Le donne del rock


Benché densamente popolata dal genere femminile, la musica rock appare spesso una cosa da maschi. A parte qualche cantante donna e qualche eccezionale strumentista, la quasi totalità dei musicisti è rappresentata da uomini. Ho incrociato storie di groupie, ma se ce ne sono state di genere maschile, io non ne ho mai sentito parlare. Anche nei negozi di dischi c’è da scommettere di incontrare più maschi che femmine in percentuale significativa, e persino nel giornalismo rock le donne sono una merce rara.
Se esiste un motivo per questo sessismo musicale è probabilmente culturale. A lungo le donne non furono accettate nei conservatori musicali, e ci fu un tempo in cui persino i soprani erano maschi castrati, perché alle donne non era permesso calcare il palcoscenico. Ci fu un divieto papale che allontanava dalla città di Roma le donne cantanti. A lungo è vissuto lo stereotipo di donna sul palcoscenico come donna immorale, di malaffare o quanto meno leggera, dalle ballerine di cui si innamoravano i signori della buona società alle cantanti maledette delle bettole, sfruttate da loschi protettori.
Agli albori del blues e del jazz le donne dovettero scontrarsi contro difficoltà superiori a quelle dei loro colleghi maschi, minor considerazione, minore paga, avance sessuali e maschilismo. Come ebbe a dire Patti Smith: «il rock’n’roll è un lavoro duro». 
Per le donne che vollero essere cantanti non fu una passeggiata: Billie Holiday, Ma Rainey, Bessie Smith, Etta James, Big Mama Thornton.
Bessie Smith cantava il blues in un circo itinerante con Ma Raney. Il suo disco Down Hearted Blues fu uno dei primi bestseller milionari. Dedita all’alcool e all’eroina, morì per le conseguenze di un incidente d’auto nel Mississippi, forse rifiutata da un ospedale per bianchi.
Billie Holiday nacque dall’amore occasionale di un suonatore di banjo e una ballerina. Fu prostituta ad Harlem prima di essere scoperta come cantante a quindici anni. All’epoca non era inusuale che le cantanti fossero pagate dai clienti infilando loro banconote da un dollaro fra le cosce.
La scoprì John Hammond, che la presentò a Benny Goodman. Diventò molto popolare e lavorò con Louis Armstrong, Benny Carter, Oscar Peterson, Coleman Hawkins, Buck Clayton, Tony Scott e il pianista Mal Waldron. Cantò per il pubblico dei bianchi ma doveva entrare nei loro locali utilizzando l’ingresso di servizio, riservato ai neri. Divenne dipendente dall’alcool e dall’eroina e morì di epatite a quarantaquattro anni. Il suo soprannome era Lady Day e il segno distintivo una gardenia bianca fra i capelli. Cantava con emozione ed entrò nella leggenda, naturalmente postuma.

Negli anni ’50 l’esplosione del rock ’n’ roll fu una cosa largamente maschile, legata alle figure di Bill Haley, Elvis Presley, Chuck Berry, Jerry Lee Lewis, Little Richard. Ma non mancò qualche cantante donna, che proveniva dalla tradizione folk bianca, dove erano comuni le famiglie canterine...

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