domenica 9 dicembre 2012

Elvis Costello in Motion Pictures



Ok, avrà l'aria un po' arrogante e antipatica, un ego grande come una montagna, la sua produzione sarà molto variabile, ogni disco una strada nuova e non sempre asfaltata, e negli ultimi anni sarà anche un po' in defiance, ma ci sono canzoni di Costello che meriterebbero molta più fama di quella che il pubblico, in particolare italiano, gli tributa. Canzoni che potrebbero trovare uno spazio nel cuore vicino a Springsteen, Neil Young e magari persino Lennon.
Di regola le collection non sono un posto buono dove ascoltare un artista: mancano di quell'unitarietà e di quella coerenza che fanno di un disco un disco. Ma le canzoni di Costello fanno eccezione persino in quello: penso ad una raccolta come Takin' Liberties che è sempre stata una dei miei dischi preferiti (nella edizione british: Ten Bloody Marys & Ten How's Your Fathers). In Motion Pictures è una raccolta con un tema particolare, le canzoni di Elvis che sono state utilizzate come colonne sonore al cinema. Apparentemente un campo riservato ai fans only per recuperare qualche oscuro souvenir mancante nella discoteca. Niente di tutto questo: per un gioco del destino, o per un inatteso buon gusto dei produttori cinematografici, o ancora per l'assoluta classe di Elvis, In Motion Pictures è un'emozionante, commovente, toccante raccolta di gioielli che non solo possono entusiasmare il fan, ma che costituiscono un'occasione unica per quegli ascoltatori (troppi) che per un motivo o per l'altro Elvis Costello non lo conoscono o non lo amano (ancora) abbastanza. Quindici pezzi in un assoluto crescendo di climax. Brani per lo più non scritti appositamente ma pescati dai registi fra i suoi dischi, ma talora anche persi nelle pieghe più nascoste della sua imponente discografia. Si parte con le tipiche Accidents Will Happen (da Armed Forces per E.T.) e Lover's Walk (da Trust per il film The Shape Of Things). Miracle Man (dal disco d'esordio My Aim Is True per Il Padrino pt III). Il primo tuffo al cuore arriva con Life Shrinks (da Brutal Youth, scritto per The War Of Buttons), un evocativo lento beatlesiano immerso in quella tensione che Elvis sa creare così bene, anche se termina con un buffo piffero e orchestra che sa vagamente di banda irlandese. Crawling To The USA (Americathon) è un buffo pezzo surf che risale ai tempi in cui lui e Lowe giocavano a fare la Stax e la Motown. Seven Day Weekend è un duetto con Jimmy Cliff inciso in Blood & Chocolate per il film Club Paradise. Days (da Fino alla Fine del Mondo di Win Wenders) è una godibile cover di una delle canzoni più belle dei Kinks. I Want You (dal film omonimo di Michael Winterbottom) è uno dei tesi highlight di Elvis. You Stole My Bell è un lento da The Family Man, quel film dove un Nicolas Cage manager odioso si trasforma in un simpatico gommista, e dove si insegna che non sono i soldi a dare la felicità.
My Mood Swings è un cult, un rock & roll con T-Bone Burnett che suona nel Grande Lebowski. Oh Well è un raga orientaleggiante da When I Was Cruel, usato nel film Prison Song. God Give Me Strength è il bel pezzo orchestrale del disco con Burt Bacharach, usato in Grace Of My Heart (La grazia nel cuore). Con Sparklin' Day (One Day / Un giorno) l'atmosfera si fa romantica, fino a scivolare nella languida She (Notting Hill, con Hugh Grant e Julia Roberts), cover di successo di un Charles Aznavour. Chiude su una nota scherzosa A Town Called Big Nothing, uno strumentale / recitato western della MacManus Gang da Blood & Chocolate, per il film Diritti all'Inferno (Straight to Hell) con Joe Strummer e Jim Jarmusch.
Una compilation che mi sento di consigliare anche a chi deve ancora addentare l'arte di Declan Patrick MacManus aka Elvis Costello.

Blue Bottazzi

Due parole della Costelliana Eleonora Bagarotti: sottoscrivo ogni parola, io, instancabile reduce di battaglie combattute con numerose discussioni attorno al genio di Costello intrattenute con ascoltatori prevenuti e poco avvezzi a quanto di più british gli ultimi trent'anni di musica ha saputo regalare.
La vena costelliana, che ben si esprime anche in una raccolta di Best (seppur prestati alla cinematografia come questi) è quella intrisa di dissonanze romantiche, tonalità discendenti, sperimentazioni sonore e persino contaminazioni scherzose, che sorprendono in un contesto compositivo accademico nella sua meticolosità e attenzione al minimo dettaglio, ma che si esprime con l'anima e non solo col cervello.
Nota personale. La mia frequentazione con l'Elvis sopra citato, a metà degli anni Novanta, rimanda soprattutto a due caratteristiche del suo rapportarsi non solo alle donne ma a chiunque lo avvicini: la generosità - di parole (Costello è un gran chiacchierone), di gesti (è divertente e ama sorprendere, al punto che l'ho visto improvvisare doni poetici su tovagliolini di carta) - e l'entusiasmo nei confronti di qualsiasi conversazione inerente alla musica e all'arte in generale. Tutto questo, però, ha un'eccezione: gli snob, che lui non esita a mandare a quel paese. Per quanto mi riguarda, penso faccia benissimo.