venerdì 15 novembre 2013

Rolling Stones > Sweet Summer Sun Hyde Park Live


Mi lascio fregare tutte le volte dalla stampa americana ed inglese, sempre pronta a prestarsi ad assecondare ed incensare il luogo comune. Quando in primavera lessi del concerto degli Stones ad Hyde Park non pensai neppure per un momento di prendermi il disturbo di organizzare un viaggio a Londra per esserci. Gli Stones si sono notoriamente sciolti nel 1984, e quella che gira da allora è una cover band, un circo itinerante messo assieme da Jagger e Richards delusi da un pubblico che non ha tributato loro il successo solista. Però poi leggi lodi sperticate del tour del 2013 degli Stones, del fatto che Taylor e Wyman fossero della partita, del magico Hyde Park, ed il dubbio ti viene ti esserti perso qualche cosa. Fino a che mi è arrivata la testimonianza del lussuoso cofanetto di Sweet Summer Sun a ristabilire l'ordine delle cose.
In primis: la copertina. Ma per favore, quel tramonto fasullo che neanche Madonna o Lady Gaga, ed il titolo... dalla band che si faceva disegnare le copertine da Andy Warhol. Il cofanetto è un libro discografico, in stile rivista glamour patinata, niente a che fare con la grafica pop.

Ma è il suono che chiarisce come stanno le cose: il solito sound brillante, lucido, pomposo, fasullo, senza groove, senza sorprese, senza anima, solo cover da giradischi. Uguale uguale a Shine A Light, il concerto di Hollywood.
L'ho ascoltato tutto fino quasi alla fine, fino a quando non so quale coro, probabilmente delle voci bianche dei bambini orfani di Westmister Cathedral ;-) introduce pomposamente You Can't Always Get What You Want. Allora l'ho tolto e mi sono ascoltato nell'ordine e per intero The Brussels Affair, Live In Texas e Live at the Hollywood Palladium, per ritrovare l'armonia dell'universo.
Ho pensato che mi sarebbe piaciuto scrivere una carrellata sui live della più grande rock'n'roll band della storia, ma poi dove la pubblico che purtroppo non ci sono più riviste rock? (per ora).
Allora lasciatemela cavare con a quick one, qualche appunto scritto di corsa e neanche riletto, con la promessa di scriverla un giorno o l'altra per bene questa cosa.

(1965) Got Live If You Want It! (EP). Sono i Rolling Stones gutturali degli esordi, magnifici, qui in sei canzoni sparse poi fra i primi LP americani.

(1966) Got Live If You Want It! (LP). Ne avete sempre sentito parlare in termini di sufficienza, ma è solo perché (a) chi ne parla non lo ha ascoltato e (b) i giornalisti inglesi dell'epoca si offesero del fatto che il disco fosse pubblicato solo in USA. È la testimonianza dei concerti di una band che inventò il rock'n'roll. È un capolavoro con tutto il meglio dei Rolling Stones con Ian Stewart e Brian Jones. ★

(1968) Rock and Roll Circus. È un live collettivo rimasto nella leggenda orale fino alla stampa del 1996. Le canzoni degli Stones sono ottime, fra cui Jumpin' Jack Flash ed una You Can't Always Get che da allora avrebbero potuto non suonarla più. C'è anche Sympathy For The Devil. ✩

(1969) Get Yer Ya-Ya's Out! The Rolling Stones in Concert. Il breve tour americano culminato ad Altamont. La band sta diventando un robusto e potente combo, con Mick Taylor alla solista ed alla slide. ★

(1973) Brussels Affair. Il live definitivo, il rock'n'roll universale che fa impallidire ogni altra band di sempre. Ascoltarla per capire cosa era questa band. Billy Preston alle tastiere dovevano assumerlo in pianta stabile. Poi Taylor, disturbato sempre più da problemi personali, se ne andò e gli Stones dovettero reinventarsi. ★

(1975-77) Love You Live. C'è qualche cosa che non funziona in questo doppio LP, forse il fatto che sia una compilation e non la registrazione di un vero show. Il suono comincia a farsi plasticoso ed evocativo degli Stones del domani. Buona solo la terza facciata registrata nel '77 al piccolo Mocambo Tavern di Toronto, con quattro cover blues e r'n'r.

(1978) Live In Texas. A dimostrazione che quella di Some Girls fu una rinascita, sia pure un canto del cigno, è un disco di rock molto compatto che sprizza energia e gioia da ogni solco. Anche Ron Wood ha il suo perché. ★

(1981) Still Life. Brutto e noioso. Li vidi a Torino, noia e delusione bruciante.

(1988) Keith Richards Live at the Hollywood Palladium. Se Richards avesse le palle davvero avrebbe continuato a suonare con i magnifici X-Pensive Winos, e non sarebbe tornato a casa per potersi permettere di mantenere una vita da rock star. ★

(1989-90) Flashpoint. Le registrazioni del Steel Wheels/Urban Jungle Tour. Routine.

(1995) Stripped. Registrato in piccoli club durante il Voodoo Lounge Tour, con una selezione di brani diversi dai soliti hit: Like a Rolling Stone, Not Fade Away, Shine a Light, The Spider and the Fly, I'm Free, Wild Horses, Let It Bleed, Dead Flowers, Slipping Away, Angie e Love in Vain, Sweet Virginia e Little Baby registrati dal vivo in studio. Inaspettato. Proprio bello. L'ultimo, e fa incazzare perché dimostra che volendo ci sarebbero ancora.  ✩

(1998) No Security. Registrato durante il Bridges to Babylon Tour. Routine.

(2003) Live Licks. Routine.

(2008) Shine a Light. Il monumento alla cover band.

(2013) Hyde Park Live. Registrazione del 50 and Counting Tour. Uguale a Shine A Light.


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