Long Playing Elliott Murphy


Dei cantautori del Village degli anni settanta, Elliott Murphy fu il primo, e perciò il meno omologabile, il più diverso del gruppo. È nato a New York, a Long Island, in una famiglia immersa nello show business. Il padre dirigeva un circo itinerante di spettacoli acquatici accompagnati dalla musica di big band dello swing, come quella di Duke Ellington. Lo spettacolo prendeva il nome di Aquashow, e segnò l’immaginario del piccolo Elliott al punto che quando mise assieme un gruppo rock, lo chiamò proprio Aquashow, che fu anche il titolo del suo primo album. Come hostess della Pan Am, la sorella Michelle riuscì a procurargli un biglietto aereo per l’Europa, che Elliott visitò come giovane e biondo hippie americano. A Roma fece la comparsa nell’omomino film Roma di Fellini. Ad Amsterdam e Parigi si esibiva come musicista da strada, scrivendo le canzoni del suo futuro repertorio. Tornò a New York deciso a diventare una rock’n’roll star. Elliott mise assieme la sua band, gli Aquashow, con il fratello Matthew al basso, il batterista dei Byrds Gene Parsons, e Frank Owens alle tastiere. Una serie di show al Mercer Arts (il locale underground dove si esibivano New York Dolls e Suicide) gli guadagnò una recensione sulla rivista Variety. Incuriosito dal pezzo, lo venne ad ascoltare il giornalista Paul Nelson, che negli anni sessanta era stato il curatore di una rivista sulla scena folk del Village e che ora cercava di riciclarsi come talent scout. Fu lui a mettere sotto contratto le Dolls con la Mercury Records; il loro insuccesso, ci scherza Elliott, gli sarebbe costato il posto. Elliott e Nelson divennero amici; fu il giornalista ad accompagnare Elliott al concerto di un giovane scatenato rock’n’roller romantico del New Jersey, Bruce Springsteen, al Max Kansas City, il locale che era stato il tempio dei Velvet Underground. Lou Reed ed i Velvet Underground costituivano la principale ispirazione di Murphy, che adorava dischi come Loaded e i suoi epigoni europei come David Bowie. Fu Murphy a scrivere le note di copertina del disco Velvet Underground 1969 Live, stampato nel 1972.
Elliott finì per firmare per la Polydor, che era un’etichetta dalle radici europee, quella per cui aveva registrato i propri dischi Jimi Hendrix, ma scarsamente rappresentata negli States. Murphy registrò il primo disco, intitolato Aquashow, ai Record Plant, dove le Dolls stavano registrando il loro secondo album, che si sarebbe rivelato anche l’ultimo. L’anno precedente nelle mani di David Bowie e del suo chitarrista Mick Ronson, il disco Transformer aveva alla fine fatto di Lou Reed una star. Il disco di Murphy era invece in mano al produttore Peter Siegel, che più che dal rock era influenzato dalla scena folk. Le canzoni erano buone, come la Last Of Rock Stars che apriva l’album, ma non erano sintonizzate su quel mood elettrico che stava diventando la cifra stilistica del rock di New York del decennio. Fu Paul Nelson a scrivere una recensione piena di entusiasmo sulla rivista Rolling Stone, un pezzo in cui l’album era accoppiato a The Wild, The Innocent & The E Street Shuffle di Bruce Springsteen, entrambi gratificati dell’appellativo di “i nuovi Dylan”. A parte il fatto che Dylan aveva solo trentacinque anni ed era in procinto di registrare uno dei suoi lavori migliori con Blood On The Tracks, nessuno dei due musicisti aveva molto a che fare con il folk rock. Il talento del musicista del Jersey era quello di riportare in vita il rock’n’roll, mentre le canzoni di Elliott Murphy appartenevano più all’art rock decadente di Lou Reed, e già allora erano ammantate di atmosfere più europee. A dispetto dei pronostici, nessuno di quei due dischi ebbe un successo di classifica. Ma mentre la Columbia raddoppiò i suoi sforzi su Springsteen, realizzando Born To Run per la produzione di John Landau, la Polydor lasciò cadere il contratto di Murphy. Fu Lou Reed, che una sera ascoltò Murphy suonare al Max Kansas City, a proporgli la sua casa discografica, la RCA.
Per il secondo album, Lost Generation nel 1975, Elliott decise che il successo lo aspettava nella terra dove gli aranci maturano tutto l’anno, la California, ed abbandonò New York per Los Angeles, compiendo il viaggio coast to coast a bordo di una Ford Thunderbird scoperta assieme alla compagna Geraldine. Come un perfetto poeta decadente, si piazzò a vivere al Beverly Hills Hotel (quello di Hotel California) a spese della casa discografica, e divenne un frequentatore del Troubadour e di artisti come Tom Waits. Per  Lost Generation, scelse di collaborare con leggende del rock come il produttore Paul Rothschild dei Doors ed il batterista Jim Gordon (quello schizofrenico) dei Derek & The Dominos. Il brano con cui si apriva il disco si intitolava significativamente Hollywood (anche se sul lato B c’era comunque un Manhattan Rock). Paradossalmente, più che gli Eagles o Jackson Browne, il piano, l’organo ed il sax di Lost Generation portano alla mente l’atmosfera naive di E Street Shuffle. Comunque, al pari del disco della east coast, anche quello del west non ce la fece a renderlo famoso.
Per Night Lights, Murphy si fece figliol prodigo. Registrato agli Electric Lady di Manhattan, gli stessi in cui Patti Smith aveva registrato Horses, fu prodotto da Steve Katz (il produttore di Rock’n’roll Animal), con musicisti come Doug Yule dei Velvet Underground, ed Ernie Brooks e Jerry Harrison dei Modern Lovers. La canzone Lady Stiletto era dedicato a Patti Smith, la prima star del nuovo rock.
Evidentemente troppo irrequieto per insistere sullo stesso tasto, nel ’77 Murphy lasciò ancora una volta casa discografica e città, questa volta per sbarcare oltreoceano, a Londra. Con Mick Taylor chitarra solista e Phil Collins alla batteria, registrò per la stessa Columbia di Springsteen, l’album Just A Story From America, che probabilmente è il suo lavoro più a fuoco del primo periodo. La canzone Anastasia conobbe un certo successo in Francia. Ma mentre era a Londra gli capitò di ascoltare i Sex Pistols, che gli diedero la sgradevole sensazione di essere già fuori moda. Fu la fine del periodo degli sforzi delle major discografiche per Murphy. Lo show biz aveva puntato su di lui, ma evidentemente si era sbagliato. Il flusso dei dollari si fermò, rimpiazzato da quello dell’alcol.
Ma all’artista che nella prima canzone aveva promosso sé stesso come “l’ultima delle rock star”, ci voleva ben altro per perdersi d’animo. In totale autoproduzione fondò un’etichetta che battezzò Courtisane, per la quale registrò un long playing intitolato Murph The Surf, che distribuì quasi porta a porta nei negozi di dischi. Nei decadenti anni ottanta di Smiths e Prefab Sprout, le letterarie e delicate canzoni di Murphy erano alla fine diventate attuali, ed il disco, stampato anche in Francia ed in Italia, ebbe da noi una certa risonanza. In Italia fu parecchio spinto dal Mucchio Selvaggio (la più autorevole rivista rock nazionale), e da allora Murphy divenne un beniamino del nostro pubblico. Della sua band facevano parte Richard Sohl, ex pianista del Patti Smith Group, Tony Machine ed Ernie Brooks, da allora collaboratore inseparabile.
Alla fine Elliott si innamorò di una ragazza francese, l’attrice Francoise Viallon che divenne sua moglie, e si spostò a vivere definitivamente a Parigi, supportato da un’etichetta discografica locale, la New Rose. A Parigi registrò su un registratore digitale Panasonic in un loft vicino alla Bastiglia, le canzoni di quello che sarebbe diventato 12, il suo pretenzioso Blonde On Blonde, un album nudo, crudo, essenziale, minimale, ma con canzoni affascinanti come Sicily (Tropic Of Separation) e Unreal City (On Elvis Presley’s Birthday). Un album con un budget più sostanzioso fu Selling The Gold, con Bruce Springsteen che gli faceva da controcanto.
A metà degli anni novanta Elliott incontrò il chitarrista francese Olivier Durante, che da quel momento divenne la sua spalla, coautore di molte canzoni, e che portò un po’ di quel rock’n’roll che gli mancava. Assieme a Olivier, Murphy registrò alcuni delle sue canzoni migliori, riassunte efficacemente in una antologia intitolata Never Say Never (the best of 1995-2003).
Negli anni duemila Elliott decise che era arrivato il momento di chiudere un ciclo, registrando di nuovo il primo album, Aquashow Deconstructed, con la produzione del figlio Gaspard, che aveva 24 anni, gli stessi del padre quando registrò per la prima volta il disco nel ’73.

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