sabato 20 dicembre 2014

Rolling Stones From The Vault


Fra tutti, chi ha dimostrato di gestire meglio la discografia inedita è senz’altro Bob Dylan con l’ottima bootleg series. Springsteen fa un gran casino, gli stessi Stones sembrano indecisi sulla via da intraprendere. All’inizio hanno pubblicato i loro concerti più preziosi sotto forma di download digitale dal proprio sito. Oggi sembrano proporre una nuova serie, intitolata From The Vault, disponibile questa volta in un formato fisico, cioè con copertina (da toccare e annusare), CD (da ascoltare) e DVD (da guardare). Una soluzione più apprezzata dalla gran parte del loro pubblico che, per età ed abitudini consolidate, preferisce il possesso fisico a quello virtuale.

Peccato solo che al momento le scelte di From The Vault appaiano un po' meno interessanti di quelle precedenti in download; la causa sta forse nella esigenza del DVD, cioè del film del concerto, che parrebbe essere una condizione per l’inclusione nella collana. Peccato.

Al momento la serie From The Vault comprende L.A. Forum del 1975, il tour delle Americhe, che è poi lo stesso da cui all’epoca fu tratto il doppio Love You Live, quello con la copertina di Andy Warhol, un disco che non ha mai brillato per qualità.
Il secondo Live From The Vault è l’Hampton Coliseum del 1981, la tournée da cui era già stato tratto Still Life, probabilmente il disco peggiore degli Stones.

I due migliori live della band sono invece disponibili attualmente in sola versione digitale, e si tratta del grandissimo Brussels Affair (Live 1973), l’apice della band, con Mick Taylor alla solista, con gli Stones al loro meglissimo, una vera macchina da guerra del Rock’n’Roll.
Il secondo è Some Girls Live in Texas, registrato nel corso del tour di Some Girls, il canto del cigno del gruppo, con Ron Wood ormai ben integrato ed il redivivo Keith Richards di ritorno dal tunnel dell’eroina.



Proviamo a fare il punto sulla discografia live del gruppo. Con la stelletta i dischi consigliati.

(1965) Got Live If You Want It! (EP). Sono i Rolling Stones gutturali degli esordi, magnifici, qui in sei canzoni sparse poi fra i primi LP americani.

(1966) Got Live If You Want It! (LP). Ne avete sempre sentito parlare in termini di sufficienza, ma è solo perché (a) chi ne parla non lo ha ascoltato e (b) i giornalisti inglesi dell'epoca si offesero del fatto che il disco fosse pubblicato solo in USA. È la testimonianza dei concerti di una band che inventò il rock’n’roll, anche se in realtà è stato rimaneggiato più o meno pesantemente in studio. È il meglio dei Rolling Stones con Ian Stewart e Brian Jones. ★

(1968) Rock and Roll Circus. È un live collettivo rimasto nella leggenda orale fino alla stampa del 1996. Le canzoni degli Stones sono ottime, fra cui Jumpin' Jack Flash ed una You Can't Always Get che da allora avrebbero potuto non suonare più. C’è anche Sympathy For The Devil. ✩

(1969) Get Yer Ya-Ya's Out! The Rolling Stones in Concert. Il breve tour americano concluso ad Altamont. La band sta diventando un robusto e potente combo, con Mick Taylor alla solista ed alla slide. ★

(1973) Brussels Affair. Il live definitivo, il rock’n’roll che fa impallidire ogni altra band. Ascoltarla per capire cosa erano gli Stones Billy Preston alle tastiere dovevano assumerlo in pianta stabile. Poi Taylor, disturbato sempre più da problemi personali, se ne andò e gli Stones dovettero reinventarsi. ★

(1975) From The Vault, LA Forum. Band rumorosa, divertente ma forse non altrettanto a fuoco, con Keith distratto dai problemi personali, Ron Wood in rodaggio e Mick Jagger che sgomita. Certo, ci sono sempre Billy Preston e Ian Stewart alle tastiere, Ollie Brown alle percussioni ed una sezione di fiati a tre che comprende Bobby Keys - ed un gran rush finale.

(1975-77) Love You Live. C'è qualche cosa che non funziona in questo doppio LP, forse il fatto che sia una compilation e non la registrazione di un vero show. Il suono comincia a farsi plasticoso ed evocativo degli Stones del domani. Buona solo la terza facciata registrata nel '77 al piccolo Mocambo Tavern di Toronto, con quattro cover blues e r'n'r.

(1978) Live In Texas. A dimostrazione che quella di Some Girls fu una rinascita, sia pure un canto del cigno, è un disco di rock molto compatto che sprizza energia e gioia da ogni solco. Anche Ron Wood ha il suo perché. ★

(1981) From The Vault, Hampton Coliseum.

(1981) Still Life. Brutto e noioso. Li vidi a Torino, noia e delusione.

(1982) Live at Leeds, dalla scaletta simile a Hampton Coliseum 1981.

(1988) Keith Richards Live at the Hollywood Palladium. Richards avrebbe dovuto continuare a suonare con i magnifici X-Pensive Winos, anziché tornare a casa a fare la rock star. ★

(1989-90) Flashpoint. Le registrazioni del Steel Wheels/Urban Jungle Tour. Routine.

(1990) Live at the Tokyo Dome

(1995) Stripped. Registrato in piccoli club durante il Voodoo Lounge Tour, con una selezione di brani diversi dai soliti hit: Like a Rolling Stone, Not Fade Away, Shine a Light, The Spider and the Fly, I'm Free, Wild Horses, Let It Bleed, Dead Flowers, Slipping Away, Angie e Love in Vain, Sweet Virginia e Little Baby registrati dal vivo in studio. Inaspettato. Proprio bello. L'ultimo, e fa incazzare perché dimostra che volendo ci sarebbero ancora.  ✩

(1998) No Security. Registrato durante il Bridges to Babylon Tour. Routine.

(2003) Live Licks. Routine.

(2005) Light the Fuse, registrato a Toronto.

(2008) Shine a Light. Il monumento alla cover band, filmato da Martin Scorsese (un omonimo del regista di Last Waltz).

(2013) Sweet Summer Sun, Hyde Park Live. Registrazione del 50 and Counting Tour. Simile a Shine A Light, però un film con una regia sorprendente.