giovedì 30 maggio 2013

Eric Burdon > fino a che il tuo fiume si prosciugherà



Hai due modi di registrare un disco quando sei un vecchio leone come Eric Burdon e sei arrivato all'età di 70 anni. Il modo facile è quello di giocartela sulla classe, sulla potenza vocale che non ti è venuta meno (Burdon è stato il più potente vocalist britannico degli anni '60), di sceglierti degli abili musicisti, un produttore in gamba e ottime cover adatte alle tue corde, come fece in My Secret Life un decennio fa. Poi c'è il modo difficile, quello di metterti in gioco, di usare le canzoni per raccontarti, comunicare cose che devi dire al pubblico la fuori. È quest'ultimo il modo che Eric Burdon ha scelto per il suo 'til Your River Runs Dry. Una band rodata e canzoni scritte in proprio, cantate, parlate, recitate, sudate, vissute, sofferte, senza trucchi e stratagemmi ma con sincerità, la sincerità dettata dal bisogno di comunicare. Burdon non è mai stato un autore particolarmente dotato, e questo è probabilmente il motivo principale per cui nei sixty gli Animals si sciolsero all'apice del successo dopo aver messo praticamente tutti i singoli (che erano cover) in testa alle classifiche. In questo disco non ci sono forse canzone memorabili, ma sicuramente c'è un cantante memorabile, che è un piacere ascoltare.
Lo stile è quello del Burdon degli anni '80, quello del dopo Animals, San Francisco, War, EB Band, quello che girava in tour di più basso profilo con i Power Company, cantando canzoni come Bird On The Beach o il tributo No More Elmore. I testi sono quelli di un uomo che ha attraversato una vita lunga e tribolata, che ha nostalgia dei giorni di gloria ma che se si volta indietro vede anche sofferenza e solitudine in un modo di vivere al limite e che se guarda avanti vede vicino l'orizzonte.
In 27 Forever canta: "venderesti la tua anima al diavolo per rimanere sempre così, sapete come si dice, i migliori muoiono giovani, avrei potuto avere 27 anni per sempre", con un pensiero al club dei 27, i tanti musicisti morti a quell'età, da Robert Johnson a Brian Jones, Jimi Hendrix, Janis Joplin, Jim Morrison, Kurt Cobain fino ad Amy Winehouse.
Water è un tema ecologico, su come lasceremo il mondo dopo di noi: "grido acqua, acqua, acqua, acqua da bere, per spegnere il fuoco e l'acqua che scende dai miei occhi".
Memorial Day ricorda dei giorni delle rivolte giovanili degli anni sessanta, un ciclo che si ripete ai giorni nostri con le rivolte della primavera araba. Devil and Jesus sono le due facce della nostra anima, le due forze che ci conducono nella nostra vita.
Bo Diddley Special è un tributo al rock & roller, e non è il primo: l'album d'esordio degli Animals si apriva con The Story Of Bo Diddley, e negli anni ha cantato No More Elmore, dedicato ad Elmore James e  Soul Of A Man è dedicato a John Lee Hooker e Ray Charles.
L’album si conclude proprio con Before You Accuse Me, un grande blues di Bo Diddley cantato un po' alla Dust My Broom. Medicine Man è una bella cover di Marc Cohn.  The River is Rising è un pezzo ipnotico in stile New Orleans su un tema di apocalisse prossima ventura.  Invitation To The White House è una canzone pacifista, che racconta di un sogno, di trovarsi alla Casa Bianca a parlare di pace con il Presidente Obama.

Eleonora ha avuto occasione di chiacchierare con Burdon sulle canzoni del suo album. La voce del cantante è profonda e gentile. Anche se in un primo momento appare stanco per le interviste concesse durante la giornata, si appassiona a quello che ha da dire. Si capisce che ha voglia di parlare: racconta di sé, del passato ma anche del presente. L’impressione è che abbia urgenza di comunicare con le nuove generazioni, che senta il bisogno di lasciare una traccia di sé. Alla fine parlare del nuovo disco, 'Till The River Runs Dry, per quanto gli sia costato energia e fatica, è un pretesto per raccontarsi.

«La mia ispirazione per l'ultimo album è fondamentalmente l'Amore. Amore per il blues, amore per un bluesman in particolare, Bo Diddley, amore per Madre Natura, amore per i miei amici che non ci sono più, amore per le persone a cui tengo. Ma anche la lotta interiore fra i nostri angeli e i nostri demoni. Se riguardo il mio passato in modo obiettivo, mi accorgo che crescere ha comportato del dolore. Arrivare a 70 anni significa accumulare tanta sofferenza. Quando ne ho compiuti 60, pensavo di essere arrivato al capolinea. D'altronde, quando ne avevo 20, non credevo sarei arrivato ai 30. Vivere al limite, come ho fatto io per la maggior parte della mia vita, è un continuo domandarsi se sarò capace di arrivare alla prossima decade. Ma quando ce la fai, ti senti invincibile. Devi essere mentalmente forte per sopravvivere e se mi volto indietro, mi accorgo di aver attraversato molta solitudine».
«Quando ero un ragazzo vivevo il blues come un'esperienza spirituale, religiosa. I Jazz club erano la mia chiesa. Ho vissuto degli anni meravigliosi prima degli Animals, quando ero uno studente d'arte. Non c'erano limiti a quello che mi sembrava di poter fare, viaggiavo un sacco, mi è capitato di raccontare ai miei genitori di essere a Londra mentre in realtà ero a Parigi. Lì ho incontrato molti grandi musicisti. Stavo cercando di scoprire il mondo. Londra era il posto in cui stare. Era molto divertente e c'era una grande scena musicale con molti ottimi club. La stessa cosa succedeva a Newcastle, la mia città. Alla fine abbandonai gli Animals per inseguire quello che si chiamava Flower Power, e non fu del tutto una buona idea: c'era sì Power ma non sempre trovai Flowers. Mi imbattei in parecchia violenza, specialmente nel 1968 il mondo sembrava nel caos. C'erano rivolte nelle strade di Chicago, New York, Parigi, Londra, Los Angeles, un po' dappertutto. Io credo che ogni generazione di giovani senta la necessità di protestare per le strade. Ci ho scritto un pezzo nel mio nuovo disco, s'intitola Old Habits Die Hard. Ho scritto dei ragazzi in Libia, in Egitto e negli altri posti del mondo dove i giovani cercano di liberarsi da chi li opprime con le bugie e la violenza».
«Il presidente Obama ha iniziato a ritirare truppe che erano in guerra. Non dobbiamo dimenticare che ha ereditato un gran casino. Ha ereditato una nazione completamente fuori controllo e non è facile cambiare le cose dal giorno alla notte. Gli americani hanno questa incredibile, addirittura romantica, connessione con le armi da fuoco. Io sono un sognatore e vorrei la pace per questo mondo, ma devo anche essere realista: so che non ci sarà pace fino a che ci sarà gente che va in giro con la dinamite. Io credo che con il secondo mandato Obama avrà più tempo e opportunità per occuparsi del sistema sanitario, della povertà e del riscaldamento globale. Il Presidente a un atteggiamento gentile, positivo, umano e pare aperto ai suggerimenti, a una vera conversazione. È questo che mi ha ispirato a scrivere la canzone Invitation To The White House. Naturalmente non lo ho mai incontrato ma, come ho detto: I am a dreamer and I hope I am not the only one».
«Mi piace sempre suonare dal vivo. Alla fine, è questo il rock'n roll: suonare dal vivo. A volte la parte dura del lavoro è viaggiare per arrivare dove devi suonare. A volte il viaggio è lungo e faticoso e quando arrivi puoi sentirti troppo stanco per salire sul palco, ma quando guardi il pubblico tu prendi l'energia dai volti che ti guardano, dalla gente che s'aspetta il tuo meglio e tu non hai altra scelta che darglielo. È una relazione simbiotica. In cinquant’anni non ho mai smesso di suonare dal vivo. Se posso dare un consiglio a un giovane musicista, è proprio quello di fare concerti. Anche se sembra non esserci più spazio nel music business, ci sarà sempre un palco sul quale suonare. Registrare un nuovo disco a questo punto, è stato un atto di coraggio. Come ho scelto la band con cui registrare? Sono amici miei, ci siamo divertiti un sacco e alcuni di loro mi seguiranno in tour».
Poi Eric si fa pensieroso. Dal passato al presente, il pensiero si sposta forse verso l’orizzonte. 
«Mi sento un uomo dotato di energia spirituale. La spiritualità è importante per me: mentre facciamo questa intervista, guardo fuori dalla finestra e non posso fare a meno di notare come sia bello il giorno. Come sia bello il giardino. Gli uccelli, i fiori, il mare, il cielo, le stelle, i profumi, le sensazioni... per me tutto ciò è spiritualità. La Natura è spiritualità. Ho un messaggio per il mio pubblico: siate gentili, siate aperti, siate dolci l'un l'altro, ascoltate la musica, fate voi stessi della musica, fate voi stessi dell'arte. Fate la vostra parte come esseri umani. E già che ci siete, cercate di proteggere il pianeta: siamo solo di passaggio qui e dovremmo prenderci cura di quello che ci ha lasciato chi è venuto prima di noi e consegnarlo intatto a chi ci seguirà. Essere vivi è un dono».

Eleonora Bagarotti & Blue Bottazzi