venerdì 1 gennaio 2016

The Elements King Crimson 2015 Tour Box


I King Crimson sono da mezzo secolo la più intellettuale delle rock band britanniche. Furono il gruppo inglese più popolare del lontanissimo 1969, anno in cui registrarono quel In The Court Of The Crimson King che avrebbe scritto le regole di quel genere a posteriori battezzato Progressive Sinfonico. In realtà i King Crimson non condivisero mai la decadenza dei loro seguaci, vale a dire quel mix di melodie orecchiabili, di manierismo, di musica barocca e di virtuosismo fine a sé stesso dei gruppi prog degli anni settanta.
I King Crimson sono rimasti sempre una band sperimentale, ma ancora una volta a differenza dei compagni di avventura (i tedeschi, per esempio) non registrarono mai dischi dai suoni sgradevoli e indigesti. Se il merito va a quello che dal 1970 è l'indiscusso regista del gruppo (il nucleo storico e democratico visse il tempo di una farfalla, nascendo e morendo in quel '69), vale a dire il dispotico chitarrista Robert Fripp, i Crimson sono però sempre stati un ensemble, sul modello di quelli jazz, in cui l'improvvisazione, il talento e l'estro di ogni musicista ha sempre contribuito al risultato. Non a casa una descrizione efficace della loro musica è "il jazz non jazz britannico".
Il polso fermo della conduzione di Fripp, assieme alla sua costante dedizione nel non abbassarsi mai a produzioni commerciali, ha contribuito a non fare nemmeno un passo falso in tutta la loro storia discografica. Che molto schematicamente si può dividere in quattro periodi: quello progressivo sinfonico fino a Islands, quello "jazz" fino a Red, quello new wave del quartetto di Discipline, quello industriale a cavallo del nuovo millennio.
A parte il gruppo primigenio, ogni volta è stato Fripp a staccare la spina, scatenando la furia di compagni e fan, prima che ogni periodo divenisse di maniera e di genere. Per quando la cosa fosse spiacevole, a giudicare dai risultati ottenuti dai suoi soci senza di lui, direi che a questo perfezionismo maniacale alla Kubrick si deve la purezza dell'anima del leggendario Re Cremisi.

L'ultimo disco di studio dei King Crimson risale al 2003. Dopo essersi ritirato a vita privata (interrotta solo dai giochini dei soundscapes, strettamente per fan) ed aver dichiarato in ogni occasione possibile che la storia dei Crimson apparteneva al passato (da cui attinge a piene mani nella compilazione di ristampe e box), abbiamo capito che qualche cosa stava succedendo quando uscì un disco cooperativo attribuito a Jakko Jakszyk, Robert Fripp, Mel Collins, o anche A King Krimson ProjeKct, in cui il Jakko (leader di una tribute band) sovraincideva alcuni dei soundscapes di Fripp. Un disco che raggiungeva gli standard qualitativi della mother band, ed infatti rimaneva etichettato come progetto. Poi nel 2014 l'annuncio a sorpresa: i King Crimson tornavano a calcare i palchi, per un tour americano di 19 date, con una formazione singolare, di tre batteristi, basso, sax, la chitarra e voce di Jakko, ed ovviamente la chitarra di Bob Fripp. Non un gruppo di revivalisti in cerca di easy money, ma una lucida e muscolare formazione in piena forma, come dimostrato dallo straordinario Live At The Orpheum registrato a San Francisco verso la fine del tour.

I principi su cui si basa il ritorno di quel gruppo sono dichiarati in:

1. Gioia (possano i King Crimson portare gioia a tutti noi, me compreso)
2. Accettazione / Generosità (Se non vuoi suonare una parte, va bene così. Passala a qualcun altro, siamo in parecchi)
3. Creatività (Tutta la musica è nuova, indipendentemente da quando è stata scritta)
4. Impegno (Se non sai che tonalità tenere, suona do diesis)
5. Decisione (Se non conosci il tempo, suona in 5/4 o 7/4)
6. Ingenuità (Se non sai cosa suonare, cambia marcia)
7. Presenza (Se ancora non sai cosa suonare, non suonare nulla)

In quell'occasione veniva venduto nel tour un box di 2 CD intitolato The Elements 2014 Tour Box, con una quantità di registrazioni più o meno inedite sparse in tutti questi anni.
A grande richiesta la band è tornata nel 2015 per un tour anche britannico ed europeo (nessuna data in Italia). Si parla anche di un nuovo album registrato in concerto.

Ma intanto negli show si vendeva un nuovo cofanetto, l'Elements 2015 Tour Box. La cui bellezza è indescrivibile.
In teoria si tratta di spare parts, nastri di registrazioni inutilizzate in precedenza, o comunque parecchio rare. Ma, in ossequio al principio #7 (tutta la musica è nuova, indipendentemente da quando è stata scritta), i due CD riescono in un'operazione impossibile. Primo, far suonare tutta la musica dal '69 al '15 in modo assolutamente unitario, per non dire contemporaneo.
Due, farla suonare come se si trattasse di un disco nuovo. Un disco capace di ricapitolare e distillare tutto lo spirito della band. Incisioni che vivono in modo del tutto indipendente dall'idea antologica, o dal fatto che l'ascoltatore conosca o meno i King Crimson.
Terzo, risultare in uno dei dischi migliori del gruppo, se non di quello da ascoltare più volentieri.

Va sottolineato che i Crimson non sono il primo artista a riciclare pietanze avanzate per generare ottimi dischi nuovi. Un maestro in questa arte era Frank Zappa, che ha utilizzato forse tutto ciò che ha inciso, spesso con una tecnica chiamata xenocronia, che consiste nel realizzare brani fondendo incisioni realizzate in situazioni del tutto differenti.

Mentre il 2014 box dei KC era molto orientato alle durezze della chitarra elettrica di Fripp, risultando spesso troppo industriale e poco digeribile, quello del 2014 è assolutamente corale e spesso melodico. Si parte da uno strumentale di Epitaph (a cui è stata strappata la voce di Greg Lake) per arrivare, 29 tracce dopo, ad un grande live di Schizoid Man registrato dal gruppo odierno nel tour del 2014. passando per una Cat Food che pare I Want You dei Beatles, Bolero, Islands, fino a una Light Of Day troppo più bella di quella finita su Scarcity Of Miracle.

Un disco che consiglio a tutti: per chi conosce i Crimson è imperdibile, per chi ne ha solo sentito parlare è l'occasione definitiva. L'unico ostacolo è trovarlo, facendo in fretta. Siamo già nel 2016...

★★★★★