Long Playing Los Angeles


California, la terra delle opportunità, dell’estate perenne e degli aranci sempre in fiore. A fare di Los Angeles la terra promessa della musica americana era stata la presenza della mecca del cinema, Hollywood, ed in particolare la Warner Bros, che attraverso le numerose etichette discografiche collegate divenne la casa dei musicisti della città.
Nel corso della stagione degli hippie, l’hip era a San Francisco: i Jefferson Airplane ed i Grateful Dead, Janis Joplin, i Santana ed i Creedence. Di Los Angeles erano i Beach Boys, la più grande band americana prima della British Invasion, e qui erano nati i Beatles d’America, i Byrds ed i Buffalo Springfield. I locali musicali alla moda fiorivano in quella porzione del Sunset Boulevard che prende il nome di Strip. Nella stagione dei figli dei fiori al Ciro’s ed al Whisky a Go Go si esibivano i Love di Arthur Lee e i Doors di Jim Morrison, le Mothers Of Invention di Frank Zappa (prima di fuggire a New York) e Captain Beefheart. Negli anni settanta si aggiunsero il Roxy, Pandora’s Box, il London Fog e l’English Disco. Il ritrovo dei cantautori della west coast era il Troubadour sulla Santa Monica Boulevard, dove ogni sera si poteva ascoltare Linda Ronstadt, gli Eagles, James Taylor, Bonnie Raitt, Van Morrison, Randy Newman, Ry Cooder, e dove David Geffen andava a caccia di talenti. Qui Elton John ascoltò cantare Leon Russell e ne trasse ispirazione. Qui Tom Waits e JJ Cale aspettavano il loro turno il lunedì sera, la serata in cui ai musicisti esordienti era permesso salire sul palco.
I Little Feat di Lowell George erano nati a Hollywood, molte altre band approdarono a Los Angeles da ogni parte d’America: i Flying Burrito Brothers, Tom Petty & The Heartbreakers, i Fleetwood Mac. Iggy Pop faceva cruising su una decappotabile in cerca di visibilità e più probabilmente di uno spacciatore. Crosby Stills Nash & Young qui formarono il primo dei supergruppi. Neil Young aveva preso dimora a Topanga Valley, la zona degli hippie, mentre Graham Nash e Joni Mitchell abitavano nei boschi della appartata Laurel Canyon, attirando Roger McGuinn, Zappa, i Canned Heat. Arrivato da Londra, John Mayall compose un diario di viaggio intitolato Blues From Laurel Canyon e vi si stabilì. I Doors stavano sull’oceano, a Venice. Jackson Browne e Glenn Frey ad Echo Park, dove gli affitti erano meno cari. Le star del cinema vivevano sulla Sunset Boulevard, a Beverly Hills o sulla Mullholland Drive.


La casa discografica a cui riuscì di rappresentare la scena musicale della West Coast fu la Warner Bros, l’etichetta con l’immagine di un viale con le palme sotto la scritta Burbank California. La Warner Bros Records era proprietà della Warner Bros Pictures, la storica casa di produzione di film di Hollywood. Negli anni sessanta aveva iniziato mettendo sotto contratto gli Everly Brothers, che venivano dal Midwest, Peter Paul & Mary, di New York, ed i Grateful Dead, di San Francisco. Il punto di svolta fu assumere il trio di musicisti Randy Newman, Leon Russell e Van Dyke Parks, che costituirono i talent scout della crème degli artisti di Los Angeles. Portarono all’etichetta Van Morrison, James Taylor, Fleetwood Mac, America, Little Feat, Doobie Brothers, Bonnie Raitt, Rickie Lee Jones. Nei primi anni sessanta la Warner acquistò la Reprise Records, che fino a quel momento era l’etichetta personale di Frank Sinatra e per la quale registravano i cantanti del suo giro, Dean Martin, Sammy Davis Jr, Bing Crosby, e anche la figlia, Nancy Sinatra. La Warner utilizzò il marchio Reprise per distribuire in America i gruppi della British Invasion, come i Kinks e la Jimi Hendrix Experience. Nonostante il disegno dell’etichetta riportasse l’immagine di un battello a ruota del Mississippi, la Reprise, diretta da Mo Ostin, divenne a tutti gli effetti l’alter ego della Warner. Gli artisti messi sotto contratto dalla Reprise furono Neil Young, Joni Mitchell, Arlo Guthrie, Ry Cooder, Captain Beefheart, Gram Parsons, Emmylou Harris e poi Al Jarreau.
Nel 1971 il manager David Geffen fondò a Los Angeles la Asylum, per stampare i lavori di un suo artista, Jackson Browne. Divenne l’etichetta dei musicisti del giro del Troubadour: Tom Waits, Joni Mitchell, Linda Ronstadt, gli Eagles e Warren Zevon, Gene Clark. A Geffen riuscì addirittura il colpo di mettere sotto contratto Bob Dylan, che lasciava la Columbia Records per lealtà verso il suo ex presidente Clive Davis, che era stato messo alla porta (e avrebbe poi fondato la Arista Records). Dopo qualche anno Dylan tornò alla casa madre, mentre la Asylum fu acquistata dalla Warner assieme alla Elektra. Nel 1980 David Geffen tentò il bis fondando la Geffen Records, per la quale riuscì ad assicurarsi il John Lennon di Double Fantasy, Elton John, Neil Young e Lone Justice. Per la Geffen, Neil Young registrò dischi bizzarri, al punto che finì per essere portato in tribunale da Geffen con l’accusa di registrare musica non rappresentativa del proprio stile.
L’Elektra era stata creata nel 1950 da Jac Holzman come etichetta specializzata in musica folk, per la quale registrò la scena dei cantautori del Greenwich, Judy Collins, Phil Ochs e Tom Paxton. Quando diventò evidente in che direzione andava il mercato, iniziò ad aprire alla musica rock, mettendo sotto contratto la Paul Butterfield Blues Band. Grazie alla sensibilità del produttore Paul Rothchild, la Elektra scoprì i Love, Doors e Tim Buckley, e offrì uno sbocco discografico a due gruppi di culto di Detroit, gli MC5 e gli Stooges di Iggy Pop. Fu Holzman a inviare in avanscoperta nella Swinging London quel Joe Boyd che avrebbe fondato lo UFO Club e prodotto il primo singolo dei Pink Floyd. Negli anni della new wave, per la Elektra avrebbero firmato i Television di Tom Verlaine, il gruppo da cui prese origine la scena punk del CBGB.
L’ultimo tassello della leggenda della Warner fu l’acquisizione della Atlantic Records, l’etichetta fondata a New York negli anni quaranta da Ahmet Ertegun. La Atlantic era un’etichetta indipendente di rhythm & blues, probabilmente la più celebre d’America assieme alla Chess Records di Chicago. I suoi assi erano stati Ray Charles ed il produttore Tom Dowd. Vice presidente dell’etichetta era Jerry Wexler, il giornalista che aveva coniato il termine stesso rhythm & blues. Negli anni sessanta per la Atlantic registrarono i Drifters di Ben E. King, ma soprattutto l’etichetta si era assicurata la distribuzione dei dischi della Stax di Memphis, casa di Rufus Thomas, Booker T. & MGs, Otis Redding, Carla Thomas, Eddie Floyd, Sam & Dave, Etta James. In cerca di quel particolare sound del sud, negli studi della Stax presero l’abitudine di registrare anche i cantanti della Atlantic: Solomon Burke, Wilson Pickett ed Aretha Franklin. Quando la Stax prese la decisione di chiudere gli studi di Memphis ai musicisti esterni, la Atlantic si spostò a registrare ai FAME di Muscle Shoals, nella confinante Alabama.
Quando l’etichetta divenne proprietà della Warner Bros, arrivarono i californiani Buffalo Springfield, che poi si trasformarono nel supergruppo Crosby Stills Nash & Young.
Negli anni settanta l’acronimo WEA era un marchio di qualità che riassumeva Warner Bros, Reprise, Elektra Asylum ed Atlantic. Era il tramonto delle etichette indipendenti fondate da appassionati di musica, e l’alba delle multinazionali dei commercialisti.


La più celebrata band americana del suono del midwest era in realtà di Los Angeles. Addirittura di Hollywood. A Hollywood era nato Lowell George; di bell’aspetto, estroverso fino all’esagerazione, fin dai tempi della high school era un amicone e piaceva alle ragazze. Suonava il flauto nell’orchestra scolastica, la chitarra con gli amici, e negli anni in cui andava di moda pizzicava persino le corde del sitar. Era normale che divenisse il leader di un gruppo rock...

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