Long Playing The Smiths


Non solo The Smiths furono l’avvenimento musicale più importante degli anni ottanta, ma rappresentarono un punto di svolta della musica rock. Come i Beatles, furono determinanti nell’influenzare il suono, e soprattutto il modo di cantare, di ogni nuova band dopo di loro. Per me ascoltare Hand In Glove e Reel Around The Fountain, fu uno shock culturale: non mi riusciva di capire il modo con cui Morrissey stava cantando. Fino a quel momento ogni cantante, che fosse Mick Jagger o Peter Gabriel o Johnny Rotten, si era in definitiva ispirato ad Elvis Presley, cercando di coinvolgere emotivamente il pubblico. Morrissey sembrava cantare come se non gli importasse. Lo stesso, in fondo, si poteva dire anche del chitarrista Johnny Marr. Anche se lo stile ritmico si poteva riportare agli asciutti arpeggi di Andy Summers dei Police o di Dave Knopfler dei Dire Straits, in realtà era lo stile di chitarra più minimalista che si potesse concepire, riducendo, o eliminando del tutto, ogni tentativo di eccitare il pubblico con un assolo. Entrambi furono seminali per i giovani musicisti a seguire. Come disse qualcuno, lo stile Americana (il rock americano negli anni novanta e duemila), era “sostanzialmente The Band che cantavano come The Smiths”.
Gli Smiths esordirono per una etichetta indipendente, ragion per cui furono etichettati come un gruppo indie, e la definizione restò incollata allo stile musicale che ispirarono, indipendente dal fatto che successivamente passarono ad una major come la WEA. Ebbero meno impatto nelle classifiche rispetto ai Beatles ed agli Stones, ma pur sempre molto più successo di un altro gruppo seminale come i Velvet Underground. Il loro rock intellettuale non riuscì mai a conquistare l’America, i cui gusti si sarebbero fatti sempre più leggeri e condizionati dalla TV, ma ogni nuovo gruppo si confrontò con la loro influenza, al punto di fare di loro uno spartiacque della musica rock: prima e dopo The Smiths.
Avevo sentito qualche cosa di simile al modo apatico di cantare di Morrissey, un anno prima degli Smiths in un album dei Church intitolato The Blurred Crusade (il cantante si chiamava Steve Kilbey). E ebbi la stessa impressione ascoltando Murmur dei R.E.M.. Era una nuova ondata di cui The Smiths rappresentarono i catalizzatori.
Morrissey era un personaggio a dir poco originale. Adolescente timido e schivo di Manchester (la seconda più popolosa città inglese), nutriva gusti radicalmente diversi dai coetanei, di cui si era guadagnato il rispetto solo in virtù della prestanza fisica. Appassionato di canzoni e di 45 giri, era stato il fondatore del fan club inglese delle New York Dolls. Aveva assistito ai primi concerti dei Sex Pistols, e ne aveva scritto una cronaca sotto forma di lettera al New Musical Express, dove li aveva con entusiasmo definiti “malfamati”. Dopo averli ascoltati fece qualche tentativo di mettere assieme un gruppo punk, e anche di diventare un cronista rock, proponendo qualche recensione al Record Mirror e scrivendo una biografia delle New York Dolls.
Fino a che, in un giorno di inizio estate del 1982, bussò alla porta della sua casa in King’s Road il chitarrista Johnny Marr, il quale, deciso a mettere assieme un gruppo rock di successo, era stato indirizzato da un amico ad un cantante in grado di scrivere testi di spessore. Morrissey, figlio di una bibliotecaria, aveva sviluppato una passione per gli autori romantici inglesi, ed aveva fatto di sé stesso una sorta di Oscar Wilde della generazione punk. Fra i due scattò da subito la scintilla, complice la comune passione per oscuri singoli di Sandie Shaw, Shangri-Las e Marvelettes.
«Un evento che avevo sempre atteso» dichiarò Morrissey al Melody Maker.
«Diventare un musicista realizzò improvvisamente ogni mia aspirazione: per la prima volta nella mia vita, quando mi esprimevo la gente mi ascoltava». 
La rincorsa della band che si battezzò con il nome più anonimo d’Inghilterra, The Smiths (che sarebbe come dire: “i signori Rossi”), fu fulminante ed impetuosa. Nel giro di una settimana, Morrissey e Marr stavano scrivendo canzoni assieme, come prima di loro avevano fatto Lennon / McCartney o Jagger / Richards. Il primo show della band fu fissato il 4 ottobre 1982 in una sala da ballo chiamata Ritz, dove si esibirono con quattro canzoni, fra le quali The Hand That Rocks The Cradle.

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