Dig!


Nel 2004 uscì nella sale alternative un film intitolato Dig! opera della regista underground Ondi Timoner, vincitrice di due Sundance Festival. Un rockumentary girato nello spazio di ben sette anni sulla rivalità di due giovani garage band della west coast, i Dandy Warhol di Portland (nell’Oregon, appena a sud di Seattle) ed i Brian Johnstown Massacre di San Francisco. È un film che illumina sul quotidiano dei tanti oscuri gruppi rock di talento che non ce la faranno ad arrivare sotto la luce dei riflettori e di cui difficilmente leggeremo sulla carta stampata. Già dal nome che si sono scelti, entrambi i gruppi denunciano l’amore che portano alla tradizione della musica rock ed ai vecchi dischi. I titoli dei lavori non sono da meno: Their Satanic Majesties' Second Request, Bringing It All Back Home Again, Who Killed Sgt.Pepper?, My Bloody Underground, David Bowie I Love You Since I Was Six. Entrambi i gruppi cercano con tutte le forze di agguantare il successo.
I Dandy Warhols di Courtney Taylor-Taylor ci riuscirono con una sola canzone, Bohemian Like You, che nel 2001, un anno dopo essere stata pubblicata, entrò in classifica (persino in Italia) quando fu usata in una pubblicità della Vodafone. Era un intrigante brano pop che echeggia gli Stones di Sympathy For The Devil, e che da allora è stata usata in altre pubblicità ed in innumerevoli film. I Brian Johnstown Massacre, gruppo psichedelico di San Francisco, non ebbero neanche quell’occasione, nonostante l’indubbio talento del leader Anton Newcombe. Come molti artisti prima di lui, Anton era anche il più grande nemico di sé stesso. Se Taylor-Taylor fece del suo meglio per inseguire il successo con i dischi power pop dei Dandy Warhols, Newcombe sembrava addirittura ansioso di vivere la parabola della rockstar, anticipando i tempi dell’autodistruzione senza attendere i giorni del successo.
“Finirai all’inferno per crederti Dio” gli dice ad un certo punto il suo chitarrista.
Egocentrico, ambizioso, narcisista fino alla megalomania (caratteri della personalità non necessariamente negativi per un’aspirante star), geniale almeno quanto folle, immerso nelle droghe, reso paranoico dalla cocaina, nel film lo si vede azzuffarsi con tutti, dal pubblico al manager, i discografici ed i membri stessi della sua band. Nella serata in cui passò ad ascoltarli suonare un manager della Elektra, Newcombe si fermò a metà di una canzone per fare a botte con il resto del gruppo, evidentemente colpevole ai suoi occhi di qualche mancanza. Non a caso nei BJM transitarono membri a dozzine. In un’altra occasione venne arrestato sul palco dalla polizia per aver dato un calcio in testa ad un fan della prima fila. Eppure le potenzialità nei loro dischi, prodotti da un florilegio di etichette indipendenti diverse, ci sono tutte. Le canzoni succhiano la linfa dalla psichedelia delle garage band, i gruppi beat britannici, Dream Syndicate e Green On Red, Velvet Underground e Rolling Stones, in una affascinante operazione di decostruzione musicale che mette a nudo le canzoni fino a evocare il suono dell’avanguardia tedesca degli anni settanta di gruppi come Faust e Can. Sarà un caso che negli anni duemila Newcombe si sia trasferito a vivere a Berlino, sulle orme di Nick Cave?
Notevole il Satanic Majesties' Second Request del 1996, ispirato al disco degli Stones del 1967, che contiene il capolavoro del gruppo, l’ipnotico raga di Anemone, con un abuso di strumenti hippie come sitar, tambora, conga, mellotron, harmonium, glockenspiel, campanelli e Hammond.
Scene di ordinaria quotidianità di una rock band.

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