sabato 1 ottobre 2016

L'autobiografia di Springsteen, Nato per Correre


Era il 1980 quando ho letto un libro intitolato Born to Run. Era la prima biografia di Springsteen e l'autore era Dave Marsh, il giornalista di Rolling Stone. Come sua abitudine inveterata, Bruce gli ha copiato il titolo. Che d'altra parte Marsh aveva indubbiamente copiato a lui.
L'incipit, le prime cinque pagine, sono grandi. Praticamente una canzone di Greetings. Da farmi pentire di non aver acquistato l'edizione inglese; non perché quella italiana non sia ben tradotta (la è), ma perché così mi sarebbe parso ancora di più un album di canzoni.
Ma dopo molte ore passate incollato alle pagine, mi sono sorpreso a saltare i paragrafi (specie quelli sulla famiglia; dopo tutto ognuno ha la sua).
L'impressione è che l'epopea del Boss, del grande sacerdote del RnR, sia alla fine un po' la storia di un ragazzo di campagna. Born To Run non è intellettuale ed enigmatico come Chronicles (l'autobiografia di Dylan), non ha il furore artistico di Just Kids (quella di Patti smith). È una storia semplice, in cui Bruce racconta quello che sappiamo già, specie i primi anni. I segreti rimangono segreti. Gli anni novanta restano nell'oscurità. Per quello che speravo, Bruce parla poco di dischi (tranne i primi) e di canzoni, poco o niente degli altri musicisti che ha incontrato lungo la strada, e alla fine la lettura si fa un po' piatta. È tutto qui? Il musicista che ci ha mostrato il rock'n'roll, e che per un decennio buono è stato la nostra bussola musicale, i nostri Beatles e Rolling Stones?

Forse il segreto di Bruce Springsteen e la E Street Band è tutto lì: che non c'è segreto. Un paio di passaggi raccontano la storia:

“Ci sono artisti dei quali adoro l'aura misteriosa, ma noi non siamo così. Vogliamo essere comprensibili ed accessibili, come una band locale ma su scala mondiale”. 

“Il prato era un oceano di sorrisi e corpi che ondeggiavano. Anch'io so farlo, pensai, anch'io so regalare questa felicità, questi sorrisi. Tornato a casa, chiamai la E Street Band”. 

È tutto, folks!