martedì 17 dicembre 2013

Village Revisited > Garland Jeffreys Greg Trooper

C'è sempre stata una scena di cantautori del Village. Da quella all'inizio degli anni sessanta narrata dal più recente film dei fratelli Cohen, Inside Llewis Davis, la scena che ha dato i natali a Bob Dylan, a quella degli anni settanta ottanta di Willie Nile, Steve Forbert, Carolyne Mas, Garland Jeffreys, fino a quella attuale, che fa capo a locali come il Bitter End, un po' ridotta dal prezzo degli affitti che fa in moco che al Village e dintorni abitino solo professionisti e conduttori TV e gli artisti facciano avanti e indietro da Brooklin in metropolitana.

Garland è sempre stato un nome importante della scena di NYC, un robusto cantautore etnico che fa del cross over fra il rock'n'roll bianco e la musica nera, caraibica e latina il suo punto di forza. Truth Serum è un bel disco, una produzione necessariamente minore in termini di budget rispetto ai dischi per la A&M e la Epic CBS, ma che proprio per questo ha un suo fascino più immediato, sincero, spontaneo. Per qualche motivo mi porta alla mente un altro beautiful loser dei giorni che furono, Eric Burdon.

Greg Trooper è invece al centro dei suoi Glory Days. Cantautore in bilico fra il Village e Nashville, mischia robuste canzoni folk deliziosamente orecchiabili con ballate da cowboy e folk irlandesi. C'è molto in Greg Trooper di quel suono che ha affascinato i gruppi italiani di rock anglofono, quella scena che mi piace chiamare di Little Italy. C'è Willie Nile, c'è Forbert, c'è un po' di Elliott Murphy, c'è la California degli anni sessanta, c'è Dylan: The Land Of No Forgiveness ricorda irresistibilmente la bella Abandoned Love di Bob.
C'è persino la grazia di un altro dimenticato grandissimo cantautore di New York, Paul Simon.
Un disco che è uno scrigno di grandi canzoni senza un filler. Un'isola del tesoro per qualsiasi musicista in cerca di cover. Uno degli highlight del 2013.