lunedì 6 ottobre 2014

i miei dischi blues preferiti


Pubblico una lista dei miei dischi blues preferiti non per la vanità di un ego ipertrofico, ma per consigliare qualche buon disco blues a chi ne vorrebbe per l'appunto ascoltare uno.
Innanzi tutto il blues è una storia lunga. Il blues che mastico io è quello elettrico, quello nato dall'emigrazione dei musicisti del Mississippi river che cercavano un po' di successo e qualche dollaro nelle città, a Memphis (Tennessee) ed a Chicago (Illinois). L'etichetta della scena di Chicago che ha fatto scuola è la Chess, che costituì una tappa determinante nella scena R&B che si è trasformò in R&R: "il blues ebbe un figlio, ed il suo nome è rock'n'roll".
Come ebbero a notare tanto BB King che Muddy Waters, dagli anni sessanta in avanti la musica blues ebbe più estimatori fra il pubblico bianco del rock che in quello originale nero - probabilmente perché ai neri non piace girarsi indietro a guardare il proprio passato, preferiscono marciare verso il futuro.
Dal momento che io sono rocker & bianco, la mia lista ha inevitabilmente una forte deriva in quella direzione.

Muddy Waters 
McKinley Morganfield è il Bob Dylan della scena del blues elettrico. Non ho mai identificato un suo disco come preferito: la sua personalità straripante tocca più o meno ogni registrazione. Conobbi la sua musica dal 1977 con la trilogia per la Blue Sky con Johnny Winter (Hard Again / I'm ready / King Bee ed il live Muddy Mississippi Waters Live - raccolta anche in un'antologia: Hoochie Coochie Man) e la trovo ancora brillante. Uno degli album più famosi di Waters è il doppio Fathers and Sons, che però non è il mio preferito. Naturalmente ci sono le raccolte delle incisioni per la Chess, come il Chess Box, che raccolgono una carriera che metteva l'accento più sui singoli che sugli album.
Fra i miei 33 giri originali preferiti: Folk Singer (acustico) e Unk In Funk.

BB King - Live in Cook County Jail (1971) 
Se Waters era il blues di Chicago, BB King era quello di Memphis. Se Waters è la voce, BB King è la chitarra. Una chitarra ("Lucille") dolce, sinuosa, caratteristica ed immediatamente riconoscibile. È una mia impressione che BB King abbia influenzato il suono rotondo di Eric Clapton e Mark Knopfler. Della sua sterminata discografia una pietra miliare è Live in Cook County Jail registrato a Chicago nel settembre del '70 (replicato a San Quentin due deceni dopo, nel 1990). Non fanno difetto i Greatest Hits e le Ultimate Collection. Simpatico (ma non certo un capolavoro) Riding With The King con Eric Clapton, costruito attorno alla cover di John Hiatt.

Howling Wolf - The London Howlin' Wolf Sessions (1971) 
Se il suono di Waters e King è vicino alla perfezione stilistica, quello di Howling Wolf è da sobborghi, sporco e gutturale. Non mancano le antologie per la Chess, ma il mio disco preferito, in senso assoluto, è il selvaggio The London Howlin' Wolf Sessions, registrato nel maggio 1970 agli Olympic Studios di Londra (quelli della Decca degli Stones) con l'accompagnamento di Charlie Watts, Eric Clapton, Steve Winwood e Bill Wyman, con tutto il meglio del repertorio del lupo.

Sonny Boy Williamson - Jam Session (1964)
L'elenco delle sue canzoni è lunghissimo ed assai più celebrato di lui (da Don't Start Me Talking a Help Me, da Checkin' Up on My Baby a One Way Out, fino a Eyesight to the Blind in Tommy degli Who). I ragazzi di The Hawks gli proposero di fargli da backin' band nello stesso anno in cui Sonny morì di attacco di cuore, così ripiegarono su Bob Dylan, diventando The Band. Ho un debole per un'oscura registrazione con Brian Auger e Jimmy Page dove l'organista e il chitarrista non si limitano ad accompagnarlo ma costituiscono un vero sano e solido trio.

Elmore James 
Elmore me l'ha fatto conoscere Eric Burdon, che era un suo fan sfegatato. I suoi brani sono contagiosi, va bene qualsiasi antologia, anche se il mio brano preferito, Muddy Shoes, viene spesso snobbato. Memorabile anche la canzone No More Elmore dedicatagli da Burdon.

John Mayall - Jazz Blues Fusion (1972) 
Lo confesso, il mio bluesman preferito ha gli occhi blu, ed è il grande e celebrato rettore della stimata Università del blues britannico. Adoro i dischi Decca dei Rolling Stones, ma non proporrei nessuno di essi come esempio di blues, e lo stesso vale per Animals, Yardbirds, Fleetwood Mac. I miei dischi brit blues preferiti sono quelli di Mayall, con e senza Bluesbreakes. Della trilogia dei chitarristi dei Bluesbreakes, cioè Clapton / Peter Green / Mick Taylor, il mio preferito è il terzo, vale a dire Crusade del 1967, quello con Pretty Woman. Adoro Blues From Laurel Canyon, The Turning Point, Jazz Blues Fusion ed in generale qualsiasi cosa che Mayall abbia inciso nel decennio fra il 1965 ed il 1974.

Eric Clapton - Was Here (1975) 
Dalle stelle alle stalle. Ci furono giorni lontani persi nel mito, in cui Clapton era God, in combutta con gli Yardbirds, i Bluesbreakers, i Cream, i Blind Faith, Derek & The Dominos, per inabissarsi alla fine in un soporoso laid back con qualche highlight qua e la negli anni settanta. Prima di addormentarsi Clapton ha dato alle stampe un grande disco di blues elettrico dal vivo, Was Here, che si chiude con il mio blues preferito di sempre, Further On Up The Road (diciamo che se la gioca alla pari con Dust My Broom).

Peter Green - Soho Session (1999) 
Il folle chitarrista del Fleetwood Mac ha scritto una serie indimenticabile di singoli (come Black Magic Woman) ed un album mitizzato (The End Of The Game) di cui nessuno però è blues. Il mio disco blues preferito di Peter Green è curiosamente un disco registrato molto più tardi, nel 1998, con lo Splinter Group dal vivo al Ronnie Scott's Jazz Club.

Freddie King - Staying Home with the Blues (1997) 
I chitarristi texani sono tutti assolo, ritmo funky e fiati soul. Fra i più famosi Albert King (Born Under A Bad Sign) e Steve Ray Vaughn (Texas Flood). Il mio preferito però è Freddie King, un chitarrista morbido che ha influenzato in modo determinante lo stile di Clapton. Paradossalmente non posseggo molto di Freddie King: un album registrato alla corte di Clapton per la RSO, Burglair, e questo antologico Staying Home with the Blues che è assolutamente magico.

John Lee Hooker - The Healer (1989) 
Boom Boom (Boom Boom). Detto questo è detto tutto (al massimo si può aggiungere Boogie Chillen'). Prima della sua scomparsa il bluesman di Chicago che ha influenzato George Thorogood e che fu immortalato nel film Blues Brothers, fu recuperato dalla Silvertone Records per un tris di album di successo in cui gli porgevano omaggio le star del rock: The Healer, Mr.Lucky, Don't Look Back (prodotti rispettivamente da Roy Rogers, Ry Cooder, Van Morrison), raccolti nell'antologia The Best Of Friends dalla Pointblank.

That's All Folks.
Non dimenticando, naturalmente, Robert Johnson (King Of Delta Blues Singers), Willie Dixon, George Thorogood & The Destoyers (i primi tre album), Buddy Guy.