The King Crimson Elements Tour Box


I King Crimson, lo sapete, sono a tutt'oggi uno dei più straordinari ensemble creativi della musica moderna. Britannici, alle soglie dei 50 anni di attività, a differenza di altri gruppi di lunga vita non esercitano come cover band di sé stessi, portando avanti uno spettacolo itinerante per fan nostalgici (vedi i Rolling Stones), ma -- lungo un percorso creativo tortuoso -- sono ancora un gruppo sperimentale e creativo, complici un direttore d'orchestra inflessibile e un continuo ricambio di nuovi collaboratori.
All'alba degli anni '10 del nuovo secolo li davamo ormai per dispersi, ed in tale direzione andavano anche le dichiarazioni di Robert Fripp. Ma poi l'incontro del leader con il chitarrista Jakko Jackszik -- fan del gruppo e tenutario di una cover band del gruppo -- non solo ha fatto riconsiderare al Re Cremisi l'importanza della band, ma lo ha anche riconciliato con un passato che aveva, a volte / in parte, rinnegato.
Questi nuovi KC sono in tour ininterrotto dal 2014, uno spazio di tempo che li ha visti ulteriormente crescere e svilupparsi in un orchestra di otto elementi, che ha salito i gradini di un Olimpo di eccellenza documentato da numerose testimonianze dal vivo, le più significative delle quali possono considerarsi Live At The Orpheum (2014), Radical Action (2016), ma soprattutto il recente Live In Chicago (2017), disco che sfiora la perfezione.

Questi nuovi King Crimson sono una vera e propria orchestra rock sorretta da tre (quasi quattro) batteristi, oltre a Fripp, Mel Collins al sax ed al flauto, Tony Levin al basso e il citato Jakko Jakszyk. La loro forza è quella di rivisitare l'intero percorso creativo del gruppo storico, percorso fino a ieri considerato multiforme e molteplice, evidenziando invece un comun denominatore, una linea rossa comune. Il tutto sorretto da una energia d'esecuzione fino ad oggi inedita.

Se i KC degli anni '10 sono rappresentati dai dischi dal vivo (solo il futuro ci dirà se ci aspetta anche un lavoro di inediti di studio) una rappresentazione alternativa è fornita, forse involontariamente, da una serie di uscite intitolate The Elements Tour Box, che nelle intenzioni è un souvenir di 2 CD accompagnati da un libretto di 24 pagine, messo a disposizione in ogni tour, partendo dal 2014 ed arrivando, ovviamente, al 2017.

I CD sono riempiti di spezzoni di ricordi, sotto forma di rare incisioni dal vivo e versioni alternative di tracce del passato remoto o prossimo. La pochezza dell'offerta discografica del rock dei nostri giorni, assieme alla nostalgia di un pubblico di giovani anziani, ci ha abituati alla stampa da parte delle case discografiche di ogni nastro sopravvissuto degli anni buoni. Ma questo non è il caso del box degli elementi. Probabilmente (lo ripeto) al di la delle intenzioni, il risultato dell'ascolto dei due lunghi CD di ogni uscita, è uno straordinario viaggio alternativo nella storia del gruppo, una specie di rivisitazione dal sapore onirico della musica che abbiamo amato da sempre. E l'effetto di questi spezzoni collegati quasi a caso crea per sincronicità forse l'opus magnum, la ricapitolazione più perfetta di qualsiasi disco dei KC potessimo mettere sul piatto del nostro giradischi.

Insomma, questi TOUR BOX, che percorrono l'intero lasso temporale fra lo Schizoid Man e le improvvisazioni dell'ottetto, sono oggi il mio disco preferito dei King Crimson. Vi consiglio di non perderli.



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