lunedì 15 luglio 2013

(I can't get no) Satisfaction


Nel 1965 i Rolling Stones erano già la seconda più grande rock band del mondo, alle spalle dei Beatles. Sulle ali della British Invasion, erano arrivati al terzo tour americano, ed il disastroso primo tour del '64 era ormai nel dimenticatoio. Avevano già piazzato sette canzoni in classifica in America, ma solo due erano arrivate in top ten, Time Is On My Side e The Last Time, mentre in Inghilterra era già stati al primo posto con due cover, It's All Over Now di Bobby Womack e Little Red Rooster di Willie Dixon / Howlin' Wolf (entrambe registrate in America ai Chess Studios di Chicago) e con The Last Time scritta in proprio da Jagger e Richards.
Ma il disco che li rese definitivamente superstar ed il più influente gruppo di rock & roll, fu il singolo (I Can't Get No) Satisfaction nel maggio del '65. Racconta Keith Richards che il riff della canzone emerse nella sua mente nel dormiveglia. Il chitarrista aprì un occhio, accese il registratore e con la chitarra acustica fece i tre accordi del suo riff. Quando al mattino, dopo il caffè, si ricordò vagamente della cosa, andò a riascoltare la cassetta. Dovette avvolgerla per intero perché era registrata fino in fondo: 2 minuti di chitarra acustica e mezz'ora di russare. Richards scrisse il verso "I cant Get No Satisfaction" mentre Jagger aggiunse tutto il resto del testo mentre era steso al bordo di una piscina in Florida durante il tour americano. Gli Stones provarono a registrare la canzone una prima volta agli studi Chess di Chicago, la stessa Chess da cui avevano ordinato per posta anni prima i dischi di Chuck Berry e Muddy Waters. In quella versione Brian Jones suonava l'armonica. Registrarono la take definitiva due giorni dopo ad Hollywood. C'era una chitarra acustica ed il piano di Jack Nitzsche, che suonava anche un tamburino. Da come la vedeva Richards, Satisfaction era un R&B che lui immaginava accompagnato dai fiati. Decise di tenerne il posto suonando il giro dei fiati con la Gibson, e per far capire che di tali si trattava filtrò il suono della chitarra con un distorsore, un pedale "fuzzbox" prodotto dalla Gibson stessa, che usava per la prima volta (e non ne avrebbe più fatto uso fino a Some Girls). Ad Andrew Loog Oldham, che aveva molti difetti ma anche un gran bell'orecchio per gli hit, la canzone piaceva così, ma Jagger e Richards insistettero per l'arrangiamento con i fiati. Scrive Keith Richards nella sua autobiografia che fu con molta sorpresa che all'inizio di giugno, dispersi in pullman in qualche parte degli States, i ragazzi sentirono suonare Satisfaction alla radio. Ascoltandola in quella versione che considerava provvisoria, Richards ne fu imbarazzato; ma cambiò idea quando il disco filò al primo posto della classifica americana, primo singolo degli Stones ad arrivarci, per restarci oltre tutto quattro settimane, e quattordici consecutive in top 100, superando il traguardo di un milione di copie vendute.
Gli Stones non potevano ancora saperlo, ma quella canzone con la chitarra con il suono del fuzzbox sarebbe diventata la loro firma ed il loro marchio di fabbrica.
E parlando di trademark, il giro di chitarra fu anche la grande invenzione di Richards, che passò da anonimo chitarrista ritmico ad avere uno stile riconosciuto, apprezzato ed imitato. Tutti i grandi hit R&R degli Stones hanno quel giro in cui la chitarra imita la sezione dei fiati: Jumpin' Jack Flash, Honky Tonk Women, Brown Sugar, Start Me Up… Ogni band che cita gli Stones fa la stessa cosa: da Rebel Rebel di David Bowie a Sweet Home Alabama dei Lynyrd Skynyrd. Otis Redding fece una cover di Satisfaction sull'album Otis Blue, registrandola agli Stax Studios di Memphis proprio nei giorni in cui la canzone veniva trasmessa per le prime volte alla radio. Quando si dice attirare l'attenzione. Fu il più grande dei riconoscimenti averne una versione prodotta da Tom Dowd con Steve Cropper alla chitarra, Duck Dunn al basso, Al Jackson alla batteria ed Isaac Hayes alle tastiere, oltre alla sezione dei fiati dei Memphis Horns, con Wayne Jackson e Andrew Love, proprio come l'aveva immaginata Richards. Probabilmente ascoltandola alla radio nell'afosa estate del Tennessee, Cropper e Redding si erano domandati perché gli Stones non ci avessero fatto suonare dei sassofoni… Dopo anni di gruppi di ragazzi bianchi inglesi che suonavano la musica dei neri americani, fu probabilmente la prima volta che accadeva il contrario.
Anche Aretha Franklin ne tirò fuori un arrangiamento, molto simile alla sua Think. Ma Satisfaction fu soprattutto un inno del rock delle chitarre, un pezzo fisso nel repertorio delle garage band. Ne suonarono una grande versione live gli Eddie & The Hot Rods nei loro hey days, nel '76, all'esplosione della scena punk. Gli Hot Rods avevano un bel medley con due dei più celebri inni delle garage band, Gloria e Satisfaction, oltre alle cover di The Kids Are Alright, Wooly Bully, 96 Tears e Get Out Of Denver. Per nostra fortuna quella sequenza fu immortalata in un EP dal vivo, poi incluso nella ristampa in CD del loro primo disco, Teenage Depression.
La versione più popolare della canzone nei giorni della new wave fu quella elettronica ed un bel po' fuori di testa dei Devo di Akron, Ohio, quella band in tuta gialla con un copricapo che era una specie di vaso rovesciato: non finì nelle parti alte delle classifiche ma fu molto trasmessa alla radio. Nel 1973 ne aveva fatto una curiosa versione country con tanto di banjo un gruppo italiano dal nome di Tritons, che poi erano i New Trolls. Fu un successo locale e per me che avevo quindici anni fu anche la prima volta che ascoltavo la canzone. Mi piaceva, fino a che una sera in una discoteca di Bologna il dj, dopo averla messa disse "ora la tolgo prima che mi prenda la nausea" e fece partire l'originale… che botta! Un week-end formativo quello nel capoluogo della via Emilia: fu li che mi venne fra le mani per la prima volta il 45 giri di Hey Joe di Jimi Hendrix!