martedì 4 novembre 2014

John Mellecamp > Plain Spoken


Quando (noi tutti) abbiamo scoperto John Cougar Mellencamp erano i giorni di Jack & Diane; correva il 1982 ed il sano rock & roll da truck driver del coguaro ci sapeva di giovane Bob Seger. Il che era doppiamente vero, (1) perché il Seger di Detroit, anch’esso scoperto da non più di un lustro con gli impareggiabili Live Bullet, Night Moves e Stranger in Town, e prontamente elevato all’Olimpo dei nostri Dei del Rock, era già alla fine della sua parabola creativa, anche se noi non ce lo aspettavamo, (2) perché Cougar era obbiettivamente giovane (30 anni).
Cougar ci ha donato più capolavori di quanto ci saremmo aspettati, con Uh-Uh (1983), Scarecrow (1985), The Lonesome Jubilee (1987), dopo di che quella che aveva da dire lo ha detto. Ancora un poker di belle canzoni, nascoste fra i tanti filler di Big Daddy, Whenever We Wanted, Human Wheels e Dance Naked, prima che la spia della riserva si accendesse.
Come accade a volte quando l’ispirazione cala, è aumentata l’arroganza, e la spocchia di rifugiarsi nelle serissime e accademiche radici musica folk americana, dalle parti di Seeger Sessions di Springsteen, ma con risultati immensamente più modesti. In più Mellencamp (che, nel frattempo, aveva ripudiato il bel soprannome felino da rocker) è antipatico, come abbiamo scoperto a Vigevano, nel corso di un troppo sofferto concerto. Così personalmente non mi è costato riporlo nel cassetto dei ricordi. D’altra parte, ci sarà ben stato un buon motivo se il suo soprannome è “Little Bastard”, il piccolo bastardo…

Così non avrei pensato di comprare un nuovo disco di John Mellencamp. Ma l'orecchio del cronista rock si è alzato come ho ascoltato Tears In Van, una malinconica e  affascinante ballata che mi ha portato alla mente il rimpianto Calvin Russell. E poi Freedom Of Speech, Lawless Time, The Isolation Of Mister... 

Dopo un paio di ascolti già lo ami questo Plain Spoken, un disco pulito, essenziale, ispirato, teso, concentrato come ai tempi belli di Mellencamp, gli anni ottanta. Un disco che non solo si lascia ascoltare che è un piacere, ma che sarebbe un peccato perdersi.
Il ritorno degli anni ottanta, quando tutti eravamo più giovani e belli e si correva contro il vento.