venerdì 26 dicembre 2014

i migliori dischi del 2014



Il 2014 è stato l’anno della pioggia: non ne ho mai vista cadere tanta e tanto spesso dal cielo, e spero proprio che non ne vedrò mai più altrettanta. Ma dal punto di vista discografico è stata quella che si dice un’ottima annata. I primi tre dischi di questa classifica sarebbero stati altrettanto grandi in giorni di gloria come il 1967 o il 1978.


Top of the World 

Wilko Johnson & Roger Daltrey > Going Back Home
Il disco di rock’n’roll di Wilko e Roger sarebbe stato altrettanto notevole se fosse uscito negli anni sessanta ai giorni della Swinging London, o nei settanta all’esplosione del punk. Going Back Home è un disco perfetto a partire dal suo stesso titolo, "tornando a casa", la casa metaforica della giovinezza, del rock delle origini, e persino quel cielo da cui tutti veniamo ed a cui un giorno torneremo. I feel like going home. Grande Wilko, grande Roger.

Lucinda Williams > Down Where The Spirit Meets The Bone  
Questo disco è l'essenza di tutto ciò che amiamo nel rock. Citate un capolavoro della musica rock americana, e questo doppio album di Lucinda Williams non gli sarà secondo: il Blonde On Blonde di questo decennio. Rock ruvido, sofferto e vissuto dal cuore della Louisiana.

Damien Rice > My Favorite Faded Fantasy
Damien Rice è il più sorprendente musicista irlandese in circolazione. Nel mio immaginario My Favourite Faded Fantasy fa parte di quel gruppo di dischi con un accompagnamento orchestrale che comprende Astral Weeks di Van Morrison, Second Contribution di Shawn Phillips e la sola canzone Moonlight Mile degli Stones di Sticky Fingers. I brani sono ballate moderne, romantiche, dense, emozionali, malinconiche, che ti prendono alla gola e ti stracciano l’anima. Ballate che partono in sordina, acustiche, per accumulare tensione, groove e interventi orchestrali.


Podio

Leonard Cohen > Popular Problems
Il disco più orecchiabile di un Cohen ottantenne si dimostra anche un gioiello che non ci si stanca di far suonare. Un disco che anche se lo metti distrattamente in sottofondo mentre stai facendo altro, non puoi fare a meno di alzare le orecchie e trattenere il respiro per ascoltare certi passaggi, i densi cori femminili vagamente gospel, l'hammond blues, il tocco di country, la malinconia della poesia del canadese. Perché i poeti veri sanno parlare ad ogni cuore, non solo agli eletti.

Tweedy > Sukierae 
Un disco in famiglia per il leader dei Wilco, suonato per la moglie assieme al figlio Spencer, batterista. Venti canzoni crepuscolari e spesso appena accennate, che portano alla mente i Beatles di John Lennon con un po' del George Harrison di All Things Must Pass.

Jackson Browne > Standing In The Breach
Il ritorno del fratellino, per un intenso disco di ballate che riprende (finalmente) la poesia di Late For The Sky e Running On Empty. Tre decenni dopo.


Oldies but Goodies 

Bob Seger > Ride Out
Seger, rock'n'roller blue collar di Detroit, Michigan, è stato un eroe per tutti noi, ma da molti molti anni si è ritirato dalle scene. Ride Out potrebbe rappresentare il suo commiato, un ritorno al rock'n'roll che abbiamo amato, almeno in tre o quattro cover che sarebbe un peccato perdersi. Prendiamolo come un inaspettato regalo, non si può pretendere di più.

John Mellencamp > Plain Spoken
Non avrei pensato di comperare più un disco di Mellencamp, ma questo Plain Spoken, raccolta di delicate ballate acustiche, riporta all'ispirazione che il Coguaro aveva perso da molto tempo.

Lee Fardon > London Clay
Tris di ritorni (quattro con Jackson Browne). London Clay non è un disco speciale, ma si lascia ascoltare con piacere e malinconia: cover acustiche di una carriera che è passata inosservata, ma che ha generato almeno un capolavoro, The God Given Right, qui citato in due brani, uno dei quali è l'indimenticabile I Remember You.


Outsider

Royal Southern Brotherhood > heartsoulblood 
Il migliore soul sudista della Louisiana e del Mid-West, dal supergruppo di Cyril Neville, Mike Zito e Devon Allman. Fra funky bollente, magiche ballate e reti voodoo per gli amanti di Gov't Mule, Allman Brothers Band e Neville Brothers.

Chris Robinson Brotherhood > Phosphorescent Harvest 
Lo spin off del cantante dei Black Crowes (i Rolling Stones del XXI secolo), è diventato una citazione dei Grateful Dead degli anni settanta. Mica poco.

Chris Cacavas Edward Abbiati > Me And The Devil
La collaborazione fra Edward Abbiati dei Lowlands e di Chris Cacavas dei Green On red, genera un ottimo disco che porta alla mente l’epopea della new wave del suono del west degli anni ottanta, lost week-end e compagnia. Ballate ipnotiche, acide e stregate. Anzi: indiavolate. Me and the Devil.


Antologie e Ristampe

Bob Dylan: The Basement Tapes Complete / Raw

David Bowie: Nothing Has Changed (3 CD)

Rolling Stones: From The Vault