mercoledì 15 gennaio 2014

Bruce Springsteen Born In The USA il film



È diventata un'abitudine che i dischi vengano ormai proposti sul mercato in una serie infinita di variazioni e gusti, allo scopo immagino di stuzzicare acquirenti sempre più anemici: versioni liquide, versioni con bonus track, con bonus CD, con DVD, vinili doppi, vinili con CD. L'edizione che ho avuto io del CD di High Hopes del Boss contiene anche un DVD intitolato Born In The USA Live.
Come il titolo suggerisce, si tratta della registrazione di un concerto londinese della E Street Band in cui il gruppo fa l'intero album del 1984 con i brani nell'ordine originale.

È una moda spuntata in questi ultimi anni di recupero del rock vintage quella di riproporre i dischi degli anni classici del rock. A memoria mia la cosa è iniziata sotto forma di omaggi da parte di altri artisti, per esempio i concerti di Halloween di Phish o Gov't Mule, in cui venivano riproposti interi album di Who, Velvet Underground, Talking Heads, Led Zeppelin, Pink Floyd. Poi arrivò il bel Trinity Revisited dei Cowboy Junkies, e da li fu un diluvio. Con l'eccezione del disco dei CJ però, superata la fase di piacere di riascoltare la versione nuova di un disco che si è amato ci si rende conto che difficilmente un artista anziano riesce a rievocare i toni vergini e selvaggi dei suoi anni d'oro, quando la mancanza di consapevolezza era un ingrediente essenziale del processo creativo. E dunque Berlin Live di Lou Reed rispetto al capolavoro originale è un disco tronfio e rallentato, e Astral Weeks Live di Van Morrison è tanto pesante quanto l'originale era lieve come un aliante.
Per cui mi sono avvicinato con cautela al film di Springsteen. Cautela che per fortuna è stata spazzata subito via come la nebbia al sole...

È inevitabilmente la E Street Band di oggi, quella senza Clarence e senza Danny. Però è anche supportata da una gran sezione di fiati che la irrobustisce come la soul band che vedemmo nel tour di Tunnel Of Love, quella che suonava l'inarrivabile Boom Boom di John Lee Hooker. E con tanto di Suzy Tyrell, Miami Steve, Nils e tutto il resto. Il suono è eccellente e la coesione della band al massimo. Chi non aveva apprezzato le sonorità un po' cariche del missaggio del Born In The USA degli anni ottanta avrà di che rallegrarsi per questo suono fra The River e la soul band di War. Tutti i brani sono presentati al meglio, senza inutili appesantimenti e senza i trionfalismi che minano queste operazioni, ma con i migliori aggiustamenti del caso. La sequenza è contagiosa: com'è possibile resistere a Downbound Train > I'm on Fire > No Surrender > Bobby Jean > I'm Going Down > Glory Days? 
Giunto a Dancing In The Dark Bruce fa quello che tutti i fan degli ultimi tempi ben sanno: invita la mamma a danzare sul palco, e non appagato chiama anche la figlia e suonare la chitarra, o almeno a fingere di farlo. Lui è fatto così, prendere o lasciare.
La qualità audio, dicevo, è ottima. Quella del video è di uno standard sindacale. Certo, la magnificenza del film dei Rolling Stones ad Hyde Park è tale da aver resetttato la nostra percezione di film in concerto, rovinando irrimediabilmente la nostra capacità di godere in futuro di ogni ripresa live. È come far seguire un documentario alla visione di un film di Stanley Kubrick.
Per questo potendo scegliere avrei preferito un CD musicale dell'evento, ma in effetti era da anni che non vedevo Springsteen in concerto così da vicino (no, non è vero, l'ho visto dal pit, ma in effetti, si vedono i concerti dal pit? Non alla mia età...).