lunedì 18 febbraio 2013

Hernandez & Sampedro > Happy Island


C'è un blog dove faccio la cronaca della bella musica prodotta dalla scena rock italiana, Little Italy. Ma questo disco mi ha così colpito che ho deciso di dargli il massimo risalto possibile, così pubblico la recensione anche qui. Perché: "...queste canzoni hanno rinnovato in me la sorpresa e la delizia e l’ingenuo entusiasmo e l’evocativa energia di quando da ragazzo ascoltavo per le prime volte i vinili californiani marchiati Reprise o Asylum". 



Mentre la scena rock americana e quella anglosassone languono, la scena rock italiana anglofona non smette di crescere e dimostrare energia e talento. Un ribollente vulcano di musica indipendente che, libera dai lacciuoli dei commercialisti delle case discografiche e della necessità di rincorrere una commercialità che non esiste comunque più a nessun livello, sforna a getto continuo nuovi talenti e ottimi dischi. Ma neanche i miei sogni più selvaggi potevano prepararmi al suono che esce dal CD Happy Island (Isola Felice) del duo Hernandez & Sampedro. Avete presente Decemberists, R.E.M., Counting Crows? Potreste raccontarmi che è il loro disco che sto ascoltando, ed anche in questo caso si tratterebbe di uno dei loro più soprendenti lavori: una fusione di cristalline chitarre acustiche ed elettriche, evocativi cori ricchi di energia, intense melodie dipinte dei colori del cielo infuocato del tramonto.
Luca Hernandez Damassa ha una voce degna di Peter Buck, Mauro Sampedro Giorgi lo affianca ai cori e alle chitarre mentre Giuliano Juanito Guerrini e Guido Minguzzi li accompagnano al basso, batteria, percussioni  e tastiere. Le canzoni, tutte belle, sono opera originale del duo. Il suono è semplicemente perfetto, a dimostrazione che quando ci sono talento e passione non sono necessari studios a Hollywood, budget milionari e produttori rinomati per creare gioielli musicali; anzi, probabilmente è più vero il contrario. Il disco è autoprodotto dal duo indie rock di Ravenna e non c’è nessun indizio che non si tratti del più professionale dei lavori di una band americana.
Le canzoni sono dieci, come ai tempi dei Long Playing quando ce ne stavano cinque per facciata, tutte di altissimo livello, nessun riempitivo. Turn On The Light, sottilmente malinconica, potrebbe essere una bella bella canzone dei R.E.M.. Don’t Give Up On Your Dreams è un energico folk rock che evoca il west di Morricone. Happy Island è un delizioso lento con cori west coast ed una chitarra elettrica che naviga nell’anima. She’s a Woman è dolce, malinconica e intensa. The Sky the Water and Me sembra un hit radiofonico dei R.E.M.. Rain Doesn’t Fall è infuocata, con un gran accompagnamento di chitarre (“la pioggia non cade dentro la mia anima”).
Ray Of Light è una di quelle deliziose ballate californiane che si aprono con un gioco di percussioni e chitarre acustiche e cori. Cold Cold Cold in This Town è energica ed evocativa. I cori di Kinky Queen “when I found you, when I found you…” mi danno i brividi. The Hardest Way chiude il disco.

Queste canzoni hanno rinnovato in me la sorpresa e la delizia e l’ingenuo entusiasmo e l’evocativa energia di quando da ragazzo ascoltavo per le prime volte i vinili californiani marchiati Reprise o Asylum.

La scena del rock anglofono di “Little Italy” è viva e vegeta e continua a crescere, e questo Happy Island mi pare il suo miglior pargolo a tutt'oggi (disco dell’anno e dell’anno scorso e di quello precedente non solo della  scena italiana, ma di tutta quanta la scena rock...)
Fidatevi: indipendentemente dal fatto che sia un prodotto italiano, americano o australiano, non fatevelo scappare, dischi così se ne sentono pochi. E se non mi credete, ascoltatelo comunque: Hernandez & Sampedro vi sorprenderanno e vi delizieranno.

P.S.: dove comprare il disco? Dal 1 marzo su Amazon, iTunes oppure chiedete al vostro venditore di dischi di ordinarlo al sito del gruppo.