domenica 20 luglio 2014

La musica registrata: dal vinile al CD alla musica liquida


Questo post è la risposta ad una domanda dell'intervista che mi ha rivolto 8th of May sull'argomento musica registrata. 

Il disco fisico non è stato sempre un supporto necessario alla musica: la musica è esistita per centinaia di anni prima che fosse registrata e venduta sotto forma di dischi. Oggi la crisi dei dischi è tale che le grandi catene hanno chiuso i battenti mentre sopravvivono ancora solo piccoli negozi indipendenti. Persino il futuro del CD non è così certo. Ma la musica non muore per questo, anzi, mi pare di scorgere ovunque un fiorire di attività live, una scena di musicisti che si conquistano un proprio pubblico show dopo show.
Sul libro (Perché non lo facciamo per la strada?) ho scritto un capitolo sul vinile, ma alla fine mi accorgo di averlo fatto perché si tratta di una parte importante della vita della mia generazione, una nostalgia di quando eravamo più giovani. Non credo che i ragazzi oggi abbiano bisogno di vinile, e chissà, forse neppure di CD. La maggior parte di loro in realtà non possiede nessun impianto per ascoltare un CD audio.
Per me, e per quelli come me, il supporto fisico è una cosa importante, fatico ad ascoltare a fondo un disco, ad entrarci dentro, senza avere una copertina da tenere in mano, da leggere, su cui studiare i nomi dei musicisti, del produttore e i testi delle canzoni, ma temo che sia semplicemente la forza dell'abitudine. Dopo tutto da adolescente anche per me era importante l'ascolto della radio (come racconto sul libro parlando di Per Voi Giovani, Supersonic, Popoff, le radio libere), e cos'era la radio se non già musica liquida?
La nostra generazione si è abituata a possedere la musica, ma servizi come Spotify dimostrano che il possesso non è una cosa necessaria quando si può ascoltare la musica che si vuole quando si vuole, attraverso la rete. Il pericolo, me ne rendo conto, è un ascolto più superficiale, un ascolto basato sulle canzoni più che sui long playing, ma se paragono questo tipo di ascolto a quello dei collezionisti che comprano i cofanetti con quattro take della stessa canzone, mi domando quale fra le due categorie apprezzi davvero la musica. Ascoltare musica è altra cosa dal collezionare francobolli, è il godimento fisico del ritmo, della melodia e dei ritornelli.

Io stesso sto cercando di aggiornare un po' il mio modo di ascoltare musica: pur conservando la necessità personale di possedere il disco, che sia vinile o CD, sto archiviando in formato digitale su un enorme hard disk la gran parte dei miei CD. Ascolto sempre la musica sull'impianto hi-fi nell'attico che è il regno dei miei dischi, ma in sala da pranzo, in auto e talvolta passeggiando sfrutto l'iPod. Con cuffiette marchiate Marshall, come i diffusori di Jimi Hendrix.
Quello che per ora manca davvero alla musica liquida è un formato digitale decente della copertina, con note accurate e testi delle canzoni. Quando arriverà un formato standard anche per la copertina, potrei fare acquisti digitali. Dopo tutto sono già un avido lettore di eBook, e su iPad leggo le riviste e guardo i film. Sto rimandando per pigrizia, ma voglio collegare l'iPad anche all'impianto stereo sfruttando il wi-fi...