giovedì 20 novembre 2014

e l’originalità, o porco di un cane?

Ricevo ancora una mezza dozzina di dischi al mese da ascoltare, anche se quasi mai quelli che comprerei io. Alcuni sono buoni, altri meno, ma la caratteristica che sembra omogeneizzarli è il fatto di essere dischi inutili e già sentiti. Una volta i musicisti erano originali, ed anche i loro lavori lo erano: erano considerate qualità determinanti la ricerca, l’invenzione, la sperimentazione.
Oggi, se i musicisti sono famosi si limitano a seguire le linee guida del marketing (senza evidentemente dar peso al fatto che qualche errore deve esserci se i dischi cosiddetti “commerciali” poi non vendono ugualmente), mentre gli outsider si limitano ad imitare i loro modelli. In particolare il vecchio roots-rock-buscadero-style che tanto va nel nostro paese, è di una piattezza creativa soffocante.
Suonare musiche trite e ritrite è un po’ come masturbarsi: può essere anche divertente per chi lo fa, ma non si può pretendere che qualcuno ci guardi...
In realtà pare invece che al pubblico piaccia, se chi compra i dischi si limita ai cofanetti, ai remaster, ai box con 12 versioni alternative dello stesso vecchio solito brano, ai fondi di magazzino, agli scarti di registrazione.
Cultura massificata e corretta di stampo televisivo, che non è cultura.