sabato 2 marzo 2013

il successo è una ricetta difficile


Il successo è un evento molto improbabile. Perché è il risultato della congiunzione di fattori estremamente improbabili: il talento, i collaboratori, (nel caso di un gruppo) l'intreccio dei talenti, il momento (giusto), il tempo (giusto), la fortuna. Per questo la storia si è ripetuta in continuazione. Così: un gruppo di ragazzi giovani e senza esperienza ha successo prima che se ne possa rendere conto. Possiamo parlare di Beatles, Stones, Animals, Who, Pink Floyd, Grateful Dead, Dave Matthews Band, Smiths… Ad un certo punto uno degli elementi comincia a pensare di essere il vero motore del gruppo e che gli altri alla fine gli sono da ostacolo per raggiungere i suoi grandi obiettivi. Magari perché è il front man, oppure l'autore delle canzoni. Mick Jagger che pensa che gli Stones siano una band anacronistica senza la quale potrebbe avere lo stesso successo esplosivo di Michael Jackson. Prova da solo, ma si accorge con sorpresa che non funziona: senza quel blend specifico, senza il drumming di Watts, senza la ritmica ciondolante di Richards il suo suono non funziona ed il suo pubblico, quello che con gli Stones lancia urla isteriche, non risponde. Gli Stones stessi, che a risentire gli album marchiati Decca non c'è un gruppo di Brit Blues che possa allacciar loro le scarpe (né Yardbirds né Mayall né Fleetwood), senza il tempo sincopato di Watts, Jagger & Richards sarebbero altrettanto stati imbattibili? Avrebbero inciso Satisfaction e Honky Tonk Women? Eric Burdon ha una voce da leone; con gli Animals piazza tutti i singoli in testa alla classifica. Chi può resistergli? Ma quando lascia il gruppo per trovare l'America, per quante belle esperienze possa fare si accorge che non è più seduto su un motore nucleare. Troppo tardi per pentirsi, anche se Before We Were So Rudely Interrupted con la band originale sarà un disco bellissimo. Pete Townshend è un genio ed ha scritto le più potenti canzoni del rock, ma senza Daltrey, Entwistle e Moon sembra non volerle ascoltare nessuno (o quasi). I Pink Floyd, già sono dei miracolati perché hanno avuto due successi, uno con Syd Barrett ed uno poi da soli, e già la cosa è quasi impossibile. Poi Waters si convince di essere lui la mente del gruppo. In realtà lui è lo yin, la parte oscura, notturna, mentre Gilmour lo yang, la parte solare e diurna; Wright e Mason sono gli ingredienti preziosi, le spezie. I Pink Floyd si separano e Waters da solo è un nevrotico depresso e Gilmour un mieloso bollito. Waters non ha luce, Gilmour non ha nerbo. Jerry Garcia pensava che a buttar canzoni nei Grateful Dead gliele stravolgessero e che fossero suonate giuste solo come le fa lui, ma con la JG Band non era la stessa leggenda (anche se alla fine i Dead senza di lui diventano una cover band). Dave Matthews magari ad un certo punto ha pensato che in fondo è lui la DMB, che gli altri per quanto bravi sono degli accompagnatori. Registra un disco da solo, con accompagnatori differenti, magari bravi anche loro, ma non funziona, perché anche se è lui a firmare le canzoni il suono apparteneva alla band. Gli Smiths dettano il linguaggio del rock dopo gli anni ottanta, ma né Morrisey né Marr da soli sono gli Smiths. Persino Springsteen senza E Street Band stenta a ritrovare il suo pubblico oceanico.
Forse solo i Beatles rimasero grandi anche da soli. John, Paul, persino George che con All Things Must Pass creò il miglior album di tutti (e poi un paio di grandi pezzi li ha infilati in ogni disco a venire). Persino Ringo Starr registrò Ringo e creò la All Starr Band. Ma loro erano i Beatles mica per niente.