giovedì 25 aprile 2013

Mauro Zambellini. Love and Emotion: una storia di Willy DeVille (Pacini Editore 2013)



Quella di Willy DeVille è una storia rock. Anzi, una storia blues. DeVille aveva tutto: aveva la voce, aveva il fascino, aveva le canzoni. Aveva la band, i mitici Mink DeVille. Aveva i produttori, Jack Nitsche, Mark Knopfler, Doc Pomus, Jim Dickinson. Aveva il culto del pubblico italiano e di quello francese, che lo idolatravano. Aveva lo show, l'unico che se la giocasse con la E Street Band di Bruce Springsteen. Aveva l'ammirazione di Ahmet Ertegun patron della Atlantic, la fiducia di etichette del calibro di Polydor, Capitol, FNAC e quella di Carlo Ditta e la sua Orleans Records. Aveva la stoffa di Chuck Berry, dei Drifters e dei Ramones tutti assieme. Eppure non gli riuscì mai di conquistare il pubblico americano, evidentemente più sensibile alle melodie radiofoniche degli Eagles. Ovunque andasse, con chiunque si mettesse, si portava dietro la sua bad luck, la sua maledizione di un vampiro nato per fare rock'n'roll. Se n'è andato prima di invecchiare, strappato non da un'overdose di rock'n'roll ma da una malattia incurabile. Persino dopo morto questo grande artista americano non ha ancora trovato in patria il riconoscimento che si merita; ma noi non lo abbiamo dimenticato e non lo ha dimenticato Mauro Zambellini che a lui ha dedicato questa sentita e passionale biografia. Zambo è da sempre uno dei più dotati giornalisti rock italiani, e quando ama un artista mette il turbo alle sue pagine. Lo ha fatto con i Rolling Stones, la sua band preferita, con Il tempo è dalla nostra parte. Lo fa oggi con la storia di Willy, che recupera dai tempi del suo incontro con Tootsie, la sua musa ispiratrice e la sua maledizione ad un tempo, nei giorni in cui suonava in un gay club a San Francisco, e poi al CBGB's nei glory days del punk newyorchese, inseguendolo per il suo percorso francese, a New Orleans, a Memphis e infine al ritorno a NYC dove si sarebbe spento. Non mancano tutti i tour nel nostro paese, dove i suoi show erano sempre vissuti come un avvenimento dal popolo del rock, come non mancano i tanti incontri privati e le testimonianze di prima mano. Oltre al resto, il libro comprende una prefazione di Kenny Margolis, la postfazione di Marco Denti ed un capitolo del vostro sottoscritto affezionato cronista. Una storia rock.