lunedì 22 luglio 2013

Todd Rundgren > State


Il Mozart di Philadelphia è il soprannome che si è procurato Todd Rundgren, per il suo talento di raffinato songwriter e virtuoso polistrumentista e per la facilità con cui scriveva hit a comando, a partire da Hello It's Me con la sua prima (garage) band, i Nazz. Un talento concentrato negli anni settanta, su una sequenza di album, spessi doppi, creativi ed orecchiabili mix di tradizione musicale americana, dalle operette di Broadway al soul della Motown, dai cantautori a la Laura Nyro al sound della Philles, dai gruppi della British Invasion alle rock opera. Una creatività tanto fertile da alimentare dischi solisti, più soffici, alcuni dei quali registrati interamente da solo, e in parallelo una sequenza di band tutte denominate Utopia che battevano strade più sperimentali, fra wall of sound, alternativi Beatles di una dimensione parallela, elettronica, prog, Zappa e Mahavisnu Orchestra. Negli anni ottanta ancora inventò cose come un disco in cui gli strumenti erano simulati dalla voce umana, ed un altro di canzoni ispirate a quelle dei Fab Four, fino a dedicarsi infine alla realizzazione di software musicale per Macintosh. Il disco del 2004, Liars, fu definito il suo ritorno alle scene. Recentemente ha riproposto in concerto i suoi album più celebri, come Something Anything ed A Wizard A True Star. Nel 2011 ha registrato un disco di canzoni di Robert Johnson ed un album interamente elettronico di cover. Ma per molti versi il suo vero ritorno alla creatività è questo coraggioso State, un disco in cui ancora una volta, all'età di 64 anni, sperimenta strade non battute in precedenza. Il nuovo disco è per intero registrato in casa su un computer Macintosh utilizzando strumenti virtuali, con l'eccezione della chitarra elettrica. Un disco elettronico, come aveva fatto Zappa al synclavier o Battisti nel suo periodo finale, di un'elettronica che si rifà come genere alla musica dance, talora fino alla house, ma che in definitiva è ancora Art Rock, ed ancora più in definitiva è il suo classico accattivante songwriting in una salsa diversa. La maggior fonte di ispirazione, anche se un egocentrico come Todd non lo ammetterebbe mai, è quella di David Bowie: Imagination è, per otto minuti, cupo e misterioso come l'Outside registrato con Brian Eno, mentre nei brani dance vengono evocate atmosfere a la Black Tie White Noise. Serious, il brano più orecchiabile, potrebbe essere un hard rock a la Kinks in formato digitale, mentre In My Mouth e Sir Reality hanno una forte carica romantica. Se si è capaci di stare al suo gioco, il disco di Rundgren è straordinariamente accattivante e coinvolgente, al pari delle vecchie canzoni rock dei celebrati album degli anni settanta. Ma al tempo stesso è assolutamente attuale o, per meglio dire, al di fuori dello scorrere del tempo. Non c'è vecchiume, vintage o nostalgia in State (a meno che la musica disco stessa non sia ormai diventata vintage), come hanno scoperto quei fan americani che abbandonano i concerti sopraffatti dall'alto volume, l'oscurità, i laser e l'atmosfera hip-hop dello show, testimoniato dai video su YouTube, specie in brani al 100% dance come Angry Bird, Collide-a-scope e Party Liquor. Un disco coraggioso ma anche perfettamente a fuoco, e soprattutto divertente, nato per suonare in loop in questa esile estate del nuovo millenio. Nella confezione de-luxe il disco è affiancato da un live registrato al Paradiso Club di Amsterdam, dove gli hit classici vengono suonati con un'orchestra, con un risultato mai pomposo e nei migliori momenti addirittura evocativo del respiro zappiano. Un bonus che in effetti non ha nulla in comune con State, ma può costituire un amo per indurre più volentieri il vecchio pubblico all'ascolto delle nuove canzoni.

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