Long Playing Graham Parker



Graham Parker era un benzinaio che indossava maglie a girocollo e occhiali scuri imitazione di Ray-Ban, che divenne il padrino della scena rhythm & blues britannica. Ci fu un momento negli anni settanta in cui Parker era considerato il Bruce Springsteen d’Albione (oltre che il Bob Dylan ed il Van Morrison di Deepcut) e non c’era nessuno che non avrebbe scommesso sul suo successo. 

Scrivevo in quei giorni: «Porta maglie colorate a girocollo, giacche di velluto e jeans scoloriti, occhiali a lenti sfumate, e gli piacerebbe avere i capelli impomatati all’indietro ma quelli lo tradiscono e si arricciano. Si chiama Graham Parker, è il più grande musicista inglese e non ha mai avuto un disco primo in classifica». 

Personaggio irrequieto, dopo aver fondato da teenager un gruppo ad imitazione dei Beatles, nei giorni giusti divenne un hippie, viaggiando fra Francia, Marocco e Gibilterra con una chitarra acustica a tracolla. Tornato a casa, di giorno lavorava come benzinaio a Deepcut, e la sera suonava nei pub, dove fece la conoscenza di Dave Robinson. Dave lo portò all’Hope & Anchor, e nel minuscolo studio che aveva allestito al piano di sopra registrarono la ballata di Between You and Me, che fu passata al disc jockey Charlie Gillett della BBC. Un manager della Phonogram la ascoltò e mise Parker sotto contratto. 

Il demo registrato sopra il pub e suonato alla radio finì così com’era sul primo album, intitolato Howlin’ Wind. Era il 1975. Per il resto del disco fu Nick Lowe ad occuparsi della produzione. Lowe chiamò Brinsley Schwarz (chitarra) e Bob Andrews (tastiere) della sua vecchia band per mettere assieme il nucleo del gruppo di accompagnamento, che funzionò e prese il nome di Rumour, forse dal titolo di una canzone di The Band. Il gruppo era completato dai migliori musicisti della scena pub rock, vale a dire Martin Belmont (chitarra) dai Ducks Deluxe, e Andrew Bodnar (basso) e Stephen Goulding (batteria) dai Bontempz Roulez. 

Registrarono uno dietro all’altro due capolavori del pub rock. Howlin’ Wind conteneva metà del repertorio classico di Parker. L’altra metà si trovava su Heat Treatment, un intenso disco di rhythm & blues con i fiati. C’era l’urgenza della new wave, il soul della Stax, l’energia di Van Morrison, e il fascino delle ballate inglesi. 
Dal momento che Parker era stato spesso accostato a Springsteen, che era un grosso successo di classifica, per il terzo album fu calcata la mano in quella direzione. Stick To Me puntava verso l’E Street Shuffle, con sinfonie romantiche metropolitane come The Heat In Harlem e Watch The Moon Come Down e torride danze soul come New York Shuffle e I’m Gonna Tear Your Playhouse Down. Fu utilizzata un’orchestra di ottanta elementi, ma nelle registrazioni c’era qualche cosa che non funzionava, qualche cosa era andata storta tecnicamente, e prima della stampa del disco Parker richiamò Nick Lowe ed insieme ai Rumour registrarono di nuovo agli Eden Studios di Londra l’intero disco, in una maratona di una sola settimana. La seconda versione fu stampata su vinile nel 1977. Splendido ma senza successo di classifica.

Un doppio dal vivo faceva il riassunto delle migliori canzoni su tre facciate, mentre la quarta era occupata da un arrangiamento dance del sicuro hit Hey Lord, Don’t Ask Me Question, sul modello di Ian Dury & The Blockheads. La critica lo giudicò uno dei leggendari doppi dal vivo del rock, ma anche questo disco non si rivelò un blockbuster. Si era in piena new wave, e per il quarto disco in studio furono cambiate un po’ di cose. Lasciata la Vertigo e firmato per la Arista (la nuova etichetta di Clive Davis, per cui registravano anche Patti Smith, Lou Reed ed i Kinks), fu convocato lo storico produttore Jack Nitzsche, che si stava occupando anche dei Mink DeVille, che eliminò rhythm & blues e fiati per creare un muro di chitarre sullo stile del punk. Squeezing Out Sparks era un disco lucido e brillante, un rock affilato che finalmente sfondò in classifica con Discovering Japan, Local Girls e Passion Is No Ordinary Word


La Arista preferì insistere sul paragone con Springsteen, facendo produrre il nuovo disco dall’americano Jimmy Iovine, già artefice dei successi di Tom Petty (Damn The Torpedoes), Dire Straits (Making Movies), Patti Smith (Easter) e Bob Seger (The Distance). Alle registrazioni di una canzone, Endless Night, partecipava lo stesso Springsteen, che in quella occasione dichiarò che quello di Graham Parker era l’unico show per il quale avrebbe pagato il biglietto di ingresso.

continua a leggere su Long Playing, il ritorno del Rock 

Post più popolari