domenica 12 giugno 2016

High Hopes


Fu Bruce Springsteen il musicista che resuscitò il rock'n'roll. Il significato dimenticato delle canzoni di tre minuti stampate sui due lati dei 45 giri. Prima ancora di Patti Smith, del CBGB, della new wave. Fu lui l'Elvis Presley, il Chuck Berry, il Gene Vincent, l'Eddie Cochran, il Phil Spector, il Roy Orbison, il Mitch Ryder, il Gary U.S. Bonds che noi non avevamo vissuto.
Fu lui a raccontarci, con la sintassi degli anni settanta, che cosa aveva significato tutta quella musica negli anni cinquanta per una nuova generazione.
Fu quello il motivo per cui ci fulminò, fu quello che fece di lui il nostro high priest of rock. Furono dischi come Born To Run, Darkness On The Edge Of Town, The River, Born In The U.S.A. a raccontarci di un mondo che ci era ignoto ma in cui volevamo vivere.

Negli anni settanta Springsteen fu il futuro (e il presente) del r'n'r, negli anni ottanta ne fu l'ambasciatore, il simbolo, i suoi Beatles.
Poi, com'era successo a Dylan dopo l'incidente motociclistico, si ritirò. Si nascose, non a Woodstock ma a Beverly Hills. Si nascose sulla spiaggia opposta dell'America, alla ricerca di una terra promessa che non gli riuscì di trovare.

Quando all'alba del nuovo secolo fece ritorno, si era arreso. Per qualche motivo, era cambiato. Come Jerry Lee, che la società aveva piegato da ribelle in un cantante country, Bruce da rocker era diventato un entertainer, un intrattenitore. Forse la necessità di piacere, o forse aveva fatto il palato al lusso (e la nuova carriere di soldi gliene avrebbe donati tanti da non potersi contare, come quelli di Paperon de Paperoni), o magari il terrore di invecchiare e lasciarsi alle spalle i glory days.

There is a thin thin line between an entertainer and a clown. C'è una linea sottile fra essere un entertainer ed un clown. Ce l'insegna la maschera tragicomica di quel panzone di Elvis Presley in tutina bianca che canta i greatest hits a Las Vegas. Mai potuto soffrirlo.

La maggior parte dei miei lettori viene dai pezzi fiume che scrissi su Springsteen sul Mucchio Selvaggio. Oggi lo Springsteen degli stadi non è il mio Boss, ed il suo pubblico non è la mia famiglia.
Non andrò più a vederlo suonare dal vivo, già l'ho visto una volta di troppo. Almeno non prima che sciolga quel circo che porta lo stesso nome dei magnificent seven degli anni settanta.

Ascoltami Boss. Sciogli il gruppo, molla la casa discografica giapponese (lo stesso paese che produce la Subaru che un tempo non volevi guidare), mettiti con una band di giovani affamati di NYC, dimentica le canzoni che hai scritto nei giorni di gloria, e canta senza vergogna quelle che scrivi oggi che la creatività sembra esaurita, anche se non sono certo belle.

Ho preso i tuoi sei album in studio del nuovo secolo, e ci ho spremuto un solo disco, con cinque canzoni per facciata (neanche sei sono riuscito a trovarne). Vuoi saperlo? È un capolavoro a cinque stelle come quelli degli anni settanta. Se ti servisse un produttore al posto di Landau...

side 1: 

High Hopes 
I'll Work For Your Love 
Tomorrow Never Knows 
Magic 
Jack Of All Trades 

side 2: 

Further Up (On The Road) 
Radio Nowhere 
Outlaw Pete 
Long Walk Home 
Dream baby Dream 


Qui l'album su Spotify 

Bruce Springsteen was the musician who revived rock’n’roll. The forgotten meaning of three minute songs printed on both sides of a single. Even before Patti Smith, CBGB's, new wave. He was the Elvis Presley, Chuck Berry, Gene Vincent, Eddie Cochran, Phil Spector, Roy Orbison, Mitch Ryder, Gary US Bonds that we didn’t live.
He was the one who told us, using the words of the Seventies, the meaning that those songs had in the fifties for a brand new generation.
That’s the reason why he shocked us. That’s what made him the High Priest of r’n’r. Records like Born To Run, Darkness On The Edge Of Town, The River, Born In the U.S.A. told us of a new land, where we wanted to live.

Then, like Dylan after the motorcycle accident, he just vanished. He hid, not in Woodstock but in Beverly Hills. On the opposite shore of America, in search of a promised land he couldn’t find.

When at the dawn of the new century he came back, he had given up. For some reason, he had changed. Like Jerry Lee, who was bend from a rebel to a country singer, Bruce from a rocker turned into an entertainer. Maybe it was because he just wanted to please, maybe he found luxury confortable (his new career earned him so much money he can’t even count), of maybe it was just the fear of getting old and leaving behind the glory days.

But there is a thin thin line between an entertainer and a clown. Elvis showed us, in his silly white outfit singing greatest hits in Vegas. I could never stand it.

Most of my audience come from my long old writings about him. Today Springsteen dancing in stadiums is not my Boss, and his audience is not my people.

Hey mister, please listen to me. Quit the band, leave the Japan label (there was a time when Subarus didn’t fit you), find some hungry young musicians to play with, forget your glory days hits, and don’t be ashamed to sing the songs you write now, even if they are weaker.

I listened once again to your six albums of this century, just to squeeze them out in just one record, five songs per side. You know what? It’s a masterpiece, just the same as the ones of the Seventies.

P.S.: The Seeger Sessions is a masterwork by itself, but that's a different story.