lunedì 25 aprile 2016

Santana IV


La storia inizia sabato 16 agosto 1969 nei prati di Woodstock quando, nel giorno di mezzo del Festival più famoso della storia del rock, alle due del pomeriggio sale sul palco una sconosciuta giovane band di San Francisco, così misteriosa da non aver ancora neppure un disco nei negozi. Sono i Santana, un gruppo hippie di jam rock con potenti influenze latine, caratterizzato dal suono dei tamburi di Michael Shrieve (uno dei più giovani e talentuosi batteristi in circolazione) e Carabello (ai bonghi), su cui si sciolgono le improvvisazioni dell’Hammond di Gregg Rolie (che è anche il cantante) e soprattutto dell’affascinante sustain della Gibson di Carlos Santana, un incredibile chitarrista messicano folgorato dal suono lungo dello stile del chitarrista britannico Peter Green.
I Santana ipnotizzano il pubblico con brani come Jingo, Savor, Persuasion, e lo mettono al tappeto con i dodici minuti di Soul Sacrifice, che infiamma la platea e viene immortalato nel film dell’evento. Qualche giorno dopo esce il primo album, con il leone in copertina e intitolato semplicemente Santana, trascinato in classifica dal singolo Evil Ways (cover di un brano latino americano) fino ai piani alti della classifica, incoronando il gruppo nella leggenda.

Carlos Santana arrivava dallo stato di Jalisco, sulla spiaggia del Pacifico in Messico, figlio di un musicista di mariachi. Era risalito lungo la costa prima a Tijuana, dove si era fatto le ossa suonando già da adolescente la chitarra nei night club della città, fino a San Francisco, dove era approdato in tempo per l’Estate dell’Amore. Appassionato di blues (John Lee Hooker e B.B. King) e di jazz (John Coltrane e Miles Davis) si era inserito nel giro del Fillmore Auditorium di Bill Graham, dove aveva esordito in un matinée suonando come rimpiazzo di Paul Butterfield sul palco a fianco di  Mike Bloomfield, Jerry Garcia e Jorma Kaukonen. Fu il suo biglietto d’ingresso per il Fillmore, dove la band dei Santana divenne un elemento fisso, ed uno dei gruppi preferiti di Graham. Mentre i membri del gruppo si alternavano fino a trovare la formazione definitiva, Bill Graham procurò loro il contratto discografico con la Columbia Records di Clive Davis, e suggerì di accostare alle jam anche canzoni come quella Evil Ways che sarebbe diventata il loro primo successo di classifica. Il suono jam dei primi Santana è testimoniato su un Live At The Fillmore 1968 dato alle stampe molti anni dopo, dove ancora la sezione ritmica era composta da Bob “Doc” Livingston e Marcus Malone (che sarebbe finito di li a poco in galera per aver accoltellato un marito che lo aveva sorpreso a letto con la consorte).
Il suono trascinante e già quasi perfetto del disco d’esordio dei Santana è in parte dovuto al fatto che in realtà si tratta del secondo tentativo di registrare un album, essendo il primo, registrato a Los Angeles, stato rifiutato dal gruppo, che volle registrarlo nuovamente praticamente dal vivo in una settimana nella San Francisco Bay Area. La storia di quella leggendaria band è compressa fra il ’69 ed il ’71, gli anni in cui uscirono i loro tre album, che comprendono Abraxas (con le cover di Black Magic Woman di Peter Green e di Oye Como Va di Tito Puente, e l’affascinante strumentale di Samba Pa Ti) e Santana III (con No One To Depend On), entrambi numero 1 della classifica americana. Intanto erano arrivati il mitico José “Chepito” Areas alle percussioni ed il secondo chitarrista Neal Schon.

La storia dei Santana originali si ferma qui. È nel maelstrom del successo che Carlos comincia a sentirsi estraneo allo stile di vita tipico dei musicisti rock e sente il bisogno di trovare rifugio in una forma di spiritualità. Fan di Miles Davis e discepolo di tutti i suoi storici collaboratori, lega con il chitarrista inglese “Mahavisnu” John McLaughlin (che aveva suonato sul seminale Bitches Brew di Miles), che lo introduce al guru Sri Chinmoy. Santana, con la futura moglie Deborah King (figlia del bluesman nero Saunders King) diventano discepoli di Chinmoy, che gli impone di tagliarsi la capigliatura afro e lo ribattezza Devavip - nome che Santana userà per distinguere la sua produzione solista da quella con la band. Carlos punta i piedi per separare la band originale (per lo sconcerto di Bill Graham e di Clive Davis) e dare vita ad una big band di cui è leader assoluto (solo all’inizio in coppia con Mike Shrieve) e di cui modificherà in continuazione i collaboratori.
Dal canto loro, dopo un tentativo accolto male dal pubblico di golpe, provando ad andare in tour senza il leader, e retrocessi ad accompagnatori in Caravanserai, Gregg Rollie e Neal Shon se ne vanno a formare i poco interessanti Journey.
In quegli anni Carlos realizza un suono prevalentemente strumentale, basato soprattutto sul suono sostenuto caratteristico della sua Gibson, una sorta di landscape meditativo ed orecchiabile, di stampo mistico che trascende la forma canzone ma perde per strada la potenza di fuoco della band originale. Il capitolo più significativo del periodo è il disco solista Love Devotion Surrender, realizzato in coppia con McLaughlin, mentre i dischi marchiati Santana sono Caravanserai, Welcome e Borboletta, in qualità costantemente calante.
Messo di fronte alla realtà di vendite in discesa, e dell’immancabile cattiva gestione dei conti, con cassa vuota e tasse da pagare, Carlos torna da Bill Graham per realizzare nel ’76 Amigos, un album per il pubblico delle canzoni, con due brani di successo scritti dal nuovo tastierista Tom Costner, Dance Sister Dance e lo strumentale Europa (che si rifà a Samba Pa Ti), che lo riporta in Top Ten in tutto il mondo, confermando Santana un artista universale, anche se la qualità della musica è molto opinabile. Da allora questa è la strada intrapresa da Devavip (anche dopo il divorzio dal guru): musica latina orecchiabile e strumentali mistici un po’ new age con numerose collaborazioni con i propri idoli del jazz.
Con un paio di notevoli eccezioni.
La prima è l’album con cui apre il nuovo millennio. Perduta la casa discografica, tanto la Columbia che la nuova Island, torna nell’abbraccio di Clive Davis, che nel frattempo conduce la Arista Records. Una volta di più Clive punta tutto su Carlos, mettendogli a disposizione un budget notevole per un disco con la collaborazione dei migliori produttori e soprattutto dei migliori artisti contemporanei in circolazione, fra cui spicca la voce di Dave Matthews. Il risultato, Supernatural (che fu il titolo di un singolo di Peter Green - anche se il chitarrista inglese non viene citato in nessuna nota di copertina) è notevole. Un disco come si registravano negli anni sessanta, quando qualità artistica e canzoni di presa commerciale si sovrapponevano. Il disco, forte di potenti hit e di un gran suono, vende la cifra impressionante di trenta milioni di copie - uno degli ultimi million seller di un mercato del rock anemizzato.
Rimarrà purtroppo un’eccezione nella produzione di Santana, almeno fino alla nuova grande sorpresa di oggi, quando Carlos si trova coinvolto in un inatteso progetto di reunion della band originale, i Santana originali della trilogia del dopo Woodstock. Il disco si intitola inequivocabilmente Santana IV, facendo seguito a sorpresa di ben 45 anni a Santana III.
Che vi devo dire? La formazione è quella originale, quella di Carlos Santana, Gregg Rolie, Neal Schon, Mike Shrieve e Carabello - per fortuna non ci sono morti da piangere nella formazione - manca solo Chepito Areas. Alle orecchie di uno come me, Santana IV suona come un regalo: sembra venir fuori direttamente dal 1972. Potrà essere un anacronismo, ma ne vorrei tanti così. Il suono è potente, quello dell’era dei Santana originali, dei Traffic e di quel rock robusto e fantasioso che in questi giorni di canzoni di tre minuti non esiste più.
Bello tutto: le percussioni, le tastiere, le chitarre, le atmosfere latine e quelle world africane. Si potrebbe obbiettare che non ci sono canzoni del calibro di Black Magic Woman, ma chi mai le può pretendere? In ogni caso il nuovo singolo è Anywhere You Want To Go, a cui fanno compagnia altri quindici pezzi, fra strumentali, R&B, ritmi latini, e soul cantati da ospiti come Ronald Isley degli Isley Brothers. Come ai tempi, un suono irresistibile, un’autostrada di ritmo, il “ritmo diesel della vita” avrebbe cantato un nostro artista di quei giorni della nostra giovinezza.
Nostalgia? A buon titolo!

Discografia dei Santana:

Santana (1969) ★★★★★ 
Abraxas (1970) ★★★★★ ! 
Santana III (1971) ★★★★★ 
Live At The Winterland 1968 (1997) ★★★★ 
Santana IV (2016) ★★★★ 

Discografia notevole di Carlos:

Santana: Caravanserai (1972)
Carlos Santana Mahavishnu John McLaughlin: Love Devotion Surrender (1973)
Santana: Supernatural (1999)