lunedì 24 dicembre 2012

una storia di Natale




I fari delle automobili in colonna illuminano la neve a mucchi ai bordi delle strade gelate attorno ai grandi laghi. Il sole tramonta presto e il buio lascia brillare le lucine colorate che si accendono e spengono sugli alberi nei giardini delle case. I centri commerciali fanno a gara ad avere il babbo natale più grande e le slitte più illuminate.
«In qualche posto questa notte c’è un vento freddo che tira dal nord e gli uccelli dell’estate sono andati, il sole sverna più a sud, i laghi saranno presto gelati e le spiagge dove le coppie innamorate passeggiavano si riempiono di ghiaccio, e a meno che tu non trovi qualcuno da abbracciare, qualcuno che ti voglia bene, quando le lunghe notti buie arrivano e i venti dell’inverno urlano tu non sai se ce la farai senza qualcuno su cui contare».

Da qualche parte in un sobborgo di NYC Charlie rientrando a casa trova nella cassetta una lettera con il suo indirizzo scritto a mano. Viene da Minneapolis, e la calligrafia è di qualcuno che forse avrebbe preferito non dover ricordare. Si infila la busta nella tasca, la aprirà più tardi, dopo aver pranzato solo, sulla poltrona sgangherata di fonte alla televisione spenta, con un bicchiere di Jack Daniels allungato nel bicchiere.

Charlie si infila gli occhiali:
«Ciao Charlie. Volevo dirti che sono incinta, e che adesso vivo proprio sulla nona strada, sopra quel negozio di libri polveroso fuori da Euclid Avenue. Sai, non mi faccio più e non bevo più nemmeno whiskey, ho un uomo che suona, il trombone, e ha un lavoro alle ferrovie. Mi ama anche se quello che aspetto non è suo figlio, ma dice che lo vuole crescere come fosse il suo. Mi ha dato un’anello, era di sua madre, e ogni sabato sera mi porta fuori, a ballare…»

Dalla finestra di fronte arriva il solito frastuono di quella giovane coppia di irlandesi che tanto per cambiare litiga. Lui è piccolo e sdentato, si da un sacco d’arie e veste una giacca consumata:
«Questo sarà il nostro anno, lo sento, dai che è Natale e io ti amo, vedrai che arriveranno giorni migliori».
Lei è bella, ma pallida, con un trucco pesante attorno agli occhi e sembra sempre incazzata.
«Quando mi hai preso la mano in una vigilia di Natale mi hai promesso che Broadway mi stava aspettando. Eri bello allora e il coro della polizia di New York cantava ‘Galway Bay’».

Charlie sospira e torna alla sua lettera:
«Ripenso a te ogni volta che vedo un benzinaio. Ho ancora quel disco di Little Anthony and the Imperials, ma qualcuno mi ha rubato lo stereo. Sai Charlie, credevo di diventare pazza quando hanno arrestato Mario, sono tornata a Omaha a vivere con i miei, ma tutti quelli che conoscevo erano morti o in prigione e allora sono tornata a Minneapolis e questa volta non me ne vado più».

Le voci dalla finestra di fronte si sono fatte più acute. La ragazza è incazzata:
«Sei una feccia! Un verme! Un frocio schifoso da due soldi! Buon Natale il tuo culo, prego che sia l’ultimo! Potevo essere qualcuno, mi hai portato via i miei sogni fin dalla prima volta che ti ho visto!»
Il piccoletto piagnucola: «Non posso farcela da solo, tu sei tutti i miei sogni».

Charlie guarda il muro, si passa fra le dita la carta della lettera e legge le ultime righe: 
«Vorrei avere tutti i soldi che abbiamo buttato in droga. Senti Charlie, ti racconto la verità. Non ce l’ho un marito che suona il trombone, e ho bisogno di trovare dei soldi per l’avvocato, se tutto va bene sarò fuori sulla parola per il giorno di San Valentino».

Da qualche parte lungo la strada qualcuno compra la cena di Natale ad un take-away per mangiarsela con una nonna che l’ha scambiato per suo nipote, un poco di buono che nasconde nel bagno le macchine fotografiche che ha rubato. Più a sud sotto l’Hudson in una cittadina di mare dove la gente passava le vacanze due chitarristi a spasso pensano ai regali di Natale: «se non hai soldi, non fai regali…» 

raccolti da Blue Bottazzi da Bob Seger, Tom Waits, Shane MacGowan, Pogues, Wayne Wang, Harvey Keitel, Bruce…