lunedì 11 novembre 2013

Geografia del rock americano


La geografia del rock americano ha una affascinante mappa da srotolare. Partendo dalla costa orientale, se dovessimo porre sulla carta delle bandierine, all’altezza di Boston pianteremmo quella con la scritta Rock, per via di una elegante tradizione che dalla J Geils Band di Peter Wolf, il Jagger americano, passa per i Modern Lovers per arrivare ai Del Fuegos dei fratelli Zanes.
Su New York City non potremmo non appuntare che Greenwich Village, una storia che va dal folk revival di Joan Baez, al songwriting di Bob Dylan (e se mettiamo una bandierina anche sulla vicina rurale Woodstock, ci scriviamo Americana), ai cantautori elettrici degli anni settanta: Elliott Murphy, Willie Nile, Steve Forbert, Carolyne Mas, coevi della scena del CBGB’s di Ramones, Television, Patti Smith, Talking Heads e Mink DeVille.
Oltre l’Hudson River si raggiunge la scena del Jersey Shore, celebre per aver dato i natali a Bruce Springsteen & the East Street Band e qualche minore gruppo di culto come Southside Johnny & the Asbury Jukes.
Dalla costa orientale a quella occidentale degli States, la West Coast, è un lungo salto di ben quattro fusi orari: Eastern, Central, Mountain e Pacific Time. New York è la sede delle televisioni americane, Los Angeles del cinema. La fascia in mezzo, che comprende tutta quanta la vera America, dai newyorchesi e dai californiani è chiamata con un po’ di scherno fly-over zone, la zona da sorvolare.
L’etichetta che incolliamo a San Francisco dice Flower Power: l’era degli hippie di Haight-Ashbury, le band del Fillmore (West) e del Winterland: Grateful Dead, Jefferson Airplane, Quicksilver Messenger Service, Janis Joplin ma anche Creedence Clearwater Revival.
Su Los Angeles scriveremmo West Coast: la Sodoma e Gomorra del (country) rock radiofonico, la città di Byrds, CSN&Y, Eagles, Jackson Browne, Fleetwood Mac ma pure di Doors e Love. E naturalmente i gruppi della neo psichedelia del nuovo millennio, che si trovano più a proprio agio nell’agiata Laurel Canyon che a Frisco. A guardare da vicino ci si accorge che la bandierina West Coast ha coperto la scritta Surf dei Beach Boys, il gruppo che “ha inventato la California”.
Su al nord, la piovosa Seattle è diventata famosa nel mondo del rock per via della scena Grunge.

Fra New York e California c’è l’America continentale, che per molti versi è dove vivono gli americani veri, dai blue collar del Mid-West, la working class, ai cowboy del West, fino alla fascia degli stati del sud della zona che prende il nome di Bible Belt, o Cotton Belt (la fascia della Bibbia o del cotone). Il Midwest concentra gran parte del mito della musica americana.
Dalla regione dei grandi laghi del nord ai confini con il Canada (masse d’acqua di un’estensione che l’occhio non li distingue da un mare), il viaggio della musica parte da Detroit nel Michigan, la Motor Town, cioè la città dove si costruiscono le automobili americane, rinomata per il suono duro dell’Hard Rock di Bob Seger & the Silver Bullet Band, MC5, Stooges, Ted Nugent ma anche per quello soffice e melodico del Soul della Tamla Motown, il suono che ha fatto innamorare i bianchi della musica nera.
Chicago nell’Illinois è la windy town, la città ventosa del Blues Elettrico della Chess di Muddy Waters, Bo Diddley, Willie Dixon e, solo nella finzione cinematografica, dei Blues Brothers.
Scendendo in direzione sud si arriva a St.Louis nel Missouri, la città della Blueberry Hill cantata da Chuck Berry in Maybellene - ma East St.Louis, il distretto più musicale, è ancora nell’Illinois, oltre il ponte sul Mississippi,.
Passiamo per Nashville, Tennessee, la capitale della scena più conservatrice della musica country tradizionale.
Non è difficile renderci conto che stiamo seguendo il corso del più grande fiume americano, le acque fangose del Mississippi River. È seguendolo che approdiamo agli stati della Bible Belt. Seguendo il fiume, ancora in Tennessee si attraversa Memphis, la città della Sun Records di Sam Phillips di Elvis, Jerry Lee e Johnny Cash, e della Stax con il soul dal sapore del legno delle botti di whiskey di Booker T. & the MGs, Otis Redding e bella compagnia. I Muscle Shoals Studios degli Swampers sono nella vicina Alabama.
Lungo il Mississippi si attraversano gli Stati del cotone dove vengono alla luce i grandi bluesman, per giungere alla fine in Louisiana. Il profumo di acqua fangosa, di zucchero, di birra e di estate ci annuncia New Orleans, la città multirazziale dei Creoli del French Quarter. La città dove la leggenda vuole sia nato il Jazz, a Storyville, il quartiere a luci rosse dei bordelli. Oggi a Storyville c’è il cimitero, ed il French Quarter è diventato un luogo comune per i turisti in cerca dell’hot jazz da jukebox nella Preservation Hall, ma New Orleans continua a conservare la leggenda di Allen Toussaint, dei Neville Brothers e di Dr.John e a pulsare del Boogie afoso di Daniel Lanois, Subdudes, Tony Joe White e Mason Ruffner.
Appena fuori città, nelle swamp, fra alligatori e Loup Garou arriva l’eco francofono del cajun e dello zydeco.
New Orleans si affaccia sul Golfo del Messico. Golfo chiuso a est dalla Florida, che con la confinante Georgia è la terra del Southern Rock, della Capricorn Records di Allman Brothers Band e Marshall Tucker Band, e la hometown di Gram Parsons e di Tom Petty.
A ovest invece la blue highway della musica prosegue nel Texas, il più vasto Stato americano (non considerando l’inospitale e remota Alaska). Le sue vasti pianure sono il territorio dei Country Outlaws, i cowboy di Austin, di Houston e di Lubbock.

(Cosmic America, tratto da Long Playing, una storia del rock, di Blue Bottazzi)