mercoledì 31 dicembre 2014

Keef


Lo zenit i Rolling Stones, l’altra più grande rock band al mondo, lo raggiunsero quando si ricompattarono dopo la Summer Of Love, riorganizzandosi dopo l’uscita dal gruppo di Brian Jones. Gli Stones erano nati suonando gutturale rhythm & blues di Chicago, ma avevano raggiunto il successo come gruppo Beat sulla scia dei Beatles, con canzoni meravigliose come Satisfaction, Paint It Black, Ruby Tuesday, She’s A Rainbow... Il 1967 era stato un momento di risacca, con Brian Jones fuori gioco ed un pallido disco psichedelico a imitazione dei Beatles di Sgt.Pepper.
Gli anni in cui i Rolling Stones inventarono il proprio suono furono quelli fra il 1968 di Begger’s Banquet ed il 1972 di Exile On Main St., il rock’n’roll irresistibile di Jumpin’ Jack Flash, Honky Tonk Women, Brown Sugar, You Can’t Always Get What You Want, Tumblin’ Dice. Gli anni della chitarra ritmica di Keith Richards e di quella solista di Mick Taylor, ben rappresentati dal concerto di Brussels Affair. 
Anche se gli Stones sono ancora oggi on the road, in realtà si sciolsero in qualche momento degli anni ottanta, quando Mick Jagger tentò una abortita carriera solista con She’s The Boss (1985) e Keith rispose mettendo assieme una band sua, gli XPensive Winos (1987) con Charley Drayton e Steve Jordan, Waddy Watchel e Ivan Neville (il figlio di Aaron, dei Neville Brothers). 
Prima di rientrare nei ranghi, i Winos misero assieme due ottimi dischi in studio ed uno registrato dal vivo. 
Richards ha uno stile di canto laid-back, di basso profilo, su corde country. Era stato il suo grande amico Gram Parsons, dei Byrds, ad insegnargli ad amare il country, e sono parecchi i pezzi country che Keef scrisse per gli Stones, come You Got The Silver, Dead Flowers, Sweet Virginia, Some Girls. Parsons aveva sperato che Richards e gli Stones gli producessero un disco solista, e per questo lo raggiunse in Costa Azzurra a Villefranche-sur-Mer, in quella Villa Nellcôte dove era stato allestito lo studio mobile in cui fu registrato Exile. 
È un vero peccato che quel disco non si materializzasse mai, per i problemi di droga di entrambi gli attori, e non fu possibile dopo la morte di Parsons a Josua Tree il 19 settembre 1973. 
Ma qualche cosa di simile esiste, sotto forma di Pay Back & Follow, un disco che Jagger e Richards, assieme a Mick Taylor, registrarono con John Phillips, il lupo mannaro dei The Mamas & The Papas, un altro bel tipo di cui andrebbe narrata la storia. 
Phillips, anch’egli sprofondato in problemi di droga, nel 1973 aveva pensato di spostarsi da Los Angeles a Londra, ed aveva avuto la bella pensata di mettersi a frequentare proprio Keef. Assieme registrarono molte tracce per un disco che al momento non vide la luce, perché nessuno era abbastanza lucido da arrivare alla fine, ma che dal punto di vista sonoro potrebbe essere considerato una ottima appendice proprio di Exile On Main St. Fu aggiustato in seguito e messo fuori dopo la morte di Phillips. Un disco da procurarsi assolutamente, una sorta di Rolling Stones meets The Band. 

Un altro disco da non perdersi in cui è implicato Richards è My True Story di Aaron Neville, uscito un po’ in sordina di recente, nel 2013. Aaron è una leggenda della musica di New Orleans, uno dei Neville Brothers; fu il primo del poker di fratelli ad avere successo, nel lontano 1966, con il successo del singolo di Tell It Like It Is. Da allora la sua carriera conobbe molti alti e bassi, con tanti momenti difficili e qualche successo, di solito di dubbio gusto, legato alle produzioni popolari a cui la sua voce in falsetto è stata sottoposta, comprese alcune incisioni con Linda Rondstadt. Proprio per questo motivo è doppiamente benvenuto un disco in cui il grande Keif rende omaggio al suo talento, con My True Story, un disco di asciutto e brillante rock’n’roll anni sessanta, con Richards e Benmont Tench, sullo stile dei Drifters e del sound di New York. Un disco blu, che proprio per questo mi porta alla mente un altro capolavoro del RnR, Le Chat Bleu dei Mink DeVille.
I titoli sono un compendio degli Happy Days: da Gypsy Woman di Curtis Mayfield per il suono della Motown di Detroit, ad Under The Boarwalk e This Magic Moment dei Drifters. Be My Baby racconta tutta una storia: con il wall of sound di Phil Spector, fu un successo epocale delle Ronettes, di quelli che creano un nuovo standard. La cantante, Ronnie Bennett (successivamente nota come Ronnie Spector, la prima ragazzaccia del rock e la figura che ispirò Tootsie DeVille e di conseguenza l’immagine dei Mink DeVille), era diventata molto intima di Keith Richards, che non perdeva occasione di incontrarla nel corso di ogni tour americano dei Rolling Stones, a dispetto della gelosia di Phil. È una sorta di omaggio che la canzone sia stata inclusa nel disco. 

Se fate in tempo, fatene il vostro disco di capodanno. 



Dischi consigliati 

Rolling Stones: tutti i dischi fino al 1978 
Gram Parsons: Grievous Angel (1974) 
John Phillips (and the Rolling Stones): Pay Pack & Follow (edito nel 2001) 
Keith Richards: Talk Is Cheap (1988) 
Aaron Neville: My True Story (2013) 


P.S.: leggi tutti i Rolling Stones di Blue Bottazzi BEAT