martedì 12 febbraio 2013

Rumours

Su Jam in edicola a febbraio, un articolo a firma Eleonora Bagarotti racconta della lunga gestazione di Rumours il disco quaranta volte milionario dei Fleetwood Mac che viene ristampato in questi giorni. In una pagina io racconto rapidamente della storia della band prima della formazione che registrò quel disco: i Fleetwood inglesi vs quelli americani...
Per motivi di spazio il riquadro sulla strada che porta a Rumours è conciso. Qui sul blog regalo ai lettori la versione estesa di quella storia...

...la storia dei Fleetwood Mac nasce molto lontana da quella west coast di cui la band sarebbe stata uno dei più esemplari rappresentanti musicali. Nasce negli anni sessanta sull'altra sponda dell'Oceano Atlantico ma fortemente influenzata dalla musica americana, quella del blues della Chess di Chicago, di Elmore James, Willie Dixon, Buddy Guy e Otis Spann. C'era una volta l'Università del blues britannico, quella del magnifico rettore John Mayall, quando con i suoi Bluesbreakers Mayall mise assieme (in larga parte involontariamente) una potente scuola di musicisti blues, specie di chitarristi. Il primo della lista fu Eric Clapton, che già oggetto di culto con gli Yardbirds li abbandonò per Mayall quando la vecchia band virò dal blues di Chicago al rock con l'epica For Your Love. Peter Green era allora un giovane solista di buone speranze della chitarra, che stressava Mayall giorno e notte per poter entrare nella sua band. Riuscì per un po' di tempo nel suo intento quando Clapton sparì senza preavviso per un viaggio hippie in Grecia, ma fu solo temporaneamente. Riebbe infine il posto in pianta stabile quando Eric vide suonare Buddy Guy con il suo trio e colpito dal suo magnetismo decise di emularlo con una sua band, che sarebbero stati i Cream. Slowhand aveva sopravvalutato la propria personalità e sottovalutato quella del suo bassista Jack Bruce, così che i Cream non furono mai il "suo" trio, ed in effetti finirono per  ispirarsi più a Jimi Hendrix che a Buddy Guy. Intanto Peter Green ebbe il suo posto nei Bluesbreakers, in sostituzione del chitarrista più venerato prima dell'avvento di Hendrix; tanto che quando negli studi Decca videro entrare Green anziché Clapton per incidere Hard Road dei Bluesbreakers di John Mayall, questi dovette rassicurare il produttore: "È meglio di Clapton. O meglio: lo sarà".
Peter in effetti sviluppò lo straordinario morbido stile che avrebbe influenzato la chitarra di Carlos Santana, ed era inoltre baciato in fronte dal dono della creatività. Il pezzo più innovativo ed anche più divertente di Hard Road fu proprio uno strumentale di Green intitolato Supernatural. Dopo Clapton anche Ainsley Dunbar lasciò i Bluesbreakers (per il Jeff Beck Group, gli "altri" Led Zeppelin), confermando il trend dell'incessante rotazione di personale che avrebbe contraddistinto la formazione. Green propose un batterista con cui aveva suonato in passato, Mick Fleetwood, che entrò nel gruppo ad affiancare Mayall ed il bassista John McVie. McVie in più occasioni si era trovato ad essere licenziato dal severo Mayall per essersi presentato sul palco ubriaco, ma ne uscì sempre perdonato; quando fece lo stesso Mick Fleetwood questi fu invece licenziato in modo definitivo. Inaspettatamente, dopo aver tanto agognato al posto in formazione, Green decise di seguirlo per fondare assieme a lui una propria band, un gruppo rigorosamente blues ispirato al suono di Chicago. Volendo portare con sé anche McVie, battezzò il gruppo Peter Green's Fleetwood Mac (aveva intitolato così un pezzo inciso per i Bluesbreakers mettendo assieme i nomi della sezione ritmica). Fece della band un quartetto aggiungendo Jeremy Spencer, uno sconosciuto chitarrista slide specializzato in Elmore James e rock'n'roll anni cinquanta. Inaspettatamente i Peter Green's Fleetwood Mac furono una band dal successo immediato. Nonostante suonassero un blues rigoroso ed energico attirarono l'attenzione del pubblico rock inglese: l'album d'esordio del 1968 si arrampicò fino al quarto posto delle classifiche ed il secondo andò altrettanto bene. Un album registrato alla Chess di Chicago divenne oggetto di culto. Oltre agli album la band aveva nel proprio arco i singoli, opera del genio creativo di Green; se il primo 45 giri della band era solo una imitazione di Elmore James ad opera di Spencer, già il secondo fu la stregata ed evocativa Black Magic Woman, un brano cult ripreso di li a due anni da Carlos Santana. Lo strumentale Albatross fece il primo posto in Inghilterra, Oh Well il secondo (oltre a divenire uno standard interpretato fra gli altri dagli Heartbreakers di Tom Petty) e anche l'ultimo The Green Malahishi entrò in Top Ten. Nel frattempo purtroppo Peter Green, vittima del LSD come prima di lui Syd Barrett, iniziò a dare i numeri. Sotto l'influenza dell'acido arrivò a identificarsi in Gesù Cristo e come tale decise di liberarsi dei propri beni donandoli in carità, e quando la band oppose resistenza a rinunciare ai propri guadagni la abbandonò. Prima di scomparire dall'orizzonte registrò un disco innovativo, The End Of The Game, basato su jam di chitarra spalmata su un incessante base ritmica, che costituì un'ispirazione per molte band sperimentali tedesche fra cui i Neu! di Hallogallo. Alla fine a Green venne diagnosticata la schizofrenia e fu ricoverato in ospedale psichiatrico. Nel '77 fu anche arrestato per aver minacciato con un'arma da fuoco il manager dei Fleetwood Mac, Clifford Davis, si dice perché questi continuava a inviargli i soldi dei diritti d'autore. Peter Green fece ritorno sulle scene negli anni '90 con un'ottima blues band denominata Splinter Group, non del tutto libero però dai problemi legati alla sua salute mentale.
L'anno successivo all'uscita di Green toccò all'altro chitarrista, Jeremy Spencer, scomparire: mentre i Fleetwood Mac erano in tour a Los Angeles, Jeremy incontrò per strada un attivista della setta dei Bambini di Dio e si unì immediatamente a loro senza neppure fare ritorno in albergo. Da allora girò il mondo per cantare assieme a loro canzoni legate alla religione. Dalla maledizione dei Fleetwood Mac non si salvò neppure il terzo chitarrista, il giovane Danny Kirwan che Peter aveva voluto nella band per beneficiare dell'aiuto di un secondo autore di canzoni. Divenuto il frontman della band, Danny si perse in problemi di alcolismo, diventando un peso insostenibile con il suo atteggiamento rissoso e quando capitò che si rifiutasse persino di salire sul palco, cosa che nel 1972 gli procurò il benservito. Nel corso degli anni successivi anche Peter soffrì di problemi di salute mentale fino a dover abbandonare la carriera musicale e ridursi a diventare un homeless.
La prima metà degli anni '70 fu un periodo di transizione per i Fleetwood Mac. Senza Peter Green lasciarono la via del blues per cercare di mantenersi in classifica con canzoni pop che piacquero soprattutto in America ma vennero perlopiù ignorate in Gran Bretagna. Fece ufficialmente il suo ingresso nella band come voce e tastierista Christine McVie, moglie di John, mentre Mick Fleetwood sposava Jenny Boyd, la sorella di Patty Boyd (la moglie di George Harrison cantata in Something e successivamente da Eric Clapton in Layla e Beautiful Tonight). In virtù di quella parentela fu offerto ai Fleetwood Mac un contratto con la Apple Records, ma il gruppo finì invece per firmare con la Reprise. Alla ricerca di un front man si trovarono ad offrirne il posto ad un musicista americano male in arnese che si trovava bloccato in Europa perché il suo gruppo si era sciolto lasciandolo senza neppure il denaro per acquistare un biglietto aereo di ritorno: Bob Welch, che rimase con la band per tutto il periodo di mezzo. Il 1973 fu un anno cruciale per la band. Per irrobustire la formazione era stati aggiunti il cantante Dave Walker ed il chitarrista Bob Weston. Walker fu licenziato praticamente subito per incompatibilità artistica e forse umana, mentre Weston faceva ancora parte del gruppo per il tour di quell'anno, sia pure un po' in disparte. Fu proprio restando in penombra che si accese una fiamma fra lui e la moglie di Mick, Jenny Boyd, mentre a Christine McVie capitava di avere una storia con il loro ingegnere del suono, Martin Birch. La cosa divenne di dominio pubblico e Mick Fleetwood si rifiutò di continuare a suonare con il gruppo. Sebbene Bob Weston fosse prontamente licenziato e caricato a forza su un aereo diretto a casa, Mick suonò ancora una sola data prima di mollare il tour appena iniziato e partire per l'Africa, per passare una vacanza con George Harrison. La band si sbriciolò: John McVie volò a Tahiti con il proposito di ritirarsi e di restare a vivere lì; Christine tornò a Londra; Bob Welch a Los Angeles e Jenny raggiunse Weston per un periodo brevissimo di convivenza.
Il manager Clifford Davis fu informato per telefono che la band, per cui aveva firmato contratti per un intero tour, non esisteva più. Essendo praticamente rovinato Clifford si fece allora venire un'idea dettata dalla disperazione: mise assieme in fretta e furia un gruppo di session man e contattò Fleetwood per cercare di convincerlo a sedersi alla batteria di una band da portare in tour con il nome di "nuovi" Fleetwood Mac. Forse il batterista per telefono acconsentì a farlo, ma disse che non era disponibile subito dalla prima data. Il tour partì comunque, con un gruppo che si chiamava Fleetwood Mac ma che non era i Fleetwood Mac. Alla prima in Nebraska bene o male il pubblico si lasciò ingannare, ma subito dopo impresari e audience si resero conto che non stavano assistendo ai concerti del gruppo per il quale avevano acquistato il biglietto: in alcuni teatri non fu permesso loro neanche di suonare, in altri furono subissati di fischi e fatti oggetto del lancio di oggetti. Risultò che non solo Mick Fleetwood non aveva alcuna intenzione di presentarsi, ma fece invece recapitare a Davis una denuncia a firma sua e dei compagni - che la vicenda aveva in qualche modo spinto a voler sopravvivere come gruppo. Il tour fasullo fu sospeso senza gloria ma ci volle comunque del tempo perché i musicisti potessero tornare legalmente in possesso del proprio nome.
Bob Welch intanto aveva lasciato; aveva deciso che il suono degli anni settanta era quello dei Led Zeppelin, e perciò mise assieme un gruppo di nessun successo dal dimenticato nome di Paris. Ebbe comunque un successo di classifica a proprio nome nel 1977, con una nuova versione di Sentimental Lady, una canzone che aveva già registrato con i Fleetwood. Si suicidò a Nashville nell'estate del 2012. Ma tornando al 1974 a Los Angeles, ai Sound City Studios a Mike Fleetwood capitò per caso di ascoltare il disco di un duo chiamato Buckingham Nicks, e di incontrare di persona Lindsey Buckingham. Essendo alla ricerca di un rimpiazzo per Welch, offrì a Lindsey, di cui era evidente il talento, di unirsi al gruppo. I membri si incontrarono, le ragazze (Christine e Stevie) si piacquero e Lindsey accettò il posto ma a patto che nel gruppo entrasse anche la sua partner Stevie Nicks. Ancora non lo sapevano, ma era nato il nucleo "classico" dei Fleetwood Mac californiani, quelli che con il disco Rumours si sarebbero piazzati al primo posto delle classifiche di tutto il mondo fino a venderne negli anni la cifra stratosferica di quaranta milioni di copie.

Blue Bottazzi