domenica 6 dicembre 2015

Bruce Springsteen The Ties That Bind


Sono passati molti anni dal 1980. Praticamente c'è in mezzo la mia vita, e quella di chi, come me, è stato trascinato dalla corrente impetuosa del fiume del giovane Springsteen.

La premessa doverosa è che The Ties That Bind, il box di 4 CD e 3 DVD è che, ovviamente, non è la cosa vera. La cosa vera è stato il doppio vinile The River quando uscì, fotografando lo zenit della potenza dei magnifici sette del New Jersey.
La cosa vera è il disco originale. Questo box va preso come un documentario, una specie di libro da leggere per ricordare quei momenti. Un pretesto per chi li ha vissuti per portare il ricordo a quel rock e a quegli anni, in cui eravamo più "giovani e forti", come canterebbe Bob Seger (un'altra scoperta, con la sua Silver Bullet Band, di quei giorni ricchi di promesse).

Nel box c'è naturalmente il disco originale, cioè The River. Che immagino tutti gli acquirenti già conoscano e possiedano. A questo si aggiungono due dischi accessori. Uno rappresenta il singolo vinile che nel '79 avrebbe dovuto far seguito a The Promised Land, probabilmente con il nome di The Ties That Bind, dal titolo della prima canzone. L'album faceva seguito ai due capolavori che avevano portato il nome di Bruce Springsteen & The E Street Band da sconosciuto a nuovo messia, e Bruce avvertiva la pressione di doversi confermare. Le dieci canzoni di The Ties That Bind non gli sembrarono potenti a sufficienza, ed in effetti non lo erano. Non a livello dei dischi che lo avevano preceduto. Così il gruppo rientrò nei Power Studios di NYC per aumentare la massa critica del disco.

Il secondo disco nuovo è quello delle outtakes, o almeno delle migliori di esse, che non raggiunsero il disco finale. La storia che ci raccontano questi due dischi è istruttiva.
È che, come ebbe a dire Van Morrison, il talento è anche frutto di molto molto lavoro. Che il genio sia 1% ispirazione e 99% sudore, è una frase attribuita a Thomas Edison (lo Steve Jobs dell'inizio del novecento). In altre parole, a noi che ascoltavamo i capolavori editi da Springsteen nel decennio (lungo) fra il 1973 ed il 1987, poteva sembrare semplicemente che la dea del talento lo avesse baciato in fronte, e che ogni canzone che scrivesse fosse automaticamente un gioiello. Oggi scopriamo che dietro quei dischi c'era molto, molto, molto lavoro. Bruce entrò in studio con un nastro inciso sul registratore di casa con 95 demo; la E Street Band ne incise, di demo, più di 100. Non erano automaticamente capolavori: erano brani in cui Bruce ed il gruppo spremevano meningi e fantasia, erano tracce che spesso assomigliavano a canzoni già esistenti (Clash, My Sharona, Phil Spector, persino Jonathan Richman), erano spezzoni di note, di versi, di storie che sarebbero stati assemblati in qualche altro modo nelle venti canzoni che contribuirono a realizzare il lavoro perfetto, il doppio LP di The River.
Nessuno dei brani esclusi è al livello di quelli scelti alla fine. O quasi: avrebbero potuto farcela Loose Ends, Meet Me In The City, Stray Bullet.
Paradise By The C è il gioioso inno strumentale della E Street Band che già conoscevamo. In realtà non sono molti i pezzi che già non erano stati editi su qualche disco, come Tracks o Essential o il retro di qualche singolo. The Ties That Bind, il disco singolo, avremmo potuto registracelo in casa dai dischi già stampati, se non fosse per la versione più veloce di Stolen Cars. Roulette era stata scritta sull'onda emozionale di No Nukes. From Small Things (Big Things One Day Come) è finita a Dave Edmunds.
Comunque il disco di outtakes suona bene; è un piacere lasciar suonare le sue 22 canzoni.
Pensare che molte altre ne sono rimaste fuori. Secondo Wikipedia: Janey Needs a Shooter, Find It Where You Can, Break My Heart, Out on the Run (Looking for Love), Under the Gun, I Don't Wanna Be, Chevrolet Deluxe, Slow Fade, Jole Blon, Do You Want Me to Say Alright, Angelyne, A Thousand Tears (William Davis), I Will Be the One, Tonight, I'm Gonna Treat You Right, Dedication, Your Love, This Little Girl. Alcune di esse le abbiamo ascoltate nel bellissimo disco di Gary U.S. Bonds (ricompensato così dal Boss e dalla band, per aver ispirato il concetto musicale dietro a The River), una è stata reinventata dal grande Warren Zevon.

Poi ci sono i film. Uno è un documentario dalla struttura molto semplice, uno Springsteen anziano che con una chitarra acustica ricorda il percorso che lo ha portato alla realizzazione di The River; i momenti migliori sono i filmati originali della band in studio, purtroppo mai abbastanza lunghi quanto si desidererebbe.
Poi, diviso su ben due DVD, c'è uno show di inizio tour - quel tour che portò tanti di noi a Zurigo all'Hallenstadion nel 1981. Eravamo giovani, affamati di vita ed ottimisti. Mi sembra impossibile che siano passati 35 anni; in effetti io sono diverso, il mondo è molto diverso, persino The River è diverso. But I still love rock'n'roll.


P.S.: per gli indecisi che si domandano se il box, al prezzo esoso di un biglietto da 100 euri, sia un acquisto obbligatorio, la risposta di uno che il centone lo ha speso il primo giorno è che, potendo ascoltare le canzoni su Spotify, questa scatola è circonvenzione di incapace.