sabato 11 gennaio 2014

La querelle High Hopes


Da un mese a questa parte sulle strade musicali del web non si parla d'altro: High Hopes è un capolavoro o un'indecenza? Merito di un marketing virale particolarmente efficace, che forse non ha avuto paura neppure del rischio di mettere (accidentalmente?) a disposizione le canzoni del disco in anticipo rispetto all'uscita ufficiale, oppure sintomo dell'attesa spasmodica che Springsteen dopo quarant'anni è ancora capace di provocare?
Da un certo punto di vista è da tutta la vita che siamo in crisi d'astinenza dei dischi del Boss.
Paradigmatica dei due partiti che si sono venuti a formare, i pro e i contro (anche se si tratta di due schieramenti fluidi, va detto, con sempre più ostili che dopo qualche ascolto disertano per unirsi ai partigiani) sono le due recensioni di Silver Surfer (1) e di Mauro Zambellini.
Paradossale anche perché il surfer e Zambo sentono quasi esattamente le stesse cose pur ricavandone due giudizi opposti, come quella favola di Esopo dove la volpe e la cornacchia litigavano perché vedevano le foglie di due colori differenti.


Scrive Zambo: «una enfasi sonora che sa di moderno mainstream, un boombastic sound in contrasto con quel rock n'roll ai confini del soul e del r&b che ci si aspetta da Springsteen e che nei suoi dischi in studio, purtroppo ormai, è divenuto una chimera... probabilmente per inseguire il pubblico delle classifiche pop e una nuova fascia di pubblico più giovane»
Scrive il surfer: «High Hopes il Boss non l'ha registrato per voi, fan segaioli che vi mettete in coda la sera prima dei concerti per entrare nel pit e che cantate tutta Born To Run parola per parola anticipando impercettibilmente il cantante mulinando il braccio nell'aria. Springsteen questo disco l'ha registrato per i ventenni che non prendono ancora il viagra, per entrare nelle classifiche di questo mondo divenuto ingrato, per quelli che comprano Lightning Bolt dei Pearl Jam e che da qualche parte in casa hanno anche Amy Winehouse»

Idem.

Zambo: «Pensate come potrebbero suonare le canzoni di Springsteen prodotte dal Rick Rubin di Johnny Cash o dal T-Bone Burnett di John Mellencamp, ma questi sono sogni. A contrario di Neil Young, Tom Petty, Dylan e qualche altro, a Bruce oggi non interessa rimanere fedele al sound con cui è diventato grande e riconoscibile, vuole cambiare, rinnovarsi»
Surfer: «Per cui non rompete le palle con The River, che è stato registrato 33 anni fa, né con il suo drumming elettronico ed i suoni pompati ed il muro del suono. A me High Hopes piace. Soprattutto se suona sullo sfondo, sia pure a volume altissimo, o in auto...»

Zambo: «Molti si sono affrettati a dire che High Hopes  è un disco di rock dal suono moderno, sarà, io non sono d'accordo, almeno che per rock non si intenda quel rumore mainstream molto amplificato che accomuna molte produzioni attuali, dagli U2 ai bolsi Pearl Jam degli ultimi due dischi. L'aver affidato il timone della band a Tom Morello, come negli anni recenti aver insistito col produttore Brendan O'Brien, dimostra come in sala di registrazione Springsteen sia alla mercé del "mago" di turno» 
Surfer: «Mi piace che Springsteen non si pianga addosso come il nonno che andiamo a trovare all'ospizio, mi piace che ci dia dentro in High Hopes, in American Skin (mai suonata meglio), in Down In The Hole che già adoro, in This Is Your Sword, che richiama la sua passione per l'Irlanda e per i Pogues. Mi piace come sussurra con energia...»

Zambo: «The Ghost of Tom Joad dopo l'inizio morriconiano con il violino, è stata messa a bagno nel cromo-vanadio, Furore di Steinbeck è finito nel furore chitarristico di Morello, l'antica e nobile chitarra acustica pizzicata alla Woody Gutrhrie sfigurata da una bruta mitragliata elettrica, come dire la forza più che la ragione»
Surfer: «Mi piace che rievochi in modo nuovo le canzoni come se fossero delle persone, come fa con The Ghost Of Tom Joad che sposta dallo scaffale acustico di Nebraska a quello elettrico di Murder Incorporated»

Zambo: «Dream Baby Dream si salva non fosse altro perché tra rumori di ferraglia si scorge l' harmonium dei Suicide e la voce grave di Bruce intona un pathos solenne e grandioso a cui è difficile resistere»
Surfer: «Dream Baby Dream è perfetta, all'altezza di qualsiasi cosa quest'uomo abbia cantato nella sua vita»

Zambo: «American Skin (41 Shots), diciamoci la verità non è mai stato un pezzo memorabile a parte la sua denuncia contro la violenza ed intolleranza poliziesca, è stata 'arricchita' di un arrangiamento elettronico e di tastiere, con un crescendo poderoso che sfocia nell'esplosione finale di Morello, tutto muscoli e poco cuore» 
Surfer: «American Skin (mai suonata meglio)»

Zambo: «Adesso High Hopes  non è più la stessa, ha cambiato i connotati, è un bombardamento di batteria e chitarre metal con trombe e feedback che azzera quello che era il suo fascino originario in favore di un sound che sa di anni ottanta»
Surfer: «...mi piace che ci dia dentro in High Hopes» 

Opposto il giudizio finale.

Zambo: «...c'è più enfasi che rock, più calcolo che cuore, e allora a qualcuno è venuta la voglia di zittire per un attimo le ovazioni da stadio e chiedere di nuovo un disco di credibile rock'n'roll senza trucchi e silicone, perché uno Springsteen che insegue "il gusto delle masse" è cosa che non appartiene alla sua (e nostra) storia».
Surfer: «È un bel disco. Oddio, magari senza grandi nuove canzoni, ma quelle è da un pezzo che il Boss le ha finite e chi gliene fa una colpa dovrebbe averne scritte qualche centinaio come lui e poi ne riparliamo... Springsteen oggi è questo, non è vintage è solo usato, ma un usato quattro stelle che ci da ancora dentro. È più Clash che Born To Run. Magari gli Stones il rock del duemila lo sapessero suonare così».


(1) sì, Silver Surfer (o Surfin', per non fare arrabbiare qualche potente multinazionale) sono io. Cioè, è il mio alter ego, quello meno politically correct, quello che se ne può fregare delle regole, tipo recensire un disco prima che sia effettivamente disponibile, o per il quale il cuore è tutto e la ragione è niente. L'avevo creato per scrivere cose che come Blue Bottazzi avrei sedimentato prima di scriverle. Ma alla fine non è servito molto, perché invecchiando anziché normalizzarmi divento sempre più outlaw, magari perdendo la simpatia di tutti i conformisti che vedo attorno a me e che se prima mi apprezzavano ora mi detestano. Ma il rock non è roba per conformisti, tanto meno per borghesi collezionisti di box e vinili e per spulciatori di cataloghi e di versioni alternative. Il rock è un modo di vivere, è un 45 giri a tutto volume.

Uncut ha votato High Hopes 9/10 e Mojo tre stelle. La mia idea era quella di scrivere la mia recensione qui sul BEAT blog. Ma più ascolto High Hopes anche sul disco ufficiale comprato in negozio e non solo sugli mp3, più mi convinco che copio-incollerò quella del surfer. Il disco mi piace come mi piaceva Combat Rock. Anche lì il suono era bombastic, o sbaglio?
Con tutto questo, sia chiaro che voglio ancora bene a quel vecchio cowboy di Zambo, e non mi dispiace che in generale i nostri gusti non siano più necessariamente sovrapposti. Lui è come Muddy Waters adesso e vive sugli Appalachi, io sulla Highway 9.