Led Zeppelin Long Playing


Volevate i Led Zeppelin? Eccoli. 

Jimmy Page era uno dei grandi chitarristi della scena R&B britannica, ma rimase un segreto ben conservato almeno fino al giorno del 1966 in cui iniziò ad esibirsi dal vivo con gli Yardbirds. Il motivo sta nel fatto che per anni il giovane Page si era guadagnato da vivere come musicista di studio. Nei giorni della Swinging London la sua chitarra suonava su I Can’t Explain (degli Who), Baby Please Don’t Go (dei Them), You Really Got Me (Kinks), Heart Of Stone (Rolling Stones), As Tears Go By (Marianne Faithfull) e centinaia di altri, ma naturalmente il suo nome non figurava sulla copertina dei 45 giri. Nel ’65 Page accompagnò Sonny Boy Williamson registrando una jam session nella quale Brian Auger sedeva alle le tastiere. Quando Eric Clapton lasciò gli Yardbirds, proprio nel momento in cui erano riusciti ad agguantare il successo con il singolo For Your Love, il manager Giorgio Gomelsky chiese a Jimmy Page se volesse sostituirlo. Ma il chitarrista non era certo di voler lasciare il lavoro ben remunerato di session man, e timoroso di incrinare l’amicizia con Clapton consigliò invece Jeff Beck. Quando l’anno seguente lo stesso Beck gli chiese di affiancarlo nel gruppo, Page non se lo fece ripetere. Stremato dalla noia delle registrazioni di studio, si gettò anima e corpo nell’impresa di conquistarsi un posto nell’Olimpo dei mitici chitarristi blues britannici. La formazione degli Yardbirds con due chitarre soliste non durò a lungo. Jeff Beck era vanitoso e incostante, e durante un tour in America nel ’66 fu messo alla porte dal resto del gruppo.
Gli Yardbirds di Jimmy Page non ottennero successi di classifica. Conquistavano il pubblico in concerto, ma i musicisti erano scoraggiati dalla mancanza di guadagni a fronte di tour estenuanti. Con il nuovo manager Peter Grant ed il tour manager Richard Cole le cose sarebbero cambiate, ma per gli Yardbirds era troppo tardi. Relf e McCarty erano stanchi e avevano deciso si lasciare. I tempi erano maturi per i New Yardbirds e il gruppo di Jimmy Page che sarebbe sorto dalle loro ceneri.
Peter Grant era un uomo impressionante, un ex lottatore ed un buttafuori, un uomo deciso come un gangster e devoto alla missione di portare il proprio gruppo al successo.
Con lui le cose cambiarono; per molti versi fu l’iniziatore di un cambiamento di tendenza per i musicisti. Non più artisti sfruttati dalle case discografiche e sballottati in scomodi tour senza fine senza mai una lira in tasca, ma percentuali regali. Chi voleva scritturare i Led Zeppelin, doveva pagarli molto bene ed in anticipo, che fosse una casa discografica (la Atlantic) o un impresario. Anzi, da un certo momento i concerti furono organizzati direttamente dalla band, affittando i locali e bypassando gli impresari.
Il destino fu benigno con Page quando si mise alla ricerca dei compagni con cui mettere assieme i Led Zeppelin. Se lui era un chitarrista di grande talento, non meno determinanti per il successo furono gli altri tre musicisti. John Paul Jones, il bassista, era un altro session man stanco del lavoro di studio, e un arrangiatore apprezzato. Suo era l’arrangiamento di She’s A Rainbow degli Stones e di Mellow Yellow di Donovan,
Come cantante Page avrebbe voluto Steve Marriott o Terry Reid, ma quest’ultimo gli consigliò lo sconosciuto Robert Plant, un biondo angelo riccioluto dalla voce squillante, che da anni si aggirava per le periferie come front man di gruppi che portavano spesso e volentieri il nome di Band Of Joy.
Determinante nel definire il suono degli Zeppelin fu il batterista, il potente John Bonham detto Bonzo, una sorta di Keith Moon meno affascinante con un fisico bestiale e una mente da ragazzino rissoso.
Page investì le poche sterline guadagnate con gli Yardbirds per registrare il primo album del gruppo, prima ancora di aver firmato un contratto con una casa discografica. Il basso budget e, di conseguenza, il poco tempo a disposizione, fu uno dei motori della realizzazione del suono vincente del gruppo. L’album fu registrato in sole 36 ore, praticamente in presa diretta. Page, che non difettava di esperienza in sala di registrazione, piazzò ovunque dei microfoni per ricevere il riverbero della sala e conferire profondità al suono. Per il resto la musica era essenziale, scarna all’osso, puro rock’n’roll reso potente dalla batteria di Bonzo ed esaltato dagli acuti di Plant - ed ovviamente dalle chitarre di Page, quella blues elettrica e quella folk acustica. I brani erano ricavati da riff inventati in concerto, spesso provenienti da blues o da altre canzoni: Good Times Bad Times, Communication Breakdown, più qualche ballata incantata come Babe I’m Gonna Leave You e Dazed And Confused (quest’ultima già suonata con gli Yardbirds).
Il nome del gruppo veniva da un’esperienza di registrazione di Page con Jeff Beck e la sezione ritmica degli Who, in cui avevano registrato Beck’s Bolero e John Entwistle aveva commentato: “se ne facessimo un gruppo, saliremmo al successo come un Lead Zeppelin”, un pallone di piombo, vale a dire un fiasco annunciato.
La musica degli Zeppelin era perfettamente a fuoco, al contrario di quella confusa del concorrente Jeff Beck Group, che pure poteva contare su un repertorio simile.
Per il suo gruppo, Peter Grant strappò un contratto strabiliante alla Atlantic. Ci sarebbe stata una sola casa discografica in esclusiva per tutto il mondo, e non una inglese ed una americana come era avvenuto per tutti i gruppi britannici fino a quel giorno. Gli Zeppelin erano il primo gruppo rock a firmare per l’etichetta originale newyorchese e non per la sua associata Atco. Avevano un completo controllo sulle registrazioni, sui dischi e sulle copertine, e nessuna interferenza era concessa ai discografici. E la percentuale che spettava ai musicisti era di molte volte superiore a quella abituale.
In America gli Zeppelin presero il posto lasciato vacante dai Cream. Fin dall’inizio inaugurarono la mitologia che avrebbe caratterizzato tutta la storia del gruppo: tour americani, concerti sempre più lunghi e a tutto volume, pessimi rapporti con la stampa. Bullismo, stanze d’albergo distrutte e code di groupie giovanissime fuori dalla porta, specie di Page e Plant, di cui si sussurravano storie fra mito e realtà.
La stampa non era clemente e le recensioni dei dischi non furono quasi mai entusiastiche, e dei concerti le riviste scrivevano essere rumorosi e violenti. I Led Zeppelin non piacevano neanche al pubblico degli anni sessanta: conquistarono invece un pubblico tutto nuovo, i loro fratelli minori, i quattordicenni che neanche avevano comprato i dischi degli Stones e dei Cream. I Led Zeppelin divennero i Beatles di una nuova generazione di teenager americani, bianchi e maschi. Con l’eccezione delle groupie, naturalmente. Gli Zep tenevano famiglia nella vecchia Inghilterra, ma vivevano la maggior parte del tempo in tour negli USA. Di Jimmy Page era noto il fidanzamento con Miss Pamela e con la quattordicenne Lori Maddox.
Il secondo disco, quello con la copertina marrone...

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