giovedì 29 novembre 2012

il peggiore show sulla terra


Ho assistito al peggiore spettacolo della mia vita, e non sto parlando solo di musica, ma proprio di tutto quello che io abbia mai visto, comprese le recite scolastiche e le sagre del liscio. Nulla nella mia (lunga) esperienza mi aveva preparato a ciò di cui sono stato testimone.

Il (freak) show in questione è il ritorno sulle scene di Greg Lake, un cantante inglese con la voce di Roy Orbison che ha goduto di una forte popolarità, specie nel nostro paese, negli anni 1969-70, per essere stato cantante ne In The Court Of The Crimson King e con il power-trio EL&P. Oddio, EL&P sono passati alla storia del rock per essere una delle band più kitch di sempre ("a tremendous waste of electricity"), ma ritenevo che il responsabile ne fosse Keith Emerson.
Mi sbagliavo.

Con tutto che la giornata non era neppure cominciata male, con l'intervista al cantante nella bella cornice della Sala dei Teatini a Piacenza. L'enorme bassista si era rivelato dotato di una simpatia naturale, un cross-over fra Oliver Hardy e Gian di Ric e Gian. Aveva risposto con garbo, humor ed una certa dose di fantasia alle banali domande di un pubblico fossilizzato al 1970 e tutto era andato per il meglio.

Ma a sera... Il titolo dello spettacolo è più o meno "songs of a lifetime" e lasciava supporre un intimo show acustico di ballate dei vecchi tempi e qualche cover (Greg aveva lasciato intendere che avrebbe cantato anche Elvis e Beatles). Invece fra luci colorate e fumi si doveva scoprire fin da subito che avrebbe incredibilmente cantanto su basi pre-registrate in stile festa di matrimonio. Oltretutto basi terribili, pacchiane, tremende, rumorose, mielose, glamour, insomma: da Gardaland, su cui cantava e fingeva di suonare la chitarra, imitando un assolo elettrico su una chitarra acustica, nello stesso modo con cui noi a casa fingiamo di suonare una racchetta da tennis mentre ascoltiamo un disco degli Who... Sono sopravvissuto alla prima parte cercando di elaborare nella mia mente le critiche feroci che avrei scritto nella recensione su SUONO. In qualche modo erano divertenti i racconti fra una canzone e l'altra ma quando si rimetteva a cantare e sentivi partire la base... perché non farle in acustico? Perché nessuno glielo ha detto? Di cosa sono foderate le sue orecchie? E quelle del suo pubblico? Meglio sarebbe stato allora che avesse messo un disco fra una storiella e l'altra, come un brillante disk jockey...

Nella seconda parte lo spettacolo si è addirittura fatto raccapricciante, e per sovrammercato ad un certo punto è stato interrotto per permettere al sindaco della cittadina di provincia di consegnare qualche tipo di onorificenza al cantante. Essendo un teatro non potevo uscire, una situazione da panico, in cui mi trovavo incerto fra lasciarmi scivolare sotto la sedia o mettermi a urlare il mio raccapriccio, fra l'altro apparentemente poco condiviso dall'ingenuo pubblico di campagna da cui ero circondato.

Sono stato ostaggio di uno spettacolo da Disneyworld che nulla ha a che fare con la musica, con il rock, e che non vale certo lo spreco della carta su cui farne la cronaca. Il motivo per cui ne parlo qui è per mettervi in guardia.