sabato 13 agosto 2016

Patti Smith M Train


Il talento è specifico. Un artista che dipinge non sa cantare. Un cantante non sa scrivere prosa. Uno scrittore non sa scrivere poesie. Un regista di cinema non sa rispondere alle domande di un'intervista in modo brillante. Ciò nonostante leggiamo con avidità i libri scritti dai nostri artisti preferiti. Di regola sono autobiografie, e sempre di regola sono in realtà scritte da altri - di regola terribili scribacchini americani specializzati esattamente in questo, ma purtroppo indifferenti alle canzoni ed ai dischi dell'autore. Quello che ci accontentiamo di trovare in questi libri sono informazioni ed indizi, sui fatti, e sul carattere vero del nostro musicista.
Ma ci sono eccezioni. Musicisti che hanno cose da scrivere, e sanno come farlo. Per esempio il Bob Dylan di Chronicle. Il libro migliore che ho letto scritto da un musicista è Just Kids di Patti Smith.
Ed oggi ho letto il nuovo M Train, che di Just Kids dovrebbe rappresentare in qualche modo il "seguito". Ma ne rappresenta il contraltare.
Just Kids erano i primi giorni della Smith, quella Patti giovane e piena di vita ed energia che arrivava a New York City, dalla periferia al centro del mondo, per conquistarlo, il mondo. Come avrebbe fatto per un pugno di anni con il Patti Smith Group. Gli stessi anni, si badi, in cui noi stessi lettori eravamo giovani e pieni di vita ed energia, intenti pure noi a tentare di conquistare il mondo, o almeno a farci conquistare dal rock'n'roll.
Just Kids era l'alba infuocata dal sole.
M Train è un'altra impresa. È il tramonto malinconico di una persona che ha rinunciato da molto tempo ad essere musicista, e che vive l'arte sono nel giardino segreto del proprio cuore.
M Train non è una storia, non è un racconto, perché non c'è nulla da raccontare. Le pagine di M Train sono tovaglioli di carta pieni di appunti sbiaditi scritti al caffè. Qualche volta c'è scritto qualche cosa di interessante, una frase da sottolineare, spesso non c'è scritto nulla, solo i menu di un pasto in solitudine.
M Train è una Patti Smith di 66 anni (come la Route), solitaria, gattara, che beve un caffè nero dopo l'altro e guarda alla TV le serie di telefilm polizieschi. Depressa, per le cose che cambiano, per le cose che si perdono e che non ci sono più. Per aver perso il marito Fred (Sonic Smith) ed il fratello Todd.
I capitoli sono fermate del treno, ma si assomigliano tutte, non si cambia stazione. Non c'è resurrezione in M Train. C'è tristezza, malinconia, rassegnazione e poesia.
Un libro piacevole da leggere per noi generazione beat, ma anche una bandiera bianca di sconfitta.