giovedì 5 febbraio 2015

50 libri in un anno: la recensione


« Questo è un libro che mi è piaciuto tanticchio, ma parecchio, quindi la prendo larga...

un giornalista musicale che pur vivendo come dice lui nella periferia dell’impero (rockenrollo) ha cominciato ad ascoltare musica rock, a comprarla e a viverla nei primi anni 70, e non ha più smesso. E perchè avrebbe dovuto, trallaltro?

Perchè non lo facciamo per la strada? è un libro diviso in 31 capitoli, ognuno dei quali narra un qualche aspetto del mondo rockenrollo degli anni 60, 70 e 80: concerti, vinili, musicassette, 45 giri, canzoni, concetto di album, Beatles, Rolling Stones, Bob Dylan, punk, groupies, radio, album in studio, album doppi, album dal vivo. Ci sono storie, aneddoti, ricordi, racconti di quello che è stato un mondo in cui quelli della mia e della precedente generazione hanno vissuto per tutta la loro infanzia e giovinezza, un’epoca oramai mitologica in cui compravi veri dischi registrati da veri musicisti che suonavano veri strumenti dal vivo. Nella vera realtà trallaltro, mica su un ponte ologrammi.

Blue Bottazzi è stato un giornalista del Mucchio Selvaggio in anni in cui tutti noi ne aspettavamo l’uscita mensile per imparare a memoria i dischi recensiti e scegliere, con infinite sofferenze vista la scarsità della paghetta, a quali dedicare l’acquisto...

Il Mucchio e i suoi giornalisti ti trasportavano ogni mese nel Nirvana...

Il Mucchio Selvaggio era con te a credere che il rock era una roba seria, era una passione su cui costruire un’esistenza...

Blue Bottazzi ripercorre tutto questo, e più indietro ancora: è stato un giovanotto negli anni Settanta, quando il rock viveva la sua età dell’oro. E tutto quello che era cultura rock ai tempi, lui l’ha vissuto: la radio, le prime riviste musicali, gli scambi di vinili e cassette, il negoziante-amico-pusher che te li forniva, i vinili. C’era quando le discoteche facevano ascoltare rock’n’roll, prima della musica disco. C’era quando in una qualsiasi annata di quel decennio potevi pescare un capolavoro, e senza sforzo. C’era per Exile on Main Street e Blood on the tracks, per Tubular Bells e Rock’n’roll Animal, e te lo racconta tutto questo, e anche un po’ di più...

c’è stato un mondo in cui comprare un disco era comprare un’opera d’arte, dalla copertina alle fotografie ai testi alla musica; e te la sceglievi, e te la portavi a casa, e te lo ascoltavi tutto, perchè un album era creato con un senso, dalla prima canzone del lato A che spaccava alla prima del B che era più una ballata, tutto tutto fino in fondo, perchè era pensato per essere così.. .

C’è il capitolo sul cinema e quello su John Belushi, uno sulle canzoni d’amore e uno sul sesso, Mink de Ville e le Donne del rock, uno sulle etichette e uno sulle copertine dei vinili. In più, alla fine di ogni capitolo c’è un decalogo, se vogliamo una serie di canzoni da cassetta, di canzoni relative a quel periodo: 10 must have, 10 dischi soul, 10 film, 10 grandi B sides, e così via...

C’è il capitolo sulle C90, ed è così perfetto che mi sembra di essere ancora lì in cameretta a prepararne una, a tirare fuori il pennarello nero per fare i bordi ritagliando fotocopie miniaturizzate delle copertine degli album da incollare sul lato largo...

E' un libro per chi c’era, e anche per chi non c’era e avrebbe voluto esserci: è un viaggio nel tempo. E’ anche per chi non c’era e non avrebbe voluto esserci: perchè se no mentre ve la tirate un po’ acidelli scrollando una delle vostre playlists di brani top tracks non vi verrà mai il dubbio che trent’anni fa ma anche venti c’era gente che alle vostre compilation così indie e così condivisibili nella vostra rete avrebbe proprio pisciato in testa, o per lo meno ruttato in fazza, via. Se non siete cresciuti con la scritta sul Mucchio: Guida Spirituale= John Belushi, ve la meritate la piscia in testa sui brani trendy...

Quindi, potete star lì a diventare menarelli sul perchè non abbiate un ponte ologrammi e come sia ingiusto tutto ciò. Oppure potete comprarvi Perchè non lo facciamo per la strada? e viaggiare viaggi rockenrolli. Oh io ve lo dico, eh, poi vedete voi.

Di recente un ragazzo mi ha chiesto "I Beatles sono stati davvero una gran band? Perchè non mi pare" – Sì, furono i più grandi. Su quale disco? Tutti. »




Lorenza Inquisition - leggi tutta la recensione su 50 libri in un anno