lunedì 14 dicembre 2015

Assegni a vuoto per la letteratura dell'underground


Ci fu un tempo in cui le case discografiche stampavano i dischi per gli ascoltatori di musica. E gli ascoltatori li compravano, a milioni di copie. Poi è arrivato il tempo in cui non più appassionati di musica, ma commercialisti, hanno cominciato a gestire le case discografiche; e hanno sentenziato che il target del loro mercato non sarebbero più stati gli ascoltatori, ma il pubblico più leggero, quello che i dischi non li compra. Ed infatti di dischi non se ne sono più venduti.
La stessa cosa è successa alle case editrici. Gestite una volta da letterati alla ricerca costante di autori da stampare, si sono trasformate in venditori di entertainment a buon mercato, a ruota di mezzi come la televisione. Gli editori hanno smesso di pubblicare libri altrui, per inventarsi prodotti redazionali indirizzati dal marketing. Ed il pubblico ha smesso di acquistare libri.

Gli spazi per i nuovi autori si sono ristretti ad una fessura; figuriamoci quelli degli autori che scrivono di dischi. Le librerie indipendenti hanno chiuso, mentre le catene di distribuzione degli editori si sono riempite di libri di cucina, di fotografie di cioccolatini, di biografie di personaggi dei talk show televisivi.
Tanto i dischi rock che i libri dei nuovi autori hanno finito per ritirarsi nell'underground: presentazioni carbonare in qualche birreria, distribuzioni per passa parola, al massino cercando di sfruttare i nuovi media digitali. Nella mia esperienza personale, ho venduto ogni copia dei miei libri nei pochi negozi dove le ho distribuite a mano, mentre ho realizzato il maggior numero di vendite nel formato digitale degli eBook di Amazon. Molte meno nella libreria digitale Apple, e praticamente nulla attraverso i canali digitali concorrenti. Probabilmente la maggior parte dei lettori digitali si rivolge a Kindle, mentre Apple iPad resta una piattaforma più giocosa. Oppure in molti fanno come me, che leggo i libri sul software di Kindle su iPad.
In un caso e nell'altro, cartaceo e digitale, i numeri sono ancora piccoli. I download digitali sono ancora una percentuale ridotta dei libri di carta, che a loro volta sono decisamente pochi rispetto a quello che vendevano uno o due decenni fa, in epoche intellettualmente meno torpide. Il risultato è che è molto improbabile riuscire a vivere scrivendo libri. Realtà che non scoraggia comunque chi ha qualche cosa da raccontare e da scrivere. E a tenere gli occhi aperti, magari frugando nei social media, non sono le novità a mancare.

Corrado Ori Tanzi, il giornalista che aggiorna il blog letterario 8th of May, ha appena stampato (in digitale) la sua nuova raccolta di racconti noir dedicati a Milano, da cui il titolo Vivere e morire a Milano. Brani grigi, duri, di periferia, di una vita e malavita già molto differente da quella che cantavano nei cabaret i Gufi di Nanni Svampa e Lino Patruno.

Paolo Vites, giornalista di mito della scena rock, ha invece dato alle stampe Backstage Pass (sulla strada con the Good Doctor), una raccolta di straordinari racconti autobiografici che affianca quelli che narrava in Do You Believe In Magic e Un sentiero verso le stelle: sulla strada con Bob Dylan.

E parlando di cronisti rock, Mauro Zambellini è riuscito nell'impresa, più unica che rara, di veder tradotto in inglese un suo libro, la biografia del rimpianto Willy DeVille, Love and Emotion.

Fabio Cerbone ha dato alle stampe i suoi nuovi racconti di America 2.0, storie ispirate a canzoni che tutti non rockettari conosciamo bene, dal Boss a Tom Waits passando per Townes Van Zandt.

Una casa editrice prestigiosa, la Minimum Fax, ha stampato il nuovo libro di Eddy Cilìa Come un uragano, una raccolta di interviste a Neil Young.
Mentre Michele Pizzi ha edito in eBook le sue storie (e testi) su Frank Zappa, for President, un libro determinante fra quelli scritti in italiano sul grande musicista.

Questi ed altri libri della letteratura BEAT underground italiana cerco di segnalare su una pagina di FaceBook, significativamente intitolata Assegni a vuoto, così come racconto dei dischi italiani indipendenti su Little Italy, il blog e la pagina.