mercoledì 25 marzo 2015

The Who alla O2 Arena, London, 2015. L’ultimo tour.


Never too old to rock’n’roll. Non gli Who: io. Prendere al mattino un aereo per Londra, arrivare con un treno e la metropolitana (il tube) all’Arena O2, per ritrovarsi in piedi fra mod attempati e mod anziani che, incuranti dell’ipertrofia prostatica, ingollano pinte su pinte di birra nell’attesa dello show dell’ultimo tour di una delle band inglesi più amate di sempre. E poi sotto il palco, sotto il fuoco degli amplificatori, a godersi 50 anni di hit. Pare proprio che questo sarà l’ultimo tour della band, che poi è un duo, Roger e Pete, accompagnati dalla batteria di Zak Starkey (il figlio di Ringo e quanto di più vicino esista a Keith Moon), dal basso di Pino Palladino e da una serie di session man di basso profilo, fra cui un fratello dello stesso Townshend. Non vuol dire che non suoneranno più assieme, ma che probabilmente non intraprenderanno più un tour vero e proprio dopo aver esaurito quest’anno le date inglesi, il concerto ad Hyde Park e le tante date americane. Così questo è ufficialmente il tour di 50 hits!, il che non comporta alcun senso di colpa per dare al pubblico quello che chiede. Né a goderselo.
Vale a dire I Can’t Explain, The Kids Are Alright, Substitute, My Generation, I Can See For Miles, The Seeker, Magic Bus, Who Are You
Pete e Roger sono in forma, arrivarci ai settanta così, con il braccio a mulinello come un ventenne. Sono disponibili, effervescenti, vivaci, brillanti. Pete non rinuncia a scherzare fra ogni brano, come quando guardando il pubblico scuote la testa e mormora «Oddio, che ci faccio qui?». Roger ringrazia: «Senza di tutti voi questi anni sarebbero stati assai più noiosi» e Pete incalza: «In realtà li sono stati ugualmente».
La band gira perfetta, ma specie nella serata d’esordio la sequenza di hit stenta a decollare: di tanto in tanto c’è un picco, come nella furiosa My Generation e nella intensa Behind Blue Eyes, ma l’impressione che ne ricavo è un po’ come se stessi ascoltando le canzoni di un disco. Il fatto è che la procedura è rigida: la band accompagna, e non può certo prendere iniziative, e tutti quanti sono puntualmente sincronizzati con i (bei) filmati proiettati sullo schermo, così che le sorprese sono poche. Anche tutte le chiacchiere, sono piacevoli e danno un’aria di familiarità alla esibizione, ma certo non favoriscono il climax. Quando per la seconda volta in due sere partono i dieci minuti di A Quick One mi scappa un «oh, no». Ma tutti si divertono. We have a remedy...
Nella seconda serata sono più rilassati, tanto che Roger canna addirittura qualche entrata, e paradossalmente proprio per questa rilassatezza il motore prende giri. Il riposizionamento della scaletta fa in modo che i medley da Tommy (Sparks > Pinball Wizard, See Me, Feel Me) e Who’s Next (Baba O’Riley e Won’t Get Fooled Again) finiscano in fondo allo show, con un effetto incandescente.

Ringrazio chi di dovere in cielo ed in terra per avermi portato qui. Poi saluti, abbracci, ma nessun bis. Tutto quello che il pubblico poteva desiderare già i due eroi lo hanno dato. Bello esserci.



la scaletta

domenica, 22 marzo 2015:
I Can’t Explain 
Substitute 
The Seeker 
Who Are You 
The Kids Are Alright 
I Can See for Miles 
Pictures of Lily 
So Sad About Us 
My Generation 
Behind Blue Eyes 
Join Together 
I’m One 
Love, Reign O’er Me 
Slip Kid 
A Quick One (While He’s Away) 
Amazing Journey 
Sparks 
Pinball Wizard 
See Me, Feel Me 
Listening to You 
Baba O’Riley 
Won’t Get Fooled Again 
Magic Bus 

(voto 7)

lunedì, 23 marzo 2015:
I Can’t Explain 
Substitute 
The Seeker 
Who Are You 
The Kids Are Alright 
I Can See for Miles 
Pictures of Lily 
My Generation 
Magic Bus 
Behind Blue Eyes 
Join Together 
You Better You Bet 
I’m One 
Love, Reign O’er Me 
Eminence Front 
So Sad About Us 
A Quick One (While He’s Away) 
Amazing Journey 
Pinball Wizard 
Sparks 
See Me, Feel Me 
Baba O’Riley 
Won’t Get Fooled Again 

(voto 8)