Ray Davies Americana


Ray Davies, il talento dietro i Kinks, che intitola un album all'America è un ossimoro. Cosa c'è di più britannico delle canzoni di Davies e la sua band? Eppure l'America è diventata la terra adottiva di Ray, che nel nuovo secolo ha preferito New Orleans al quartiere di Muswell Hill a Londra.
Pur con la premessa del suo titolo, Americana è un classico album di rock inglese di quel genere che abbiamo amato negli anni settanta ed ottanta. Dello stesso campionato di Ian Hunter, per intenderci. Persino un po' di Nick Lowe (un altro inglese al 100% rimasto affascinato dal west).
The Mystery Room è un brano glam. Rock'n'roll Cowboys è una ballata iconica, di quelle che citeremo in futuro. The Man Upstairs è un recitato con un fascino. Americana è la sua ballata americana.
Come band di accompagnamento Ray ha scelto i Jayhawks, che assecondano un suono tranquillo. Avesse scelto i compatrioti Imposters le canzoni sarebbero più affilate. Ma allora il titolo?
Un disco nostalgico da un musicista degli anni sessanta.

Ho scritto che non avrei più recensito, ed infatti non lo faccio. Questa non è una recensione, è una segnalazione. Nessun giudizio.

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