lunedì 18 aprile 2016

Willie Nile World War Willie


Ricordo come fosse ieri l'emozione provata nel mettere sul piatto l'omonimo Willie Nile, il long playing, quando uscì nel 1980 per la Arista Records di Clive Davis. Un rock lucido ed affilato, a serramanico (per usare una mia abusata espressione), con gioielli di canzoni che in poesia se la giocavano con quelle del contemporaneo The River - due ritratti fotografici di NYC.
Vagabond Moon, Dear Lord, It’s All Over, Across the River, She’s So Cold, I’m Not Waiting, That’s the Reason... una mitragliata di capolavori.
Ma, come anche mi piace dire, c'è chi ha una canzone, chi dieci. Poi finiscono.
Il Golden Down dell'anno successivo era ancora elegante e potente, ma le canzoni memorabili erano meno, molte meno. Ce n'era abbastanza per amare Willie per sempre, per sentirlo uno dei nostri eroi, ma dischi come quello/i non ne ha più registrato. Ciò nonostante Willie non è andato in pensione; continua a suonare la sua chitarra rock a NYC come per il resto del mondo, e non ha smesso di scrivere canzoni, registrarne e dare alle stampe dischi, che spesso è un piacere ascoltare, come Streets Of New York, House Of A Thousand Guitars, fino al recente If I Was A River.

World War Willie (WWW) è un disco rock'n'roll a la Clash. A la Springsteen che fa i Clash. A la Willie Nile che fa i Clash. Le canzoni non sono memorabili, ma alcune sono molto buone (come Forever Wild, Bad Boy, When Levon Sings, Trouble Down In Diamond Town) e tutte girano a pieni giri. Insomma, un disco che è un piacere far suonare a volume alto in auto. O per iniziare la giornata ballando il rock'n'roll in cucina mentre si fa colazione.

Ci siamo sempre promessi che non saremmo mai cambiati 
siamo come due maglie di una catena 
l'uno e l'altro siamo lo stesso 
nel sole e nella pioggia 
pazzi sedicenni eravamo stracciati e liberi 
abbiamo urlato forte che saremmo restati selvaggi... per sempre 

Sono un ragazzaccio, non sono buono 
quando sono nato hanno detto "knock in wood" 
sono un ragazzaccio, faccio del mio meglio 
ma non ho mai voluto essere come tutti gli altri... 

Tutta questa premessa per dire che quando arriva l'ultimo brano, che è una cover di Sweet Jane di Lou Reed (ok, dei Velvet Underground), i VUmetri fanno un salto, e noi sulla poltrona pure.
È una magnifica cover magnifica di Sweet Jane, una delle migliori versioni mai udite.
E allora si sente che Willie Nile è un gigante, un grande rocker solo un po' a corto di grandi canzoni. E allora vorresti che registrasse un disco tutto di cover. Magari tutte di Lou Reed. O tutte di New York.