalla west coast, per forndare la Philles, etichetta per cui le Crystals registrarono He’s a Rebel, Da Doo Ron Ron e Then He Kissed Me.  
Doc Pomus, di Brooklyn, fu l’autore di A Teenager On Love, Little Sister, Young Boy Blues, Lonely Avenue. Una celebre coppia di autori nel lavoro e nella vita furono Gerry Goffin (dal Queens) e Carole King (di Manhattan), autori di The Loco-Motion, Up On The Roof, Don’t Bring Me Down, A Natural Woman. Dopo il divorzio, Carole scelse la carriera di cantante, spostandosi a Los Angeles a registrare dischi di successo come Tapestry
L’Apollo Theatre, costruito ad Harlem all’inizio del secolo, fu un teatro chiave nell’esplosione artistica nera degli anni venti della Harlem Renaissance, per poi ospitare gruppi swing, come quelli di Duke Ellington e Count Basie, fino a diventare la casa per antonomasia degli artisti neri, da Billie Hollyday ai fratelli (e sorelle) soul  James Brown, Diana Ross, Stevie Wonder, Patti LaBelle, Sarah Vaughan. 
All’inizio degli anni sessanta i caffè del Greenwich Village erano il covo dei musicisti folk. Fu Bob Dylan a rivoluzionare quella scena, e tutto il mondo del rock. 
Negli anni sessanta divenne popolare la Pop Art di Andy Warhol, la cui sede era la famosa Factory (che negli anni cambiò indirizzo per tre volte). Andy affittò un locale, il Dom, per creare un spettacolo di luci e colori attorno al gruppo destinato a diventare il simbolo musicale stesso della città, i Velvet Underground. 
Ignorata al momento, da lì ad un decennio la musica dei Velvet Underground ispirò tutta la scena underground della città, partendo da locali come il Max Kansas City, il Mercer Arts fino al CBGB, che fu la culla del punk. 
Bruce Springsteen e Patti Smith rappresentarono il ritorno del rock, in locali come il Bottom Line in Washington Square, mentre Bob Dylan rientrava dal suo ritiro di Woodstock per registrare Desire e mettere assieme il circo itinerante della Rolling Thunder Revue
Alla fine dei settanta il Greenwich Village era frequentato da una rinnovata generazione di cantautori elettrici, da Elliott Murphy a Willie Nile, Steve Forbert, Carolyne Mas, Jim Carroll, Garland Jeffreys. 
Nella colonna sonora delle strade di NYC suonava di tutto: dal jazz del Blue Note e del Birdland ai musical di Broadway, la fusion di Miles Davis, il folk ed il rockabilly, il rock elettrico, il crossover meticcio, il punk, i concerti al Central Park, la disco music dello Studio 54, il rap e l’hip hop, funky, salsa, reggae. Un melting pot che ha attirato immigrati di lusso come Tom Waits, Elvis Costello, Graham Parker. 
Velvet Underground
Il definitivo gruppo rock di New York City fu quello dei Velvet Underground. Ai Velvet non interessava essere i Beatles d’America, né si rifacevano, come gli altri gruppi, alle radici della musica americana, che fossero il folk o le dodici battute del blues, o alla psichedelia. I Velvet furono originali e seminali. Nelle loro canzoni non c’era nulla di già sentito, e rappresentarono l’inesauribile ispirazione della new wave a venire. 

Lou Reed, il cantante, era un musicista letterario, un poeta metropolitano nelle vesti del teppista in giacca di pelle di Long Island, del drogato della Bowery, l’alienato da ospedale psichiatrico, l’omosessuale del wild side... 

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