Long Playing Simon & Garfunkel


Nell’autunno del 1965 Paul Simon stava girando l’Europa. Cercava di essere un folksinger nei giorni del successo globale del Mersey Beat e del British Blues. Mentre i gruppi inglesi invadevano l’America, Paul si era trasferito con la sua chitarra acustica in Inghilterra, in cerca di ingaggi nel folk club. A Londra aveva una fidanzata di nome Kathy. Il grosso della scena era presa dai gruppi beat e non c’era molto spazio per un cantautore folk. I piccoli club non potevano permettersi di pagarlo, o non potevano farlo con più di qualche sterlina.
Simon, un laureato in letteratura all’Università di New York, era stato folgorato da sempre dalla musica. Negli anni cinquanta si trattava ovviamente del rock’n’roll. Ai tempi del liceo, nel Queens aveva formato un duo acustico con un compagno, Art Garfunkel. Si facevano chiamare Tom & Jerry, e nel 1957 una loro canzone, Hey Schoolgirl, prodotta da un amico di famiglia, aveva venduto abbastanza da finire in classifica. Nessuno dei tentativi successivi aveva però ripetuto l’exploit.
All’inizio degli anni sessanta Paul scoprì il folk. La concorrenza a New York era agguerrita, e nel ’64 aveva fatto viaggiato in Inghilterra, mischiandosi alla comunità folk locale di artisti come Al Stewart, Bert Jansch e John Renbourn. Vagadondò per città e paesi, suonando dove riusciva. Fu alla stazione ferroviaria di Widnes, una cittadina vicino a Liverpool, che scrisse Homeward Bound:
«Seduto ad una stazione ferroviaria, con un biglietto per la mia destinazione, una delle tante tappe di una sola notte, con in mano la valigia e la chitarra / ogni tappa è pianificata per un poeta ed un musicista di strada / Ai miei occhi ogni città si assomiglia / e ogni viso straniero che incontro mi ricorda quanto vorrei essere diretto a casa…» 

Lungo la strada scrisse alcuni dei suoi futuri successi. Quando durante le vacanze fu raggiunto dall’amico Garfunkel, in un’occasione si esibirono assieme a Soho. Tornati a New York scoprirono che si era acceso un interesse discografico per il folk. Bob Dylan aveva successo, e la Columbia cercava qualche altro nome da inserire sulla sua scia. L’etichetta offrì a Simon & Garfunkel un contratto e Tom Wilson (il produttore nero che aveva realizzato tutti i grandi dischi di Dylan fino a Like A Rolling Stone) lavorò al loro Wednesday Morning, 3 A.M. Il duo era ancora largamente ispirato alla musica degli Everly Brothers, e la cosa migliore del disco risultò essere la copertina, una foto scattata nella metropolitana di Manhattan. Era in gran parte un folk poco affilato, ma qualche canzone era notevole. Per esempio He Was My Brother, dedicato ad un compagno di Paul, un freedom rider assassinato dalla violenza razzista della polizia del Mississippi nel corso dei disordini del 1964. Ma soprattutto faceva la sua comparsa la prima versione di The Sound Of Silence, una ballata ipnotica e malinconica di profonda bellezza, in una versione completamente acustica.
«Ciao oscurità, vecchia amica mia, sono qui a parlare di nuovo con te / perché una visione strisciante ha messo i suoi semi nel mio sonno e la visione è ancora vivida nella mia mente nel suono del silenzio…  / Le parole dei profeti sono scritte sui muri della metropolitana e nei corridoi delle case popolari e sono sussurrate nel suono del silenzio»

Il disco non ebbe riscontro e Simon fece ritorno a Londra. Qui ebbe l’occasione di registrare un solido e intenso album per voce e chitarra, che conteneva molte delle canzoni che sarebbero scivolate nel futuro repertorio del duo. C’era una nuova versione di Sound Of Silence, assieme a I Am a Rock e Kathy’s Song, dedicata alla fidanzata, che appariva anche nella foto sulla copertina. Il talento di Paul Simon era in bella evidenza, ma i tempi non erano maturi.
Secondo la leggenda, Paul Simon si trovava in Danimarca il giorno che venne a sapere dal proprietario del locale in cui suonava che un suo disco era in classifica in America. Paul acquistò una copia di Billboard e fra i singoli c’era The Sound Of Silence. Era accaduto che il produttore Tom Wilson, ispirato dal successo del Bob Dylan elettrico di Like A Rolling Stone e dei Byrds di Mr. Tambourine Man, aveva recuperato la versione acustica di Sound Of Silence, a cui aveva fatto aggiungere una linea ritmica proprio dagli stessi musicisti che accompagnavano Dylan. Nel gennaio del ’66 la canzone spodestò dal primo posto delle classifiche We Can Work It Out dei Beatles.

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