lunedì 13 gennaio 2014

Bruce Springsteen High Hopes la recensione

La domanda è: perché Bruce Springsteen non invecchia come Johnny Cash, non si limita a farsi produrre i dischi da qualche entertainer di Hollywood come Rick Rubin o T-Bone Burnett e si siede a guardare il mondo come un grande vecchio? 
La risposta è che Springsteen non ha nessuna intenzione di diventare vecchio e di stare a guardare il mondo da saggio c'era-una-volta. Bruce Springsteen non si è ancora congedato ed è ancora oggi più che mai on the line of fire. 
Non sono tutte rose e fiori. Ha cercato negli anni novanta a incanalare energia e talento ma la sua insicurezza, quella che già negli heyday gli faceva registrare e riregistrare i dischi per anni prima di decidersi a darli alle stampe, lo ha paralizzato. I progetti sono stati bocciati l'uno dopo l'altro e quello che abbiamo ascoltato sono pochi spezzoni, poche tracks
Poi è tornato a cercare l'abbraccio del suo pubblico come Elvis a Las Vegas, con interminabili festosi show di greatest hits e di songs on demand come un juke-box. Penso al vecchio Neil Young che qualche giorno fa alla Carnegie Hall ai fan delle prime file che gridavano richieste ad alta voce ha risposto: "avete finito?" (sottotitolo: di rompere i coglioni...) 
A parte la strepitosa vena di Seeger Sessions, che infatti è il suo disco in assoluto che ha venduto meno, gli altri lavori sono stati sofferti e piegati su sé stessi, in una incapacità di realizzazione che va di pari passo all'esaurimento della vena creativa. Springsteen ha già scritto canzoni a centinaia, migliaia. Nessuno ne ha così tante, sorry. 
High Hopes è un passo nella direzione giusta. È un disco rock'n'roll. È un disco contemporaneo. È un disco per il pubblico e non per i vecchi fan. È un disco anche per i giovani. È un disco che comunica energia e ottimismo e mette all'ascoltatore voglia di ballare e di suonare l'air guitar... 
Questa che segue è la recensione che ho scritto (sotto pseudonimo) il giorno stesso di dicembre in cui ho sentito per la prima volta il disco, e sulla quale a distanza di venti giorni e cento ascolti sono ancora d'accordo. 

Ecco il nuovo disco di Bruce Springsteen. Si intitola High Hopes, grandi speranze, ed è il quinto album rock del nuovo millenio, quindi se non contiamo We Shall Overcome (troppo bello per essere vero), Devil & Dust ed i due live. 
High Hopes il Boss non l'ha registrato per voi, fan segaioli che vi mettete in coda la sera prima dei concerti per entrare nel pit e che cantate tutta Born To Run parola per parola anticipando impercettibilmente il cantante mulinando il braccio nell'aria. Springsteen questo disco l'ha registrato per i ventenni che non prendono ancora il viagra, per entrare nelle classifiche di questo mondo divenuto ingrato, per quelli che comprano Lightning Bolt dei Pearl Jam e che da qualche parte in casa hanno anche Amy Winehouse.
Per cui non rompete le palle con The River, che è stato registrato 33 anni fa, né con il suo drumming elettronico ed i suoni pompati ed il muro del suono. È un bel disco. Oddio, magari senza grandi nuove canzoni, ma quelle è da un pezzo che il Boss le ha finite e chi gliene fa una colpa dovrebbe averne scritte qualche centinaio come lui e poi ne riparliamo. A me High Hopes piace. Soprattutto se suona sullo sfondo, sia pure a volume altissimo, o in auto. 
Mi piace che Springsteen non si pianga addosso come il nonno che andiamo a trovare all'ospizio, mi piace che ci dia dentro in High Hopes, in American Skin (mai suonata meglio), in Down In The Hole che già adoro, in This Is Your Sword, che richiama la sua passione per l'Irlanda e per i Pogues. Mi piace come sussurra con energia in Hunter Of Invisible Game, dove lascia uscire il teppista di Jack Of All Trades (quasi l'unica canzone ascoltabile del precedente Wrecking Ball). Mi piace che rievochi in modo nuovo le canzoni come se fossero delle persone, come fa con The Ghost Of Tom Joad che sposta dallo scaffale acustico di Nebraska a quello elettrico di Murder Incorporated (anche se bisogna ammettere che poteva sforzarsi un po' di più specie con la batteria e che la versione originale era da pelle d'oca, e l'assolo di moog di Roy fa un po' Keith Emerson). 
Bella The Wall e Dream Baby Dream infine è perfetta, all'altezza di qualsiasi cosa quest'uomo abbia cantato nella sua vita.

Springsteen oggi è questo, non è vintage è solo usato, ma un usato quattro stelle che ci da ancora dentro. È più Clash che Born To Run. Magari gli Stones il rock del duemila lo sapessero suonare così.
Lo tornerei anche a vedere in concerto, se mi promettesse di non fare neanche un solo brano del secolo scorso, neanche nei bis.

Per me High Hopes è un disco come quelli dei Clash. Ce n'era anche lì a bizzeffe di suono pompato. High Hopes è in un punto a vostra scelta fra Combat Rock (che era un capolavoro cinque stelle) ed il successivo Cut The Crap (che era ad una stella a dargliela buona). Per me High Hopes è a quattro stelle. Le vostre stelle giudicatele da soli.