venerdì 31 ottobre 2014

Lucinda Williams > Down Where The Spirit Meets The Bone


Citatemi qualsiasi capolavoro della musica rock americana, e questo doppio album di Lucinda Williams non gli sarà secondo. Down Where The Spirit Meets The Bone, laddove l'anima arriva al corpo (più o meno), venti canzoni per quasi due ore distribuite su due CD, è un compendio di tutto quello che amiamo della musica rock.
Venti canzoni asciutte, essenziali, senza fronzoli, minimaliste persino nella loro splendida crudezza, sono l'essenza del rock stesso. La ritmica della band di Elvis Costello, gli Imposters, ed ospiti preziosi come le tastiere di Ian Mac McLagan (niente meno che dei Faces), Tony Joe White (in una Something Wicked da bayou - non dimentichiamo che Lucinda viene da Lake Charles, Louisiana), Jakob Dylan e Bill Frisell, ma sopra ogni altra cosa una voce incredibile, una voce da brivido, ebbra, vibrata sofferta, che proviene proprio da dove spirito ed ossa si incontrano. Una voce che fa innamorare.
Raccontare delle canzoni, che si aprono con una specie di aria funebre su una poesia del padre della Williams (da cui è tratto il titolo), e si conclude con una lunga, eterea cover di Magnolia di JJ Cale, sarebbe inutile: basta dire che nel disco c'è tutto. Per dare un livello di paragone mi piace citare Darkness On The Edge Of Town di un ancora giovane e lucido Bruce Springsteen.

Cosa sono i dischi a cinque stelle? Capolavori in cui magicamente ogni ingrediente trova posto nella sua migliore espressione. In più questo disco appartiene anche alla mitica stirpe dei dischi doppi, tradizionalmente lo zenit della produzione dei grandi artisti, da Blonde On Blonde a Electric Ladyland, dall'album bianco ad Exile On Main Street, da London Calling a The River.
Sulla copertina un cuore trafitto, come quello che porto tatuato sul petto (anime affini, io e Lucinda).

Imperdibile.