lunedì 16 dicembre 2013

Israel Nash's Rain Plans


Il disco di Nash fa parte a buon diritto di quell'ondata di revival psichedelico che sta facendosi importante sulla scena di Los Angeles; Chris Robinson's Brotherhood e Jonathan Wilson, per citare i suoi due nomi più in vista - anche se Israel è del Missouri, ha vissuto a NYC ed ora registra in Texas.
Una psychedelic wave tanto eterogenea che io adoro il rock hippie di Chris Robinson e sono allergico a quello sintetico da angolo new age del supermercato di Wilson (e lo stesso potrei dire per il suo "cugino" inglese).
Curiosamente Israel Nash si colloca a metà strada fra i due. Non c'è nulla di artefatto e di non sincero nel suo suono, ma le canzoni sembrano uscire da un disco della trilogia del dolore di Neil Young, per esempio da On The Beach. Nove lunghe canzoni incantate ed ipnotiche che è un piacere ascoltare, dove gli arrangiamenti sembrano avere la meglio sulla sostanza.
Che il disco sia obiettivamente bello è difficile negare.