Long Playing Nick Cave



Lo stile di vita di Cave era bohémien. Quando non era in tour con i Bad Seeds, se ne stava rintanato nella propria camera di Berlino, una stanzetta tappezzata di immagini religiose e poster di donne nude e formose, a leggere la Bibbia per trarre ispirazione dalle storie del Vecchio Testamento, e a battere incessantemente sulla macchina per scrivere quello che sarebbe diventato il suo primo romanzo, il farneticante And the Ass Saw the Angel (E l’asina vide l’angelo), che gli prese cinque anni di vita. Quando non era per strada sulle tracce di qualche spacciatore di eroina, nel modo che Lou Reed canta in Run Run Run.
Berlino aveva adottato i Bad Seeds, ma la prima occasione di popolarità al di fuori del ristretto giro del pubblico dei club fu offerta dal regista tedesco Wim Wenders, che nel film Il cielo sopra Berlino fece comparire il gruppo nella trama della storia d’amore fra l’angelo Damiel e la trapezista Marion. Sempre Wenders, faceva suonare la loro (I’ll Love You) Till The End Of The World nel film successivo, l’ambizioso Fino alla fine del mondo. Da allora la musica di Cave finì nella colonna sonora di innumerevoli film.
A dispetto del fatto di essere arrivato ormai molto vicino a realizzare i propri sogni artistici e di notorietà, in quei giorni Cave sprofondava nelle sabbie mobili dell’eroina, e doveva solo alla buona sorte e ad una robusta costituzione fisica il fatto di trovarsi ancora fra i vivi. In qualsiasi nazione si trovasse, Cave collezionava perquisizioni e arresti, mentre la stampa, con cui era in pessimi rapporti, amava descriverlo (non senza una ragione) con i cliché del drogato. Per evitare di essere incarcerato, accettò di affrontare un periodo di disintossicazione, che diede frutti insperati.
Nel corso del tour del Brasile del 1990, Nick si innamorò della città di Sao Paulo e della giornalista Viviane Carneiro. Sposò Viviane e si stabilì a vivere a Sao Paulo, almeno per il tempo di generare i figli Luke e Jethro. Non gli riuscì di imparare a parlare il portoghese, e nonostante subisse il fascino del paese sudamericano, non era riuscito ad integrarsi in un mondo che trovava cieco alle sofferenze della parte povera della popolazione. A quel punto della sua vita aveva abbastanza denaro per tornare a Londra e acquistare una casa per la famiglia. 
Con i Bad Seeds aveva già registrato sette album, tutti di qualità crescente, e i dischi di maggior successo dovevano ancora arrivare. The Good Son conteneva le magnifiche The Weeping Song e The Ship Song. Il successivo Henry’s Dream, prodotto dal David Briggs di Neil Young, presentava Straight to You e Jack The Ripper. Il disco del Let Love In del 1994, che forse di tutti è il capolavoro, aveva Do You Love Me?, Nobody's Baby Now, Red Right Hand e I Let Love In.
Erano cupe ballate sulla precarietà della situazione umana, la fragilità della felicità e la rapidità con cui il male si infiltra nella vita delle persone. Murder songs, un genere particolarmente confacente alla fantasia di Cave, come Henry Lee, una canzone lasciata fuori da Let Love In, attorno alla quale costruì un intero album, lussuosamente curato grazie ad un budget sostanzioso, che forte di un suono patinato ed orecchiabile, diventò il suo disco di maggiore successo. Nell’accattivante singolo Where The Wild Roses Grow cantava in coppia con la cantante pop australiana Kylie Minogue, che trascinò l’album nelle parti alte delle classifiche di tutto il mondo. A detta di Nick, cantare un duetto con la Minogue era stata la sua ossessione per anni, che alla fine realizzò con una canzone in cui il suo personaggio la uccide. Una cover di Bob Dylan, Death Is Not The End, era cantata in coppia con l’amico Shane MacGowan, il piccolo grande poeta irlandese (con cui aveva in precedenza condiviso una cover dello standard americano Wonderful World).

La canzone Henry Lee fu registrata in duetto con la cantante inglese PJ Harvey, una sorta di Patti Smith dell’underground che nonostante una voce fragile era molto popolare fra i teenager. La Harvey non era priva di fascino, e Cave, per sua sfortuna lo subì interamente, innamorandosi di lei. Un amore a fondo perduto, che sarebbe durato una stagione ma che gli spezzò il cuore e gli ispirò quello che da molti è considerato il suo capolavoro, The Boatman’s Call. Un disco intimo di canzoni d’amore, quasi un disco solista per pianoforte e voce, che Nick definisce il più personale fra tutti quelli da lui registrati. In quelle registrazioni non c’erano trucchi:

Continua a leggere su Long Playing, il ritorno del Rock 

Post più popolari