mercoledì 19 febbraio 2014

la verità su Inside Llewyn Davis - A proposito di Davis


Ieri sera sono stato al cinema a svelare il mistero di A Proposito di Davis (Inside Llewyn Davis), un film che è stato annunciato come la cosa da vedere, ma che a quanto pare ha deluso molti.

La domanda dunque era: qual è la vera verità su Llewyn Davis?
La vera verità è che è un bel film, o almeno carino, ma è stato condannato da una serie di aspettative sbagliate. 
Aspettativa #1, che sia un capolavoro. Non lo è, è un dignitoso film medio dei fratelli Cohen: non è Fargo, Big LebowskiFratello dove sei
Aspettativa #2, che sia un film sulla scena del Village dell'inizio dei sixties. Non lo è, è un film ambientato in quello scenario, ma non su quella scena. 
Aspettativa #3, che sia una biografia del cantante folk Dave Van Ronk, con tutto che la gran parte di chi se lo aspettava Van Ronk non l'aveva mai neppure sentito. Non lo è: semplicemente i Cohen si sono aiutati con la sua biografia per ricostruire l'ambiente in cui si muove il loro cantante.

A Proposito di Davis è un film su un perdente assoluto, tema caro ai fratelli di St.Louis Park. Ma non un beautiful loser come il Drugo Lebowki, guida spirituale di tutta una generazione, la nostra. È un perdente davvero, uno che non ce l'ha fatta, uno che insegue un sogno, quello di essere un cantante folk, senza acchiapparlo - per sfortuna, per integrità e per mancanza del carisma necessario. Uno che deve elemosinare un posto per dormire sui divani o i pavimenti di chi incontra (niente di male: Dylan l'ha fatto per mesi, prima di diventare Dylan) e che non ha neppure un cappotto per ripararsi dal freddo invernale di New York. 

Davis canta il folk del Village, quello che rievoca la mai abbastanza celebrata scena del mai abbastanza compianto Bluto / John Belushi che sfascia una chitarra acustica sul muro. Gli succedono delle cose nel corso del paio di giorni che gli dedica il film, quelli in cui fa l'estremo tentativo di mantenersi come cantante prima di tornare a fare il marinaio su navi mercantili: cose bizzarre, come nello stile dei fratelli Cohen, personaggi assurdi, sottilmente buffi e tragici, mai risparmiati dalla feroce lama dei registi / sceneggiatori, che ridicolizzano tutti, dal pubblico del folk (deformi nerd intellettuali che portano alla mente un certo Woody Allen), alle donne feroci che circondano Davis (la gatta morta della cantante folk dall'aspetto angelico, come pure l'insopportabile sorella). 
Davis è uno che non ce la fa, ma non ce la fa davvero, ed è per questo che è difficile per il pubblico del film (pure tendenzialmente radical intellettuale) immedesimarsi con lui ed uscire soddisfatto.
Gli unici personaggi di una certa levatura sono Grossman, il manager del locale di Chicago, uno dei pochi ad essere perfettamente orientato nel mezzo degli avvenimenti; il violento marito della patetica attempata cantante folk, che non stenta a spendersi in difesa di chi ama; e nelle note finali del film, che riscattano e danno un senso a tutta la pellicola, la silhouette appena intuita di Bob Dylan, che si annuncia come un gigante fra i nani.



P.S.: un'ultima osservazione in calce, di natura però assolutamente personale. Fossi stato io, non avrei usato la pur ottima fotografia scelta dai Cohen, molto moderna, molto elegante e "Spielberg", ai miei occhi risulta però anacronistica rispetto agli anni '60 che racconta. Io avrei usato una vecchia fotografia modello Martin Scorsese di Mean Street. Ma io, volevo fare il regista...